La vergogna delle mie stanche parole…

Sogno sterile, un violento temporale, foglie di una poesia appena bruciata in questo silenzio assordante… non fare l’offesa. Un passo di lato, alito di Vita, quartieri che rimbombano il tuo nome, scusa ma sono soltanto un uomo sterile che nega la verità cinta di mistero in questa musica leggera, un ricordo colto in flagrante, una felicità delirante, un passante che comprende la nostra pazzia. Corpi nudi sulla spiaggia alla ricerca della litigiosità delle onde… la vergogna delle mie stanche parole… ma ti ringrazio lo stesso per avermi vissuto in questo destino ridotto all’osso, desueto, combattuto dall’acqua priva della sua consistenza uno sguardo, il tuo che prosciuga, annerisce il mio tempo…

Raffaele

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