Archivi giornalieri: 15 giugno 2016

“Considero la vita una locanda, dove devo fermarmi fino all’arrivo della diligenza dell’abisso. Non so dove mi condurrà, perché non so niente. Potrei considerare questa locanda una prigione, perchè in essa sono costretto all’attesa; potrei considerarla un luogo in cui socializzare, perchè qui mi ritrovo insieme ad altri. Non sono, però, né impaziente né spontaneamente naturale. Lascio a quello che sono, coloro che si chiudono nella stanza mollemente sdraiati sul letto dove aspettano insonni; lascio a quello che fanno, coloro che conversano nelle sale, da dove musiche e voci giungono facilmente fino a me. Mi siedo alla porta e imbevo i miei occhi e orecchi dei colori e dei suoni del paesaggio, e canto sommessamente, solo per me, vaghe canzoni che compongo nell’attesa. Per tutti noi scenderà la notte e arriverà la diligenza. Godo della brezza che mi è data e dell’anima che mi è stata data per goderla, e non mi pongo altre domande né cerco altro. Se ciò che lascerò scritto nel libro dei clienti, riletto un giorno da qualcuno, potrà intrattenerlo nel transito, andrà bene. Se nessuno lo leggerà, né si intratterrà, andrà ugualmente bene…”

Fernando Pessoa, Il libro dell’Inquietudine

Made in Italy

 

foto tratta dal web
foto tratta dal web

 

“Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono”… ma per fortuna Signor Gaber che siamo Italiani. Abbiamo mille difetti, ma quando in qualsiasi circostanza sentiamo suonare l’Inno di Mameli, tutti ci stringiamo intorno ad un unica bandiera, ad un unico tricolore, ad un unico sentimento. Sincronizziamo i nostri battiti con il cuore che batte all’impazzata per le note dell’Inno che è di una bellezza sublime.

Ho visto la partita dell’Italia all’interno di un locale del mio piccolo paese. Ad assistere alla partita 30 ragazzi e una sola ragazza che consolava malinconica il suo uomo quando le cose non andavano per il verso giusto. 15 milioni di “commissari tecnici” davanti alla tv, compreso io e i miei amici con una bella birra ghiacciata come contorno ad un trionfo.

“Passala! 

Ma dai arbitro non vedi che era fallo!

Ma perchè non l’ha messa prima in mezzo?

Portiere esci!

Ma che parata che ha fatto!

Mister cambialo, non vedi che non c’è la fa più?

Arbitro, ma quello era da ammonizione!

Non si può soffrire sempre cosi! Ci stanno schiacciando!!!”

Io che mi vesto per un attimo da c.t e non riesco a contenermi un attimo, pervaso da una scarica di adrenalina. Non riesco a stare zitto, mi contengo, esprimo le mie opinioni a bassa voce. Il mio amico accanto mi dice serenamente “Tanto dalla tv non ti sentono!” ahahah hai ragione caro amico! Ma quando gioca l’italia il mio sentimento patriotico viene fuori e si sfoga davanti al tubo catodico… si suda per la tensione quasi fossimo noi a giocare quella partita dell’Europeo.

Il fischio finale una liberazione! Abbraccio per la gioia gente del pub che neanche conosco, ma chi se ne frega, l’Italia unisce!

W l’Italia!

Alla prossima! 😉