Archivio mensile:settembre 2018

Questionario musicale

La prima canzone che ascolto al mattino:

Wake Up, Hillary Duff

La prima canzone che ascolto sul mio i-pod:

Find me, King of Leon

La canzone che ascolti quando sono molto emozionato:

La colonna sonora di “C’era una volta in America” di Ennio Morricone

La canzone che ascolto quando sono felice:

Ain’T Fun, Paramore

La canzone che ascolto per avere l’ispirazione poetica:

Confusa e Felice, Carmen Consoli o comunque i suoi brani

La canzone che ascolto quando sono innamorato… ovvero mai 😛

Un colpo all’anima di Ligabue oppure Ti sento Vivere di Max Pezzali

La canzone che ascolto quando sono giù di morale:

La voglia che non vorrei di Nek oppure M’abituerò di Ligabue

La canzone italiana della mia infanzia:

Ho perso le parole, Ligabue oppure Tre Parole, Valeria Rossi

La canzone “straniera” della mia infanzia:

It take a fool to remain sane, The Ark

La canzone colonna sonora della mia Vita:

Emozioni di Lucio Battisti

L’artista italiano che ho apprezzato e ascoltato ultimamente:

Brunori Sas

L’artista o il gruppo musicale internazionale che ho ascoltato ultimamente:

Florence + The Machine

Le canzoni che ascolto quando viaggio o sto in macchina:

Qualunque musica Rock

Il genere di musica che vorrei riscoprire in seguito:

La musica classica

 

Raffaele

La bellezza dello Sport… forza River! :D

Ieri notte ho visto in tv il derby del Campionato Argentino di Buenos Aires tra il Boca Juniors e il River Plate con il River che si è imposto per 2-0. In uno stadio del Boca, la “Bombonera” esaurito in ogni ordine di posto, 50.000 tifosi hanno cantato e tifato per la loro squadra del cuore dal primo fino all’ultimo minuto di gioco, nonostante la sconfitta contro i tanto temuti rivali. Una gioia di spettacolo, tra coreografie e ogni tipo di esultanza, un popolo giallo blu unito per amore…perchè al di la del risultato e della prestazione sportiva l’amore per i colori della propria squadra va oltre ogni confine… Una partita piena di passione e di tanta “Garra” ovvero la grinta dei giocatori in campo e ricca di emozioni e di tanta classe dei giocatori. Una cornice di pubblico che mi ha molto appassionato e colpito come la passione sportiva tipica dei sudamericani… in Italia raramente succede questo. Abbiamo una cultura in cui la Vittoria e il risultato è qualcosa di vitale importanza, la vita che dipende da un gol… abbiamo tanto da cui imparare…

Ps: ho tifato per il River Plate! 😛 penso che seguirò qualche loro partita… notte permettendo 🙂

Raffaele

Giocare in attacco :P

Ricordo che quando iniziai a giocare a calcio, a 6 anni, nei pulcini della squadra del mio paese iniziai come attaccante con la maglia numero 10. Poi il Mister si è accorto che mancava il portiere e allora scelse me… ero il più alto… Accettai… ma fu un errore che rimpiango ancora… avrei voluto giocare come mediano o comunque a centrocampo o al massimo in difesa come difensore centrale…

Ricordo che quando giocavamo ai campetti alle medie e poi alle superiori venivano a guardarci le nostre amiche specie nei tornei estivi… e diciamo che si otteneva più successo in amore chi giocava in mezzo. Un gol, un bellissimo gesto atletico, una bella azione difensiva e poi c’ero io… che nessuna ragazza mi filava. Ogni tanto avanzavo di metri per farmi vedere di più… ma niente! 😛

Io mi divertivo si, e con il tempo mi pure piaciuto parare ma purtroppo ho smesso per il mio fragile carattere… non ero più allegro e felice giocando in porta e i miei amici ancora non capiscono la mia scelta…

L’unico momento in cui potevo mettermi in mostra era quando c’era un calcio di rigore… tutti guardavo me… ma ahimè sono stati di più i gol che le parate… e se poi c’erano partite in cui non ero in giornata e subivo 10 reti allora le speranze di fare colpo su una ragazza erano nulle!

Ahahahah ovviamente scherzo, ma più o meno succedeva così alle scuole medie e ai primi anni delle superiori dove purtroppo la poesia e il romanticismo funzionava poco come anche oggi!

Voglio giocare in attacco, uffa! 😀

Raffaele

Di chi è la colpa?

Se la ostentazione della ricchezza è diventata una viscerale esigenza che prolifera solo figli ciechi, se la pietà è un atto orfano nel teatro dei benpensanti maschere di qualunque animale sociale che spera solo nell’apocalisse illusoria del lamento di una nazione in via di estinzione e tutto ritorna solo polvere da esibire con vergogna sopra i mobili, di chi è la colpa?

Raffaele