Archivio mensile:settembre 2015

Non costa nulla

 

foto tratta dal web
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Che il calcio italiano è “malaticcio” si sapeva già da un po’ ma che nonostante le sue precarie condizioni di salute riesca ancora a riservarci qualche lieta sorpresa questo non se lo aspettava nemmeno il più florido ottimista. La Fiorentina dei giovani di Paulo Sousa, i ragazzi terribili del Torino e la banda (quasi) “Made in Italy” del Sassuolo del Presidente Squinzi” nelle posizioni nobili della classifica di serie A. La viola in testa, secondo il Torino a 2 punti, terzo gli emiliani a 12 punti. Da non dimenticare il Chievo dei miracoli in settima posizione. Miracolo, appunto, no non direi, in ambito calcistico non ci credo a queste manifestazione del dio Calcio. Squadre con una programmazione mirata e oculata, squadre che investono sul loro futuro partendo dai giovani, squadre che nonostante il loro bugdet societario molto inferiore rispetto alle big che competono tranquillamente nelle prime posizioni del campionato. Non è neanche la fortuna, certo può essere tua alleata in qualche partita ma non sempre. Sarebbe bello, se fino all’ultimo i piccoli “Davide” riuscissero a fare qualche sgambetto ai più potenti “Golia”. Abbiamo bisogno di aria primaverile nel nostro calcio, dove ancora disuguaglianze specie nel settore dei diritti televisivi regnano sovrano. Sognare non costa nulla e perché allora non simpatizzare per loro che dopo anni di sacrifici, delusioni e sconfitte si ritrovano invitati ad una pranzo regale con Juve, Milan, Inter, Roma… a fare da servi? Ho professato una bestemmia? Non saprei, so solo che molti sportivi italiani, anche se per poche altre giornate (?) saranno felici di osservare una classifica alla rovescia. Certo purtroppo non è tutto “rosa e fiori”, vedi le cenerentole Carpi e Frosinone in fondo al tunnel ma siamo ancora in fase di “rodaggio”… ecco diciamo. Che il tempo sia padrone del loro destino, questo è certo, ma sognare i granata (per esempio) in Champions sarebbe una piccola giustizia divina che si compie. Con la speranza che le grandi del nostro calcio ritornano ai loro antichi fasti, per ora mi godo e ci godiamo questa classifica.

Me…

E poi mi ritrovo a pensare a silenzi incustoditi in balia di chissà quale naufragio interiore. Stupito del mio carattere ma… basta cambiare una lettera all’aggettivo per sentirsi… stupido dentro. Non parto, non ora almeno. Preferisco restare muto e fermo nella mia loquace e retta solitudine. Ed è proprio quando si è in compagnia che ci si sente soli. Soli con le spalle al muro e a volte non capisci il perché, il perché di tutto, il perché del niente, dell’irrimediabile, un perché inconscio e idiota senza un valido scopo. Il vento latita e non prova a smussarmi angoli della mia mente in cerca di risposte a volte mai cercate per il semplice fatto che sono nato pigro. Il mio posto nel mondo c’è ma resta immobile, granitico sul suo posto, come se provare a cambiare posizione fosse un ingiuria al tempo che di certo non può più aspettarmi.

Mi avvicino ai trent’anni, un buon traguardo. Un terzo di vita, se tutto andrà bene e se Qualcuno lassù non mi rivoglia indietro, l’ho conseguito. L’anno prossimo spegnerò 28 candeline e ogni candelina racconterà una storia a sé. Sento ancora l’eco dell’infanzia dentro me. Uno schiaffo forte sulla guancia destra, giusto il tempo per stordirmi un po’ e ad ammorbidire la pelle di un viso che ne ha passati di tutti i colori. Predominato dai instancabili brufoli, ai baci dei nonni e di mia madre, e a quello di qualche occasionaria ragazza. I miei occhi spenti e vagamente gioiosi hanno filmato una vita sulle note di un classico di avventura. Non ai livelli di Indiana Jones, certo, ma movimentata senz’altro. A volte, i miei occhi ho dovuti chiuderli per non far vedere al mondo ciò che non sarei mai diventato. Produttrici efferate di lacrime perenni, lacrime tossiche che puntualmente ho provato a berle. Mi fanno schifo il loro sapore, non sanno di niente. Ho lacrimato assiduamente solo quando il mio mondo non girava nel mio verso preferito, quando non riuscivo a cogliere la palla al balzo per momenti particolari… ma quando intorno a me la sofferenza nidificava ho chiuso i rubinetti e o fatto finta di nulla, le ho preservate a destinazioni future con maggiore incidenza di prosperità.

Un opportunista, un manipolatore di pensieri, un falsario di sentimenti, un illusionista di buone occasioni, un mendicante di poesie senza un lieto fine, un buon a nulla… ecco cosa sono, ecco cosa dovrebbero scrivere sulla mia carta di identità alla voce “mestiere”.

Senti Pennac….

foto tratta dal web
foto tratta dal web

Allora, premesso, già sto morendo di caldo per conto mio, mi sto sciogliendo lentamente senza disturbare nessuno. E’ da questo pomeriggio che nella mia zona del mio piccolo paese c’è un problema con la linea elettrica. Da due ore la corrente va e viene, va e viene, il mio umore… va e viene, va e viene. Blackout di benessere in corso. Ma non proprio ora!!! Devo pubblicare un post, qui sul mio blog. Dopo non posso… devo andare a giocare a calcetto con la mia squadra dei “Maturi”. Solo di nome però. Non è che mi va, però… tanto come al solito in tv di sera non c’è un tubo! E poi non mi va di parare, non gioco in porta da 4 mesi, i miei riflessi sono quelli che sono, stile bradipo e i guanti, vecchi di due anni, letteralmente rovinati e distrutti da tante guerre… perse a suon di papere. Leggere per ora no. Non so perché ma ogni volta che finisco di leggere un romanzo, devo staccare, devo fermarmi. E’ come se la mia mente mi dice “Stop! Riprendi fiato! A volte mi capita di leggere libri genere thriller (il mio genere preferito) che mi appassionano mi intrigano talmente tanto che mi lascio trasportare, mi lascio coinvolgere, entro dentro la storia e mi immedesimo nei vari personaggi e protagonisti. Ne vengo catturato, ammaliato. E quando la mia avventura letteraria finisce, devo sedermi e riposarmi un po’ come dopo aver compiuto un lungo viaggio. Adesso vorrei leggere “Storia di un corpo” di Daniel Pennac, dicono che sia favoloso, ma è da tre giorni che mi fissa incuriosito lasciato ai margini dei miei interessi odierni. Fa caldo, non mi sopporto più! Mi sento tutto appiccicoso (se vi interessa questa mia news personale)… non è che posso farmi la doccia e cambiare indumenti ogni mezz’ora e ora che dovrò giocare ai campetti a 35 gradi…. Ohhhhhhhhhh  come vorrei avere un congelatore grande, maestoso, in questi momenti di crisi, mi ci chiuderei dentro!!!! Il ventilatore mi guarda e gode della mia situazione da peccatore stile inferno Dantesco. Forse fa più caldo qui che nel girone infuocato. Dai devo finire di scrivere, purtroppo, la batteria del mio notebook sta per dirmi arrivederci e alla prossima ricarica. Sono le 18.20… altri 40 minuti e non so come passarli… mmm stupida corrente elettrica! E’ passata un ora ma la corrente ancora non c’è. Cucù c’è qualcuno che può ristabilire la normalità in questo paese!?!? Macchè, ora vado e mi chiudo in cantina. Dai non è possibile… devo venire io ad aggiustare il guasto, io che in elettronica alle superiori avevo un 6 striminzito?!?! NAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA miracolo… è tornata la luce… per ora! E’ proprio vero che le piccole gioie sono racchiuse nei piccoli momenti! Ok, ora vado… senti Pennac ma il tuo libro….

Raffaele

ps: brano scritto a fine luglio, scusate il ritardo! ahahah 🙂

Made in Italy

“I campioni siamo noi”. Così nella giornata di ieri il titolone della Gazzetta dello Sport puntualmente comprata appena svegliato. Il tennis e il ciclismo al centro di un bellissimo decoro stile natalizio della giornata di sabato. Il “Made in Italy” non passa mai di moda, anche in tempi di crisi. La sagacia, l’umiltà di questi atleti che hanno rispolverato l’orgoglio della nostra nazione. Certo questi trionfi sportivi non cancelleranno problemi sociali ed economici della nostra Italia però è bello ogni tanto sorridere e lasciare dietro l’angolo dubbi e perplessità che ristagnano ogni giorno sul nostro paese. La voglia di rinascere, di non darsi mai per vinti. Vincere per non passare mai di moda. Vincere per continuare a respirare il sacro profumo della libertà.

foto tratta dal web
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La Vinci e la Pennetta hanno rispolverato il cielo azzurro d’America. Battere rispettivamente la numero 1 del mondo Serena Williams e la numero 2 Simona Halep. “Nulla è impossibile”. Si sogna ad occhi aperti. Entrare nell’ Arthur Ashestadium e scrivere la storia del tennis mondiale. Quel mondo ora che ci guarda con simpatia e ammirazione. A quel nuovo mondo noi diciamo semplicemente “Thankyou”. Bellissima finale, due amiche che si conoscono dalla tenera età di 8 anni che hanno dato spettacolo e incantato un pubblico molto esigente come quello americano. Per un po’ ci ricorderemo di FlushingMeadows, New York, la grande Mela, la Little Italy in festa…piccoli e grandi, esperti di tennis o solo simpatizzanti tutto colpiti al cuore da grandi scosse di emozioni e sentimenti meravigliosi. Vinci e Pennetta, ci hanno regalato un piccolo scherzetto nel tramonto di un estate che non poteva finire meglio di così… orgoglio Pugliese!!!

foto tratta dal web
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E poi non ci dimentichiamo di Fabio Aru, il nostro scalatore sardo che conquista la Vuelta di Spagna di ciclismo ed entra nell’olimpo dei grandi campioni. Ancora una bandiera italiana che sventola trionfante sopra tutti quasi a sfiorare il paradiso. Il 12 Settembre festa nazionale dello sport? Non ci dimentichiamo anche dei nostri azzurri di basket,che battendo Israele, hanno raggiunto i quarti ai campionati Europei. Ma adesso non caliamo il sipario su questi trionfi, continuiamo ancora recitare un ruolo da protagonisti nella scena mondiale dello sport. A volte, per noi italiani, la coperta o per meglio dire la memoria è sempre corta. Non caliamo il sipario, noi calciofili per tradizione, su queste discipline, è una ricchezza da non vanificare assolutamente. Non vestiamoci a festa solo in questi momenti, anche se magici. Facciamo si che cercare di primeggiare o provarci almeno non sia un episodio o un eccezione, ma una pura realtà. Investiamo su di noi. Abbiamo troppa paura di darci fiducia. Non spegniamo le luci sul tennis, ciclismo e altri sport che noi brutalmente definiamo minori. E come soffocare e uccidere queste indimenticabili giornate.