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Antonio, orgoglio salentino :)

foto tratta dal web

 

Grazie alla vittoria in trasferta per 1-0 sul campo del West Bromwich Albion il Chelsea di Antonio Conte ha vinto la Premier League, la sesta della sua storia.

Viva Antonio Conte, che è riuscito dopo un inizio di stagione non molto promettente, a plasmare la sua creatura secondo i suoi credi calcistici tra cui la Grinta, Sacrificio, Applicazione tattica e Coraggio e ne è servito molto al tecnico leccese specie dopo la sconfitta per 3-0 contro l’Arsenal, abbandonando il 4-3-3 e ritornare alla difesa alle 3 che tanto gli ha dato in termine di successi con la sua Juve. 3-4-2-1 con Hazard e Pedro a innescare il Bomber Diego Costa che all’inizio dell’avventura di Conte con i suoi Blues sembrava ormai destinato in Cina ma che invece è stato determinato con i suoi gol alla conquista del titolo. Perchè Conte è un maestro, come pochi nel mondo, nel motivare i propri “soldati” e a renderli produttivi oltre le loro possibilità e i propri limiti. La cultura del lavoro al centro del suo pensiero calcistico, un modello che ho sempre seguito e che ho cercato di imitare anche nel mio breve esperienza di allenatore dei ragazzi di calcetto.

Mi è sempre piaciuto Antonio Conte anche quando, da interista, rosicavo per i suoi successi con la Vecchia Signora. Ed in Nazionale poi è esplosa la sua ammirazione per questo architetto salentino di sogni e speranze. Ha ricostruito dalle ceneri la Juventus, ha ridato lustro dopo molto tempo alla Nazionale, ha compiuto una impresa con poco materiale (anche se di buona qualità) con il suo Chelsea. La grinta che trasmette ai suoi giocatori è qualcosa che mi ha colpito di più di questo grande allenatore in un mondo calcistico ormai in qui l’esasperazione tattica, di schemi e moduli fantascientifici ormai la fanno da padrona…

Orgoglio Salentino… Viva Antonio 🙂

Buona Vita 🙂

Buon weekend 😀

Raffaele

Caro Basket…

foto tratta dal web
foto tratta dal web

 

Pubblico, la bellissima lettera di addio al basket giocato di uno dei più grandi giocatori, insieme a Micheal Jordan della pallacanestro mondiale: Kobe Bryant! Bellissima, unica, essenziale, intima e confidenziale. Lo sport è vita!

Caro basket,
dal momento in cui ho cominciato ad arrotolare i calzini di mio padre
e a lanciare immaginari tiri della vittoria nel Great Western Forum
ho saputo che una cosa era reale:
mi ero innamorato di te.
Un amore così profondo che ti ho dato tutto
dalla mia mente al mio corpo
dal mio spirito alla mia anima.
Da bambino di 6 anni
profondamente innamorato di te
non ho mai visto la fine del tunnel.
Vedevo solo me stesso
correre fuori da uno.
E quindi ho corso.
Ho corso su e giù per ogni parquet
dietro ad ogni palla persa per te.
Hai chiesto il mio impegno
ti ho dato il mio cuore
perché c’era tanto altro dietro.
Ho giocato nonostante il sudore e il dolore
non per vincere una sfida
ma perché TU mi avevi chiamato.
Ho fatto tutto per TE
perché è quello che fai
quando qualcuno ti fa sentire vivo
come tu mi hai fatto sentire.
Hai fatto vivere a un bambino di 6 anni il suo sogno di essere un Laker
e per questo ti amerò per sempre.
Ma non posso amarti più con la stessa ossessione.
Questa stagione è tutto quello che mi resta.
Il mio cuore può sopportare la battaglia
la mia mente può gestire la fatica
ma il mio corpo sa che è ora di dire addio.
E va bene.
Sono pronto a lasciarti andare.
E voglio che tu lo sappia
così entrambi possiamo assaporare ogni momento che ci rimane insieme.
I momenti buoni e quelli meno buoni.
Ci siamo dati entrambi tutto quello che avevamo.
E sappiamo entrambi, indipendentemente da cosa farò,
che rimarrò per sempre quel bambino
con i calzini arrotolati
bidone della spazzatura nell’angolo
5 secondi da giocare.
Palla tra le mie mani.
5… 4… 3… 2… 1…
Ti amerò per sempre,
Kobe

Cara Inter

Il video postato si riferisce alla festa del Centenario della mia Inter a San Siro. Gianfelice Facchetti, figlio di Giacinto, recita una bellissima poesia dedicata a Lei.

“Se ti scrivo solo adesso… un motivo ci sarà…”

Cara mia dolce e indimenticabile Internazionale Football Club o più semplicemente Inter, fino a due ore fa nella mio cuore circolava l’idea di scriverti una lettera di addio. Stanco e illuso dagli ultimi quattro anni non da protagonisti, mangiando i resti di una cena del grande calcio che, per il momento non ci vede dignitosi ospiti. Dove è finita la mia Inter che mi faceva vivere momenti gloriosi e irripetibili, che mi faceva vivere mille sofferenze per poi regalarmi grandi emozioni? La storia, è fatta di cicli. Certo. Ma francamente non vedo un orizzonte sereno per te, chissà cosa pensa ora l’avvocato Prisco. Investimenti sbagliati, mancanza di una seria programmazione, scelta poco azzeccata di allenatori e giocatori. L’Inter del “Triplete” è solo un ricordo, e sono passati solo 5 anni, non un secolo. In questo periodo hai subito dolorose agonie, una classifica e risultati poco consoni al tuo prestigio ed per ora le ferite ti fanno ancora male. Ferita aperta come quella, per noi interisti, l’addio di Moratti, la fine di era, il cerchio che si chiude.

Ho sempre amato ed amerò la tua maglia e i tuoi colori: nero e azzurro. Ho sempre amato la sua storia e i giocatori: Virgilio Fossati, Giuseppe Meazza, Giacinto Facchetti… unici e indimenticabili. 107 anni e sei sempre più bella, giovane e orgogliosa. Sorrisi, lacrime di gioia versate per te. La mia fede l’ho ereditata da mio padre che ha vissuto i tuoi momenti magici degli anni 60. La grande Inter del “Mago” Helenio Herrera, quella de “Sarti, Burgnich, Facchetti…”. Non ho ti mai lasciata sola, nella “buona e nella cattiva sorte”.

C’ero, ero presente quando alzassi al cielo la Coppa Uefa nella notte di Parigi del 1998. C’ero ed ero presente nelle disfatte nei derby contro i nostri cugini del Milan, c’ero nelle notte sfortunate della Champions. C’ero ed ero presente alla festa del primo scudetto targato Mancini dopo 17 anni di attesa, c’ero ed ero presente con il cuore alla notte del Bernabeu. C’ero e ci sarò sempre nel corso della tua glorioso vita. Non posso voltarti le spalle in questo periodo difficile, un vero tifoso non si comporta da codardo. Non posso oscurare una stella nata nel lontano 1908 e che non smetterà mai di brillare, lassù nel firmamento.

“La sofferenza fa parte del DNA di un tifoso interista.” Certo il mio cuore ne soffre, non puoi fare un’eccezione!  Qualificazione alla Champions League quest’anno no eh??? 😀

 

“…Con i colori

 del cielo e della notte

infinito amore

eterna

squadra

mia!”

“I love this game” – Keep calm and play rugby

foto tratta dal web
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Rugby, rugby, rugby, e ancora rugby! Adesso vi rompo le scatole pure a voi questa sera. Ammesso che adoro quasi tutti gli sport esistenti su questo pianeta, il rugby mi sta entrando “in circolo”. Ruck, maul, mark, mischia, touch!!! Il rugby è uno sport antichissimo, inventato da Webb Ellis nel lontano 1823. E’ uno sport di contatto, duro certo ma è uno sport collettivo, per tutti. Se sei brevilineo, agile e scattante giochi nella trequarti, se sei robusto e ami placcare giochi in prima o in seconda o in terza linea. Se vuoi essere il regista del gioco e hai dei buon piedi giochi in mediana.

foto tratta dal web
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“Otto giocatori forti e attivi, due leggeri e furbi, quattro rapidi e un ultimo, modello di flemma e sangue freddo. Una squadra di rugby è la proporzione ideale fra gli uomini” Jean Giraudoux – giornalista e scrittore francese. E’ uno sport regolamentato da tante norme, forse anche troppe! Giocano anche le femmine e non è uno sport pericoloso. E’ accessibile a chiunque ed è magico. Come dico sempre: “Nel rugby si parla sempre al plurale mai al singolare!”.Non esistono i Messi o i Ronaldo, infatti, senza l’appoggio, il sostegno dei tuoi compagni, non avanzi neanche di un metro. “Il rugby è uno sport straordinario, l’unico dove la vittoria passa sempre dalle mani del compagno” Sabrina Melis – giocatrice. La meta è frutto del sacrificio di tutti, nessuno escluso. “Il rugby è la massima espressione dello SPORT DI SQUADRA, l’unico in cui il lavoro del gruppo prevale sulle doti del singolo.” Il rugby è terra e fango, sudore. Non esci mai sconfitto da una partita se hai donato l’anima per la tua squadra. La mischia l’essenza di questo sport.

foto tratta dal web
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Ogni partita la paragono a una guerra leale, guadagnarsi ogni metro di terreno con tenacia. Mai mollare, se vuoi guadagnarsi anche il rispetto fraterno dell’avversario. Certo il risultato conta ma non come in maniera assillante come nel calcio. Esiste il terzo tempo, dove dopo il match le squadre si incontrano a “bere una birra” dopo aversene dato di santa ragione! XD Siamo un popolo di “calciofili” e lo sono in parte anche io, certo. Ma se il “football” prendesse, solo in parte i valori di umiltà, aggregazione, sportività che il rugby trasmette di non si troverebbe in queste miserabili condizioni. Allo stadio, tutti insieme, non esistono opposte tifoserie. Il rugby è festa!

Purtroppo non ho mai giocato a questo sport, anche perché nel sud latitano le società sportive. Con il fisico che mi ritrovo mi troverei a fare il “pilone”! ahahah! Anche se il ruolo che mi piace di più è il mediano di mischia, perché sei sempre nel vivo del gioco, ogni azione passa sempre dalle sue mani. Quando l’anno scorso i miei amici mi hanno chiesto cosa volevo per il mio compleanno, io senza troppo pensarci gli ho detto “un pallone ovale!”. La loro faccia, i loro sguardi quasi del tutto attoniti, sbalorditi. Hanno provato a regalarmelo, ma non ci sono riusciti, nessun negozio di articolo sportivi aveva in dotazione un pallone di rugby! Che peccato! Il problema è che se miracolosamente lo trovo, con chi gioco? Con me stesso o con il mio cane?  In famiglia sono riuscito a strappare qualche minuto, qualche spezzone di partita dell’Italia a mia madre… che soddisfazione!!!! Non so se il rugby riuscirà ad avere lo stesso appiglio dei più noti sport come il basket, il calcio, il volley, di certo non lo smetterò mai di seguirlo, ne sono completamente innamorato. A volte riesco a seguirlo con passione alla tv. Vorrei che questo sport avesse più visibilità nei media e non solo quando la nostra Nazionale vince….

 

Keep calm and play Rugby!!!

Buon Lunedì Amiciiii!!!!!

“I love this game” – Non è un paese per giovani

Che l’Italia non fosse un paese per giovani lo si era capito da un bel po’ di tempo,  non solo da un punto di vista sportivo ma anche dal punto di vista sociale e ideologico.

Nel mondo del calcio i nostri giovani sono ai bordi del campo di gioco in attesa, anche se per pochi minuti, di scendere in campo e esprimere il loro talento. Perché non si investe sui giovani, perché non diamo loro possibilità di emergere come fanno i loro coetanei nei loro paesi? Certo un giovane può sbagliare di più di un “anziano”… e qual è il problema? E’ la cultura del successo, del tutto e subito, puntare sull’esperienza per vincere subito e se rimane tempo si fa esordire qualche primavera giusto per far stare mute certe persone. Indietreggiamo sempre di più verso un oblio, la luce tarderà a farsi sentire con il suo calore.

Il campionato italiano di calcio è uno dei più vecchi d’Europa, l’età media è di 27,3 anni contro la Spagna 26,2; la Francia 25,8 e Germania e l’Olanda 24,2 anni. In serie A l’età media degli italiani è maggiore rispetto agli stranieri.

9,7% è la misera percentuale di calciatori provenienti dal vivaio in serie A contro il 16,6% della Bundesliga e il 24,2% della Ligue 1.

Eppure in italia ci sono delle eccezioni come l’Atalanta, la Juve e il Milan, ma sono meteore senza una predefinita scia. L’Inter è considerato come una squadra che ha il settore giovanile all’avanguardia e io che seguo il campionato Primavera mi accorgo che ci sono più stranieri che italiani in rosa. Non voglio e non possiamo denigrare la professionalità degli stranieri che vengono a giocare qui da noi. Ma noi abbiamo le potenzialità di un grande brand da esportare in tutto il mondo ma non le sfruttiamo. I vari Bonucci, Destro, De Sciglio, Marchisio ecc, sono solo delle pure eccezioni. Non ci dimentichiamo che la nostra under under 21 è arrivata in finale negli ultimi Campionati Europei di categoria… incornata dalle “Furie Rosse”,  ma quanti di questi giovani hanno trovato spazio nelle loro rispettive squadre?

Investire sui giovani di qualità, adoperando anche una mentalità offensiva e propositiva, perché rappresentano il nostro avvenire, una piccola soluzione al sistema calcio sempre in rovina con il passare degli anni. Bisogna creare, secondo me squadre B in cui far giocare e dar esperienza del calcio professionistico alle nostre promesse seguendo il modello del calcio spagnolo. Ogni team della Liga ha una sua squadra B, il Barcellona ha in Barcellona B, ll Real  Madrid ha il Castilla… in cui non possono spingersi non oltre la seconda divisione. In Francia esistono le “Reserve” e in Inghilterra il campionato Riserve equivalente a un campionato under 21. O altrimenti, regole più restrittive nei campionati inferiori alla serie A e un miglioramento strutturale dei campionati giovanili. Abodi, il presidente della Lega di serie B sta facendo un gran lavoro. Ma non basta. Nelle altri nazioni si investe il doppio, se non il triplo in questi settori. Creare più centri federali, in Italia solo uno: Coverciano. La Germania è il capostipite in questo settore con i sui 366 centri. La Germania campione del mondo in tutti i sensi.  Non ci lamentiamo se le nostre “stelle” non siano pronti per certi palcoscenici o non vi è un adeguato cambio generazionale specie nella Nazionale maggiore. Le idee ci sono mancano le soluzioni, manca una scossa decisa.

Nel Ajax  dove tutte le “formazioni” giocano con il 4-3-3 all’entrata del campo di allenamento delle squadra giovanili c’è un grande insegna con scritto “Benvenuti nel Futuro!”. Ho detto tutto, mi fermo qui! W i Giovani! 😀

Amaro

Buona Domenicaaaaaaaa!