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https://www.salesalato.it/osteria-der-vaticano/

Questa mattina ho visto una storia su Instagram di Don Alberto Ravagnani in cui invitata i suoi “seguaci” a visitare e a seguire SaleSalato, questo ragazzo romano che ha più o meno la mia stessa età che prova a cercare di fare delle riflessioni sulla Fede come se “si facesse due chiacchiere al pub”.

Il link che vi ho dato riguarda il suo sito web che pian piano lo sto scoprendo con molto entusiasmo e sorpresa. Ha creato pure un podcast dove ogni settimana questo ragazzo ci delizia con dei pensieri mai banali accompagnati da una buona dialettica e da un ottimo umorismo.

Vi invito a seguirlo anche su Instagram!

Poi mi fate sapere! 😀

Vi lascio, vado ad ascoltarmi un’altra puntata de “L’Osteria der Vaticano” su Spotify.

Raffaele

Bisogno di regole

Rispondendo a una persona qui sul blog su un pensiero sui ragazzi di oggi ho evidenziato nel commento come per loro il sistema delle regole non funziona più.

In un mondo ibrido e che spesso si disconnette con la realtà, i giovani di oggi vedono le regole come una serie di costrizioni, divieti imposta dalla famiglia, dalla scuola e anche, come nel mio caso, dall’oratorio.

Da ormai sei anni alleno i ragazzi di calcetto e prima di dare una fisionomia alla squadra dal punto di vista tecnico tattico devo cercare di produrre un mio personale schema interpretativo per ognuno di essi.

“Saperli prendere al punto giusto” mi verrebbe da pensare. Ci sono ragazzi che sono scontrosi e burberi o magari timidi dipende dalla loro situazione famigliare non sempre buona e serena.

Ragazzi che vivono l’abbandono dei propri genitori, che si sentono persi e reagiscono con l’aggressività per lenire il loro disagio interiore e credo che lo Sport e quelle due ore di allenamento sono un tempo utile per educare il ragazzo al rientro di un sistema di regole e di principi idonei al nostro contesto di oratorio.

Alcuni sbuffano, non vogliono riscaldarsi facendo dei giri di campo, ad altri non gli piace l’esercizio che l’educatore gli propone, a volte litigano con il proprio compagno di squadra che ha sbagliato un passaggio…

Quelle due ore di allenamento non possono essere una sostituzione affettiva ed educativa del loro ambiente familiare ma semmai un piccolo spiraglio per comprendere un nuovo percorso, un piccolo stimolo per dare si voce alla loro felicità spesso rinchiusa e soffocata ma un modo per guardarsi dentro e ritrovare quella bellezza della Vita ancora nascosta nei loro cuori…

Raffaele

(foto tratta dal web)

Io credo…

Io credo nel Destino e nell’infinita trama, complessa e strutturata, che ci coinvolge anche negli angoli più angusti della nostra esistenza.

Credo nel Destino come una voce dall’alto che ci tende ad orientare su un giusto cammino. Intravedere un Riflesso che ci indici una Luce da cui uscire da periodi rinchiusi ad una grotta ad osservare ed a mitigare il nostro tempo.

Credo che il Destino sia in parte una rivoluzione del nostro pensiero ma che anche non sia solo coincidenze e attimi di imprevedibilità.

Credere nel Destino non è credere di avere la prontezza di prendere il treno giusto o di arrivare puntuali ad un appuntamento.

“Il Treno passa una volta sola…”

Chi lo dice questo? E se esso ha un guasto durante il tragitto o se per sbaglio sbagliasse fermata?

Credo, invece, che il Destino ci viene a cercare anche quando abbiamo il cestino ricolmo di pezzi del nostro cuore andati in frantumi, quando l’anima diventa pesante e asfissiante nel vedere tristezza anche in un giorno di sole.

Il Destino non è un testo scritto. Non è una canzone ascoltata mille volte sul nostro lettore musicale. Non è, in sostanza, una ripetizione noiosa del nostro Tempo.

Ogni lacrima ha una sua forma, ha una sua specificità.

Il Destino non va cercato, non è una improvvisazione Divina, non è il solito caffè del mattino.

E non possiamo capirlo fino in fondo… perchè quando un giorno lo capiremo veramente avremmo smesso di respirare.

Raffaele

Ovviamente…

Ovviamente il mio ultimo post era un discorso un pò provocatorio anche se c’ho messo un briciolo di mia verità, per quanto possa contare. La tristezza che intendo io non aspira ad una sofferenza crudele della carne e dello spirito ma una malinconia che se ben calibrata e capita può essere lenitiva nel lungo processo di comprensione interiore nel lungo cammino della nostra esistenza.

Perdonatemi, non sono ne un filosofo e ne un teologo, mi permetto di effettuare dei piccoli ragionamenti che in questo momento mi colpiscono e mi attirano cercando di non cadere nella banalità. Sono un curioso del pensiero e anche se possono risultare veniali mi pongo molte domande e mi accontento di esse. Perchè forse in questa vita faremo fatica a comprendere il Mistero e non dovremmo mai avere l’arroganza di trovare delle risposte che solo il Padre Eterno le custodisce.

Ecco, credo che ognuno di noi non debba essere indifferente ai grandi temi della Vita. Specialmente i giovani devono essere accompagnati dagli adulti nel lungo cammino del discernimento. Porsi domande sui temi dei Creato, sui temi etici e morali credo che sia un diritto di ogni individuo. Ognuno cerca di seguire un proprio percorso, una luce, una via, una direzione e non posso esistere riflessioni di primo o secondo livello. Anche la curiosità di un bambino di 6 anni può metterci in difficoltà, ci può spiazzare. Infatti quando all’Azione Cattolica educavo le classi delle scuole elementari avevo il timore dei loro quesiti, nel mio contesto, specie sulla Fede. Una spinta per istruirmi sempre di più. Eh si perchè oltre a porci delle domande dobbiamo anche documentarci, studiare, informarci attraverso i libri o i media, un pò per un cristiano che si legge qualche brano della Bibbia, tanto per intenderci.

Impariamo ad essere curiosi del nostro destino.

Raffaele

Ragionamento

A volte non riesco a comprendere lo smarrimento delle persone quando leggono i miei pensieri un pò, tra virgolette, tristi.

Non mi vergogno ad essere ed a professare la mia tristezza vista quasi come un sentimento da cui tenersi lontani. Invece no. Per me le lacrime fanno parte in maniera lineare e solare del mio destino. A volte ne ho bisogno quasi come fonte di depurazione dell’animo…

“E’ troppo facile essere felici quando si è felici…”

A volte la felicità produce in me un senso di smarrimento, una contrattura muscolare del mio cuore che vive in apnea per lunghi tratti rincorrendo in maniera ostinata quella luce in fondo ad un tramonto ormai troppo dipinto dalla mia fantasia.

La tristezza mi spinge ad essere più me stesso. A guardarmi nel profondo senza pregiudizi o retorica. La Felicità mi spinge, in certe occasione, di scavare un sorriso magari poco aristocratico per quell’effimero attimo di vita.

Abbiamo bisogno di essere felici come abbiamo bisogno di essere tristi… il lento scorrere della nostra esistenza. Mi trovo in imbarazzo quando provo a spalancare le porte della mia gioia quando non sarei pronto nemmeno per confessare i miei peccati dopo un sentimento tradotto male.

Non dobbiamo essere felici per forza. La Felicità non è una dittatura. E’ un gesto di liberta come la tristezza. Esistono giornate di sole e giornate uggiose e anche ogni lacrima può essere feconda per rinascere e progredire in un nuovo respiro.

Non vuole essere un pensiero, il mio che va contro-corrente o che tenda a stabilire un nuovo percorso educativo della coscienza. E’ solo un invito a riflettere che anche la tristezza può farci bene se vista non in una dimensione di stile inquisizione medioevale.

Non giudicate chi è triste o chi anche per un solo minuto della propria esistenza vuole esserlo.

Raffaele