Ferita aperta

foto tratta dal web
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Sono passati 70 anni dalla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz. Liberazione del male imprigionato negli occhi dei sopravvissuti alla Shoah, alla immensa tragedia che non ha colpito non solo ebrei, ma anche intellettuali polacchi, prigionieri russi, rom… Liberazione dalle sofferenze ideologiche e sociali, liberazione della libertà di guardare un cielo stellato in aperta campagna. Ferita ancora aperta sull’umanità. “Per non dimenticare” ma anche per riflettere, pensare e meditare sulla pazzia umana, sul disagio morale e etico, fin dove la crudeltà dell’uomo costeggia lidi dell’anima inesplorati. L’umanità intera si stringe intorno a struggenti e incatenati ricordi della storia. Un segno profondo 70 anni.

Ho visto parecchi film e documentari su queste tematiche della persecuzione razziale, il film quello più bello: “The Schindler list”. Due anni fa lo guardai insieme ai miei genitori. Mai più. Personalmente, non ci riesco, non voglio essere un insensibile, altrimenti non avrei scritto questo articolo. Soffro della sofferenza degli altri. La cruda verità mi fa male. Non ci voglio credere, un incubo assurdo. Da allora ogni volta che ricorre questa “evento” non faccio altro che costellare la mia mente di stupide, ingenue, autoreferenziali domande, quesiti senza una apparente risposta: “Perché Dio ha permesso ciò? Quanto hanno patito questi martiri? Perché io vivo qui ora e non tanti anni fa? Quale soluzioni si potevano attuare per fermare questa carneficina? Che fortuna ho io di vivere in questa età? Ecc.

Come ogni anno, rifarò il medesimo post sul blog, e mi rifarò le stesse domande. Non si può far finta di niente. Se penso ai poveri fanciulli… Niente scusatemi, sono un ragazzo troppo emotivo. Non possiamo neppur per un istante “metterci nei loro panni”, la tragedia è soggettiva, come la morte. Ho ancora in pressa nella mente alcune sequenze de “La vita è bella” una delle poche volte che ho pianto per un film.

Il mio cuore piange, ancora, se penso che tutt’ora, in questo inquinato mondo, esistono ancora movimenti antisemiti, xenofobi, disumani. E forse la Shoah non si è conclusa con la cessazione dei campi di sterminio. Sterminio… chi siamo noi, gente fatta solo di carne e ossa, a strappare la vita di un innocente e buttarla nel fuoco del disprezzo e della vergogna? In Africa come nel mondo, guerre tra religioni e popoli; in medio oriente con l’Isis…il male ha ancora i suoi seguaci. Non spegniamo la luce, la piccola fiammella della speranza… seminiamo pace e carità, combattiamo con le parole e non con le armi, fermiamo con la diplomazia queste stragi… “Le parole tranquille sono quelle che generano tempesta.”

 

 

Stasera se vi interessa su Rai5 alle 21.00  “Tutto ciò che resta – Concerto per la memoria”.

Una buona serata amici

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