Archivio mensile:Maggio 2018

Capire dove va il bene…

Capire dove va il bene, il nostro bene. E quali destinazioni può prendere, quali vie e percorsi si addentrerà e quanta dose di coraggio, il nostro, servirà per non lasciarlo camminare solo.

Non so se state seguendo la serie tv in onda su Rai Uno “La mafia uccide solo d’estate”. Nella puntata di ieri, la penultima della fiction da me molto amata, è successo che Lorenzo Giammaresi ha dovuto piegarsi e soccombere al proprio orgoglio e alla dinamiche reali del presente per cercare vendetta. Vendetta al suo ex capo nei palazzi della Regione Sicilia. Infatti Lorenzo insieme alla sua collega Marina avevo avviato un’inchiesta sugli appalti e sul malaffare della proprio terra e il suo capo è stato detronizzato dal suo trono coinvolto anche con la mafia. Lorenzo riceve una “sgradita promozione” in quanto al posto di migliorare la sua attuale situazione di burocrate viene spedito all’ufficio del cerimoniale e scopre tramite una cartolina recapitata proprio a lui scopre che il suo ex capo è stato l’autore del suo nuovo lavoro. Lorenzo non gli va giù, ritiene di aver ricevuto un ingiustizia e chiede aiuto a Massimo, il fratello di sua moglie, che vive in ambienti poco graditi allo stesso Lorenzo pur di farla pagare al suo datore di lavoro.

Lorenzo il paladino della Giustizia e la moralità si piega alle leggi di sopravvivenza del suo tempo. Dopo aver criticato ferocemente sua moglie Pia che si è fatta raccomandare per aver avuto una cattedra alle scuole elementari dopo aver vissuto nel limbo dell precariato, dopo aver sempre nella sua famiglia e ai suoi figli fatto prediche sulla santità del bene, pure lui forse si trova e si troverà a fronteggiare con una nuova situazione, insolita per lui…

Ecco a volte mi domando, trovando spunto da questo episodio di questa serie tv, “Quanto costa fronteggiare sempre e comunque il bene? Quanto siamo disposti a non cedere e cadere in tentazione del male, di intraprendere vendendoci l’anima per avere il nostro guadagno in questa vita? Quale prezzo siamo disposti a pagare pur di preservare la nostra dignità predicando sempre il vangelo della legalità?”

Sono un cattolico, prego, vado in chiesa, nutro amore profondo verso Dio senza fare troppa pubblicità ma poi cado nella fossa del male comportandomi non adeguatamente con i miei ragazzi dell’oratorio come scritto nell’ultimo post. Cerco il nutrimento del bene ad ogni preghiera ma mi accorgo quanto sia troppo difficile essere lineari e coerenti, in ogni istante della mia esistenza, con il proprio credo…

Raffaele

A tratti mi vergogno

Il brutto tempo che sembrava non dover farci giocare la semifinale del nostro campionato. Il pulmino che ci da buca trenta minuti dalla partenza fissata per le 17, ed io che pur di non lasciare un mio ragazzo a casa metto a disposizione la mia scassata macchinina e farci 30 chilometri per arrivare nel luogo della partita. Io che per la fretta mi dimentico il mio cronometro e la borsa medica. La partita che si svolge subito dopo appena 10 minuti di riscaldamento della mia squadra. Noi che sbagliamo 3 gol a porta vuota, loro che ci fanno 3 gol sui nostri soliti svarioni difensivi. Noi che giochiamo e che dominiamo l’incontro con possesso e due tocchi e giochi sulle fasce e loro che approfittano, rapaci, della nostra debolezza difensiva, specie per l’infortunio del mio difensore titolare al termine del primo tempo dopo un rude contrasto di gioco. Noi che segniamo all’ultimo minuto ma che ci svegliamo troppo tardi… la finale è svanita… adesso la finalina, che conta poco se non nulla e a cui darò spazio a chi ha giocato meno. Ed io che non la prendo bene… mi brucia e mi rosica questa sconfitta. La sconfitta più amara da digerire. Avevo una squadrone e per svariati motivi è tutto ora relativo. La vittoria è l’aver creato un gruppo e una piccola famiglia, quello si… a volte, ahimè mi dimentico che siamo solo in un contesto di oratorio e come ieri il mio assistente mi ha ammonito… “ti puoi arrabbiare quanto vuoi ma alla fine ricordati sempre che sono solo ragazzi…” e li che come allenatore ho fallito. Ho anteposto il mio interesse esclusivo al risultato che alla felicità dei miei ragazzi. Li ho gridati e forse li ho offesi, li dovevo incoraggiare ma non l’ho fatto anteponendo i miei sacrifici ai loro che comunque hanno una vita più impegnata della mia. Essere consapevole del mio limite raggiunto, che forse non sono più tagliato per fare l’educatore… forse potrebbe non essere un ulteriore mia sconfitta…

Black-out

La Santità è un dono

La Santità è un dono, richiede un impegno continuo e costante del proprio animo, non ci si ciba di rancore o invidia.

La Santità è il sale della nostra Vita, una preghiera, un gesto di conforto, una carezza alla sofferenza di questo mondo, nulla più.

La Santità non richiede nessun tipo di eroicità ma soltanto la semplicità del proprio cuore.

La Santità presuppone il sacrificio del proprio ego, la Vita, la nostra è un dono offerto da Dio, non è di nostra proprietà ma va condivisa seconda la nostra più autentica spiritualità.

La Santità non richiede nessuna tipologia di pubblicità, le opere buone vengono fatte nel buio… ci penserà il Signore ad illuminarle secondo la loro unicità.

Non dobbiamo fare nessun tipo di corso, nessuna scuola. Porre il bene al centro delle nostre quotidiane azioni. E ne tanto meno dobbiamo ricorrere a gesti estremi… nella nostra mitezza e umiltà siamo già gente speciale. E dobbiamo avere a cuore la salute della nostra umanità, non essendo omertosi del male pronto ad entrare in scena… farsi un esame di coscienza prima di andare a letto ed affrontare con il sorriso la Vita a noi donata, nonostante le mille domande, domande e perplessità che abbiamo su di essa e anche se il cielo non vuole proprio schiarire… Ci vuole coraggio ad educare al bene noi stessi e le persone che ci sono vicine, non avere una maschera da esibire in determinate occasioni. Accettare le nostre fragilità. I Santi erano persone comuni che hanno dato un senso profondo alla loro esistenza….

Piccolo pensiero 🙂

Raffaele

Semifinale

Mercoledì dovremmo giocare in trasferta la partita della semifinale del nostro campionato “Adolescenti”… dovremmo… mi hanno avvisato, ahimè all’ultimo che dovremmo giocare la partita dopo domani. Due ore incollato davanti al cellulare per avvisare tutti i miei ragazzi, cercare di trovarne almeno sei con il rischio di far giocare uno dei miei due portieri in mezzo e trovare le macchine per recarci un bel pò lontanino per disputare in trasferta la partita che vale una stagione. Anche se sono un pò nervoso, perchè tendo sempre a programmare prima le cose e vado subito in “tilt” se un evento mi si presenta irrequieto all’ultimo istante. Purtroppo è bel problema disputare le fasi finali di un campionato sul finire di questo mese per gli enormi impegni scolastici dei nostri ragazzi e dover nel caso non giocarmi questa partita mi rode un pò… Mai come quest’anno mi sono divertito poco  sia come educatore che come allenatore, infatti saranno le mie ultime partite e poi saluto la compagnia, avendo la coscienza apposto che più di così non posso e non potrò più dare… Faremo di tutto per giocare anche per non buttare all’aria 5 mesi pieni e intensi di emozioni… quasi la vita mi volesse preparare al mondo dei grandi con la sua volubile complessità… Mio padre mi ripete che devo imparare a fregarmene, che non sarà la fine del mondo se non si giocherà e che le cose importanti sono altre… si è vero… ma vorrei tentare di finire bene il campionato e non perdere a tavolino perchè non sono riuscito ad adempiere al compito di allenatore… ma non è facile… specie per i miei pensieri che creano preoccupazioni su preoccupazioni e a volte il fatto che mi manca quell’entusiasmo degli anni passati mi fa profondamente riflettere… forse dovrei cambiare strada…

Raffaele

Nuovo nickname :P

 

foto tratta dal web

Innanzitutto grazie! Ci tenevo a dirvelo! 😀 Dopo tre settimane di stop sul mio blog non era facile riprendere e ri-essere eseguito da voi… cari amici 😛

“Black-out” l’ho scelto proprio adesso come nuovo nickname, dopo Amaro… Mi piace cambiare, non essere mai monotono anche in queste circostanze. Un Black-out che può avere sapere di Autunno ma anche di primavera. Fermarsi, contemplare l’oscurità e riemergere per una nuova luce….

Black-out… si mi piace… il nero, un colore cosi denso di significato, tetro ma anche sorprendente se associato ad un altra forma di colore, ad un’altra sfumatura della Vita! E poi Out… uscire fuori, avere il coraggio di uscire allo scoperto, nudo della mia miseria e della mia fragilità… riscoprendo me stesso attraverso i miei passi, incerti e farraginosi…

E voi quale “nick-name”, avete e vi piace e vi caratterizza la vostra personalità?

Oh, non me lo rubate… mi raccomando! ahahahah 😀

Buona Vita!!!! 😀