Archivi giornalieri: 30 ottobre 2017

Non ho voglia

Non ho voglia di iniziare a leggere un libro, non ho voglia di vedermi l’Inter, non ho voglia di scrivere e di comporre qualche saggio… la fantasia è volata via questa sera.

Non ho voglia di leggere quel quotidiano comprato ieri e di informarmi sulla realtà di questo mondo a cui, questa sera, non voglio aprire le porte del mio pensiero.

Non ho voglia di giocare ai video giochi e ne di stare incollato al cellulare aspettando una risposta di un messaggio che credo, a quest’ora non arriverà mai…

Ho solo voglia di ascoltarmi un pò di musica e lasciarmi andare sulle rive di qualunque mare, in qualunque posto esso mi porterà… riposo i miei sensi e forse sarà inutile dormire dopo perchè la musica mi farà fare un viaggio in un sogno di note e stelle cadenti…

Non pensare al nulla, come se il vuoto per un pò lo tengo stretto tra le mie mani, almeno per un pò…

 

Raffaele

Timido e riservato

L’autunno, timido e riservato, è entrato far visita al mio cuore. Un mare profondo lo ha accolto, labbra nude per dire: “Ciao, benvenuto”. Stagione che porta con se, granelli di sabbia appesi ad un invisibile filo di scaltra innocenza, un pizzico di amaro ai piedi di una assolata libertà. Questa dea che inizia a scorrere nelle vene agli inizi di Novembre, mese in cui gli individui fragili come me si staccano dal loro albero nativo, mutano il loro colore e la loro identità e sperano che il volo sia il più dolce possibile prima che il frastuono dovuta all’improvvisa caduta risulti sagace sull’asfalto violento e ribelle. Questa tristezza che si stacca all’apice di una felicità risulta assai sazia e indomita verso l’ombra irrequieta del mio lacrimoso passato. Sorella povertà che induce il tutto o niente che valica i più intimi confini del mio essere. E’ tutto così irreale e stupido, infreddolito dai miei pensieri fuori stagione, cerco opinioni che diano aria nuova ai miei polmoni. E’ tutto così magico e introspettivo che a volte mi illudo se fuori dalla finestra del mio acerbo mondo piovono gocce di essenza e il sole fatica a far capolino nel mio divenire…

“Ora ci sei tu,

dolce tristezza,

che dal grembo materno mi nutri

e mi strappi con cura alla variopinta gioventù

che nulla nuoce alla altrui mia salute

se non edificarti al centro del mio pensiero…”

Essere tristi induce a un riconoscimento intimo e ingenuo con la propria personalità, avvolta nel gelo di queste miti temperature. Induce a far morire la luce che i miei occhi contemplano nel più rigoroso silenzio della mezzanotte. Induce a contare frettolosamente i propri passi a ridosso di una siepe e successivamente camuffare le stesse impronte con un sorriso mutevole e acrilico. Momento catartico… le parole cantano melodie e rivolgono il loro sguardo verso prospettive libere e psichedeliche. Essere tristi, essere folli, portare la mente chissà dove. La precarietà delle cose che ci ruotano intorno e non riconoscerne la forma, non piangere se un fiore soffre tra i sassi…

Raffaele