Archivio mensile:gennaio 2015

Poesia di carta

foto tratta dal web
foto tratta dal web

Non so se ho fatto la scoperta dell’acqua calda o di un nuovo o esistente continente. Un giorno di questi, così, all’improvviso una fugace ispirazione ha toccato dolcemente le corde della mia creatività.

Perché “poesie di carta”? Non sarà molto originale, ma ho scelto questa definizione perché queste composizioni nascono tra le pagine di un quotidiano sportivo o di politica o culturale o di stampo religioso, oppure tra le pagine di una qualunque rivista o periodico.

Il meccanismo per comporre queste poesie o brevi racconti è semplice:

– prendiamo un articolo che ci ha colpito maggiormente, ci interessa, ci intriga;

– sottolineiamo i sostantivi che stuzzicano la nostra fantasia;

– “dall’alto verso il basso o viceversa” iniziamo a tessere la nostra trama.

Dobbiamo però cercare di costruire un’opera che sia totalmente trasversale all’articolo da noi scelto. Es: se scelgo un pezzo giornalistico sulla crisi del calcio italiano, compongo una poesia sulla crisi dell’umanità, usando parole di quell’articolo. Altrimenti sarebbe troppo facile. Ma uno di voi potrebbe pensare : “Ma non è quasi come un rubare? La poesia è arte e creatività.” Si è vero, ma è anche veritiero è il fatto che da un’opera già esistente si fa nascere una nuova creatura, totalmente nuova, con delle “cellule” madre. Ispirazione dell’ispirazione al livello infinitesimale. L’ispirazione, d’altronde, nasce da un qualcosa che già esiste in natura, nella società, nella vita in generale. Noi, autori di questa meravigliosa arte che è la scrittura, dobbiamo essere bravi a tessere dolcemente gocce o piccoli frammenti che l’umanità ci offre in dono.

Questa poesia che sto per “presentarvi” si intitola “Proteggo la mia vita” ed è tratta da un articolo di un noto quotidiano sportivo che fa riferimento alle due ragazze Vanessa e Greta rilasciate dopo essere state sequestrate in Siria. Poi mi dite se vi piace.

 

Proteggo la mia vita

 

Proteggo la mia vita

sequestrata da facili ricatti

promesse vane

lo dice la mia Luna calante

rilasciare nel vuoto azioni di pensiero

in cambio di una linea di orizzonte più morbida.

Nessuna ricompensa semmai

più in là volontariato nel percepire

un lieto canto di un usignolo

alle porte di un trambusto

aprire nuove strade sempre tortuose e ripide

ma comunque necessarie.

Alla frontiera dichiarerò

sogni da te rifugiati.

Ho vissuto prigioni

ho vissuto albe

prive di luce

aiutato da angeli senza nome

indispensabile sedersi su pietre

ammorbidite dal mio peso

inerme il riscatto è roseo

nel mio paradossale cuore

illudermi se fuori nevica.

 

Buona serata 😀

Raffaele

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Ferita aperta

foto tratta dal web
foto tratta dal web

Sono passati 70 anni dalla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz. Liberazione del male imprigionato negli occhi dei sopravvissuti alla Shoah, alla immensa tragedia che non ha colpito non solo ebrei, ma anche intellettuali polacchi, prigionieri russi, rom… Liberazione dalle sofferenze ideologiche e sociali, liberazione della libertà di guardare un cielo stellato in aperta campagna. Ferita ancora aperta sull’umanità. “Per non dimenticare” ma anche per riflettere, pensare e meditare sulla pazzia umana, sul disagio morale e etico, fin dove la crudeltà dell’uomo costeggia lidi dell’anima inesplorati. L’umanità intera si stringe intorno a struggenti e incatenati ricordi della storia. Un segno profondo 70 anni.

Ho visto parecchi film e documentari su queste tematiche della persecuzione razziale, il film quello più bello: “The Schindler list”. Due anni fa lo guardai insieme ai miei genitori. Mai più. Personalmente, non ci riesco, non voglio essere un insensibile, altrimenti non avrei scritto questo articolo. Soffro della sofferenza degli altri. La cruda verità mi fa male. Non ci voglio credere, un incubo assurdo. Da allora ogni volta che ricorre questa “evento” non faccio altro che costellare la mia mente di stupide, ingenue, autoreferenziali domande, quesiti senza una apparente risposta: “Perché Dio ha permesso ciò? Quanto hanno patito questi martiri? Perché io vivo qui ora e non tanti anni fa? Quale soluzioni si potevano attuare per fermare questa carneficina? Che fortuna ho io di vivere in questa età? Ecc.

Come ogni anno, rifarò il medesimo post sul blog, e mi rifarò le stesse domande. Non si può far finta di niente. Se penso ai poveri fanciulli… Niente scusatemi, sono un ragazzo troppo emotivo. Non possiamo neppur per un istante “metterci nei loro panni”, la tragedia è soggettiva, come la morte. Ho ancora in pressa nella mente alcune sequenze de “La vita è bella” una delle poche volte che ho pianto per un film.

Il mio cuore piange, ancora, se penso che tutt’ora, in questo inquinato mondo, esistono ancora movimenti antisemiti, xenofobi, disumani. E forse la Shoah non si è conclusa con la cessazione dei campi di sterminio. Sterminio… chi siamo noi, gente fatta solo di carne e ossa, a strappare la vita di un innocente e buttarla nel fuoco del disprezzo e della vergogna? In Africa come nel mondo, guerre tra religioni e popoli; in medio oriente con l’Isis…il male ha ancora i suoi seguaci. Non spegniamo la luce, la piccola fiammella della speranza… seminiamo pace e carità, combattiamo con le parole e non con le armi, fermiamo con la diplomazia queste stragi… “Le parole tranquille sono quelle che generano tempesta.”

 

 

Stasera se vi interessa su Rai5 alle 21.00  “Tutto ciò che resta – Concerto per la memoria”.

Una buona serata amici

Sorriso strano

Vite vissute: Don Pino Puglisi

Seconda parte

Riporto, cari amici, una intervista fatta a Alessandro D’Avenia all’interno di un programma a Tv2000 che racconta la storia di Don Pino oltre che del suo romanzo “Ciò che inferno non è”. Faccio della buona e sana pubblicità ahahahah 🙂

Buona visione 🙂

“Don Pino sorride. Un sorriso strano, quieto, come emerso dal profondo del mare quando la superficie è in tempesta…”

Siamo nella stessa lacrima

Ho qualcosa da dirmi

mi perdo tra i tuoi nei

nascondo dietro l’orizzonte

quello che vuoi

senza rancore

faccio la mia parte da attore

la voce si sente a distanza

lontananza fragile non potrei allontanarmi da te

il tuo tempo mi stringe forte

il cielo legherei al tuo cuore

fa parte di me dormire tremante

dietro un sogno

non farlo per ora io sto bene

racchiuso all’interno di un frammento di immensità

a volte è così assurdo il nostro

modo di operare che copriamo tutta la notte

a morire dentro un ombra

ti regalo un velo blu del mio pensiero

non perderlo mai più…