Archivio mensile:luglio 2015

Pallone bucato

foto tratta dal web
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Il pallone che rotola felice tra un immensa distesa di verde all’improvviso, con l’avvento dell’estate, si è bucato. Ed ora cerca un riparo sicuro per vivere le sue ultime ore in pace. Lo sport è in lutto. E francamente non credo, per ora, a una possibile resurrezione terrena adempiuta per volontà divina. In ginocchio, noi adepti di questo sistema dove la ruggine fa da sfondo a questo cielo caduto nell’oblio di parole bruciate nel vento. Il calcio sta perdendo una sua etica vendendo la sua morale a soggetti che sarebbero disposti a donare l’anima al diavolo pur di truccare una partita e intascare cospicue tangenti. “Più si sale in alto, più c’è il rischio di cadere in basso, sprofondare e non risalire più su”. Con che coraggio, io, burattino di questa farsa teatrale, posso insegnare valori e virtù ai miei ragazzi, se loro stessi in primis rimangono spaventati e frastornati dalle continue ferite e ustioni del loro sport preferito? Il “foot-ball” è solo uno dei malanni che sta colpendo la nostra Italia da un bel po’ di anni. Per ora cure significative e efficaci nemmeno l’ombra. Dobbiamo varcare i nostri confini per chiedere aiuto a qualche buona nazione samaritana. Sono personalmente arrabbiato e ormai rassegnato, un corpo senza anima che muore sotto i miei occhi. Il male vince ancora, anche se in fuorigioco. Una volta toccato il fondo, non c’è alcun rischio di cadere più giù. Oddio, ora che ci penso, piccole medicine ci sono per attenuare i dolori del nostro sport e sono le “Riforme” ma al momento sono conservati dentro cassetti di chi gioca a fare dio con noi che nutriamo il “pallone bucato” con sogni e speranze. Il pallone, attenzione, non è sgonfio, ma appunto bucato che è diverso. Bisogna comprare uno nuovo, di buona marca e qualità, ma con quali soldi se questi ultimi servono ai signori per cambiare il flusso di partite e campionati? Ogni maledetta estate, stagione il procuratore federale e i vari magistrati subiscono le luci della ribalta. Lottare contro il tempo, perché la “messa in scena” deve partire il prima possibile contando vittime e superstiti.
“Il calcio è diventando un credo che viene recitato, senza un minimo di fede, nel cuore di noi poveri amanti di questa scaltra illusione…”

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La povertà di ognuno di noi

Questa poesia che vi faccio “conoscere” oggi è un mio componimento, sulla povertà interiore dell’essere umano. Avevo 16 anni quando l’ho scritta, di getto, senza troppi pensieri per la testa, stufo e spaesato, ed è anche una piccola denuncia sull’ipocrisia che regnava e regna tutt’ora nel mondo dei giovani e degli adulti. A distanza di 10 anni mi sento anche io un’ ipocrita, un auto-denuncia! 😀                                                                           Già intravedevo a quell’età la vita che mi aspettava, non tutta rosa e fiori come nelle fiabe… 

Buona giornata!!!! 🙂

foto tratta dal web
foto tratta dal web

 

Non c’è nessun controllo,

istintivamente partiamo…

noi giovani

verso mete sconosciute e indefinite.

E’ la povertà di ognuno di noi.

 

                                               Non c’è nessun controllo

                                               sogniamo ad occhi aperti

                                               per poi chiuderli al primo ostacolo

                                               piangendo e castigandoci.

                                               E’ la povertà di ognuno di noi.

 

Non c’è speranza,

siamo bravi a fare progetti,

siamo bravi a fare gli eroi,

a cercare di essere perfetti

ma purtroppo solo a parole…

poverini!

 

Ci  ricordiamo solo di una persona

solo quando gli accade qualcosa di spiacevole

e poi finito con i falsi sentimenti

di compassione,

di fraternità

di speranza,

la buttiamo nuovamente

nel cesso dell’indifferenza.

E’ la povertà do ognuno di noi.

 

                                                Siamo i soliti saputelli

                                                “Io ho 9 in diritto”

                                                “Io ho 10 in matematica”

                                                “Sono fortissimo in storia!”

                                                “Bene chi ha scoperto l’America ( è facile dai!!) ?”

                                                “Amerigo Vespucci!!!”.

                                                 “Quanto avevi in storia scusami?!”.

 

Forse se ognuno di noi mettesse

su un piccolo vassoio di legno

la propria povertà,

le proprie debolezze,

i propri difetti senza

nasconderli in qualche fossa,

penso che diventeremo

persone più vere e intelligente…

lo spero!

La povertà di ognuno di noi

Girovagando un po’ su internet mi sono soffermato su un sito internet che riportava il messaggio per la Quaresima del nostro Papa Francesco del 2014. Il tema trattato nel messaggio Quaresimale è incentrato sulla miseria. In questi giorni, involontariamente, mentre il mio mondo gira verso orizzonti nuovi e insoliti, mi sta capitando di riflettere sul mio passato e sul mio indecifrabile presente. Cerco di contare le stelle che rianimano il mio cielo, cerco di contare i passi che ho fatto e che farò con l’aiuto Divino.

Riflettere, porsi delle domande, dare ossigeno all’anima. Scovare tracce di un senso, tracce di una vita che a volte mi scivola via dalle mani, come granelli di sabbia.

Il nostro Pontefice suddivide la miseria, la povertà in spirituale, morale, materiale. Definizioni perfette a tutto tondo, semplici ed esaustive. Ad ognuno di esse, cari amici, farò delle mie personali riflessioni  che solleticano il mio corpo che subisce le intemperie di questa estate passata “alla profonda meditazione interiore”.

foto tratta dal web
foto tratta dal web

Per Papa Francesco “La miseria materiale” è quella che comunemente viene chiamata povertà e tocca quanti vivono in una condizione non degna della persona umana: privati dei diritti fondamentali e dei beni di prima necessità quali il cibo, l’acqua, le condizioni igieniche, il lavoro, la possibilità di sviluppo e di crescita culturale. Di fronte a questa miseria la Chiesa offre il suo servizio, la sua diakonia, per andare incontro ai bisogni e guarire queste piaghe che deturpano il volto dell’umanità. Nei poveri e negli ultimi noi vediamo il volto di Cristo; amando e aiutando i poveri amiamo e serviamo Cristo. Il nostro impegno si orienta anche a fare in modo che cessino nel mondo le violazioni della dignità umana, le discriminazioni e i soprusi, che, in tanti casi, sono all’origine della miseria. Quando il potere, il lusso e il denaro diventano idoli, si antepongono questi all’esigenza di una equa distribuzione delle ricchezze. Pertanto, è necessario che le coscienze si convertano alla giustizia, all’uguaglianza, alla sobrietà e alla condivisione…

Fortunatamente ho sempre vissuto in famiglia agiata, mio padre e mia madre non mi hanno fatto mancare mai niente, nonostante i loro notevoli sacrifici. Sono un ragazzo molto sensibile al tema della povertà, non ho mai sperperato i soldi che i miei mi davano, faccio delle rinunce quotidiane e vivo per l’essenziale. Non ho mai avuto contatti in prima persona con i pover. Ho sempre pregato per loro, alle uscite dei centri commerciali o in stazione non manca l’offerta e se vi sono raccolte fondi la mia famiglia partecipa attivamente . Mi chiedo come fanno a non mollare, come fanno ad andare avanti, ad amare la loro vita passata a chiedere l’elemosina, come fanno ad avere speranza e amore, come fanno i loro occhi a vedere un cielo stellato. E la risposta c’è la da Francesco. E’ Cristo che accoglie  tutti loro e li fai veri Testimoni della Fede.

“Beati voi poveri, perché di essi è il Regno dei cieli” Lc 6,20

Se siamo umili come loro se siamo “ricchi” dentro, se la nostra fede, al di là dei beni materiali e ricchezze che possediamo o no, è salda nell’amore di Cristo Risorto allora la nostra vita ha un senso. Patire una morale ingiusta, patire le più atroci discriminazioni, essere denigrati perché non si ama il dio denaro, ma alla fine varcare le porte della vera Vita che ci attende dopo la morte, la Vita Eterna. Da sottolineare che esistono persone, poco “pubblicizzati” che volontariamente, decidono di abbandonare tutto per seguire una esistenza terrena diversa come fatto da Francesco D’Assisi.

 

Un altro tipo di miseria che viene citata nel messaggio Quaresimale è quella morale… “Non meno preoccupante è la miseria morale, che consiste nel diventare schiavi del vizio e del peccato. Quante famiglie sono nell’angoscia perché qualcuno dei membri – spesso giovane – è soggiogato dall’alcol, dalla droga, dal gioco, dalla pornografia! Quante persone hanno smarrito il senso della vita, sono prive di prospettive sul futuro e hanno perso la speranza! E quante persone sono costrette a questa miseria da condizioni sociali ingiuste, dalla mancanza di lavoro che le priva della dignità che dà il portare il pane a casa, per la mancanza di uguaglianza rispetto ai diritti all’educazione e alla salute. In questi casi la miseria morale può ben chiamarsi suicidio incipiente”

A conclusione del discorso sul tema della povertà Bergoglio ci spiega cosa si intende per miseria spirituale. La miseria spirituale, (è quella) che ci colpisce quando ci allontaniamo da Dio e rifiutiamo il suo amore. Se riteniamo di non aver bisogno di Dio, che in Cristo ci tende la mano, perché pensiamo di bastare a noi stessi, ci incamminiamo su una via di fallimento. Dio è l’unico che veramente salva e libera. Il Vangelo è il vero antidoto contro la miseria spirituale: il cristiano è chiamato a portare in ogni ambiente l’annuncio liberante che esiste il perdono del male commesso, che Dio è più grande del nostro peccato e ci ama gratuitamente, sempre, e che siamo fatti per la comunione e per la vita eterna. Il Signore ci invita ad essere annunciatori gioiosi di questo messaggio di misericordia e di speranza! È bello sperimentare la gioia di diffondere questa buona notizia, di condividere il tesoro a noi affidato, per consolare i cuori affranti e dare speranza a tanti fratelli e sorelle avvolti dal buio. Si tratta di seguire e imitare Gesù, che è andato verso i poveri e i peccatori come il pastore verso la pecora perduta, e ci è andato pieno d’amore. Uniti a Lui possiamo aprire con coraggio nuove strade di evangelizzazione e promozione umana…”

foto tratta dal web
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E’ una miseria di cui ne soffro un po’, e non mi vergogno di dirlo, a volte mi sento come una pecorella smarrita, perchè ho preferito seguire strade meno tortuose, fatte di sacrifici e addii e seguire scorciatoie che portavano dritte al peccato. Andare e servire messa, mi fa stare bene. Non è tutto rosa e fiori, ci sono stati momenti della mia vita in cui gli ho voltato le spalle. A volte rifiuto il suo amore, ma poi mi basta la recita di un rosario, o un compiere un gesto d’amore verso il prossimo per rimettermi in cammino con Lui. Lui non mi ha mai condannato e punito, ma anzi ha lavorato di nascosto per ri-purificare il mio cuore. Siamo liberi di scegliere, Gesù non ci obbliga a seguirlo, non ci impone una scelta radicale. O ci facciamo travolgere dal male o seguiamo la strada che un giorno ci condurrà alla Vita Eterna. Non è facile avere lo stesso ritmo giorno dopo giorno, siamo umani e l’errore e una debolezza sta dietro l’angolo, ma grazie all’aiuto di una preghiera o anche semplicemente mettendo in pratica i Suoi insegnamenti ritorneremo ad ammirare la Sua Luce.

foto tratta dal web
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“Dobbiamo nutrire una compassione profonda per gli altri. Per potere avere il cuore colmo di compassione dobbiamo pregare, e soprattutto essere gentili verso i poveri. Noi pensiamo di fare tanto per i poveri, ma sono loro che ci rendono ricchi. Siamo in debito con loro. Volete fare qualcosa di bello per Dio? C’è qualcuno che ha bisogno di voi. È la vostra occasione.”    Madre Teresa di Calcutta

 

Buona Serata!!!!

Ah nostalgia canaglia! :D

In questa fase della mia vita sto pensando molto alla mia infanzia, al mio tenero passato (argomento che approfondirò nei prossimo post). Nella mia mente si è attivato, senza la mia ferrea volontà, un meccanismo a volte ed estremamente rapido, di frammenti, ricordi attivi, vissuti più di 15 anni fa. Vorrei si e no, sono indeciso se ricalcare i miei vecchi passi per vedere l’effetto che fa. Ah, ma perchè nel 2015 non hanno ancora inventato la macchina del tempo???? 😀

Questa canzone che vi propongo, in questa afosa domenica di Luglio, è  forse la più famose del gruppo rock svedese dei “The Ark”, scioltosi pochi anni fa. Questo pezzo musicale, mi rimanda nel periodo quando frequentavo le scuole medie, agli inizi degli anni 2000 e  spopolava nella Hit Parade italiana. E’ stata uno dei “tormentoni” musicale di quelle estati… Anche se a quel tempo, ma anche ora, non capisco una beata mazza di inglese, la melodia, il ritmo di questa canzone mi dava una carica eccelsa e la usavo prima di ogni partita di calcio con gli amici. “L’umore saliva a palla”. Ed ero felice.

“Ci vuole un pazzo per rimanere sano di mente…” è il titolo tradotto in italiano dal traduttore. Una frase su cui riflettere…. magari ci ritornerò scrivendo sul blog su questa espressione riflessiva.

E voi, ve li ricordate? 🙂

foto tratta dal web
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Ogni domenica (internet permettendo :P), farò questo breve viaggio musicale, un piccolo salto all’indietro, nei miei dorati anni di quando ero Raffaele bambino, o “mezzo uomo” come mi definiva il mio babbo…

 

“Con tutti i sentimenti… buon proseguimento!!! Buona domenica!

“Dottore che sintomi ha la felicità?”

Cancello velocemente un vecchio brano su un file word dedicato a una ragazza che tanto non mi potrà mai amare. L’i-pod mi fa viaggiare dolcemente tra le note di un pezzo di Jovanotti che io adoro… “Mi fido di te”.
“Dottore che sintomi ha la felicità?” se lo sapessi, ora caro Lorenzo, sarei un ragazzo speciale. Non lo so e non lo saprò mai. Perché i tentativi di ridare forma e colore alla mia anima sono risultati vani. Il buio mi ha sorpreso abbracciato a una casta illusione e francamente non ho il passo giusto per muovermi con quella piccolo frammento di speranza racchiuso in una goccia di vita, innocente. Cadere la notte dal letto e aspettare una chiamata dal passato che mi assolve dei miei peccati. Bocca chiusa. Urlerò un altro giorno vestito di bianco seta. E’ il primo di luglio, e l’estate è ancora vergine. Sono di ritorno, in treno, direzione casa. La voglia di riabbracciare il mio cane è tanta, la voglia di farmi una sigaretta e inquinare il mio corpo pure. Respirare aria nuova, colma di fede e razionalità. Non so se mi farà bene per i miei polmoni. I miei occhi hanno bisogno di una visita specialistica ben accurata. Occhiali da sole per nascondere e reprimere sprazzi di luce ancora vivi. Mente e cuore per ora non sono connessi tra loro. Non sono ancora stanco, forse, ecco, la stanchezza potrebbe essere un sintomo della felicità, da capire solo l’entità del danno.