Come una foglia…

Come una foglia e il sottile strato di brina ad renderla magica, spensierata, glorificata nel suo ultimo atto di Vita. E quel freddo che ti fa perdere ogni colore, che entra nelle membra e ti rende partecipe del suo dolore. Dopo un pò, dopo un attimo di titubanza e di lontananza dagli occhi del cielo ci si fa l’abitudine ad ogni latitudine del proprio corpo che come una esile foglia cerca solo nei passanti un ricordo, un velo di malinconia per non calpestarla nella fretta di una Vita che a volte si dimentica della bellezza della fragilità. E lo strato lunare di brina ci ricorda che spesso la malinconia è un luogo privilegiato dove far riposare la nostra felicità, tralasciare schegge infette di ipocrisia e capirsi all’interno di una lussureggiante aritmia di ricordi che profuma come la sabbia nel cuore mattino. “Ciò che siamo forse non lo saremo mai” per giunta allo scoccare del rintocco dell’ultima preghiera di mezzanotte, orfani di un universo che ci ha visti figli di una gioia smisurata ma a tratti consumata dal rancore di non aver vissuto le nostre lacrime. Ma andiamo avanti, aspetteremo il bacio improvviso della primavera quando vorrà accarezzarci, aspetteremo una promessa non mantenuta o quella poesia non ancora compresa in ogni suo lieve e immacolato verso tardivo… aspetteremo di essere spettatori, anche nel gelo invidioso e scontroso dell’inverno, della nostra timida e silenziosa bellezza.

Raffaele

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