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Il periodo di un mio innamoramento

Risulta allegorico il periodo di un mio innamoramento, frastagliato tra subalterni cambi di stagione improvvisato come un bravo artista di cui non si riconosce più nelle proprie virtù.

Feritoie nel muro del mio pensiero che si delinea in forme irregolari e che non accoglie nel suo habitat un appena raccolto cuore di seta. Di vino e di pelle argentata io mi nutro, sul finir del sogno e conto sulla mia agenda quei colori vivaci e intimi a cui non so ancora dare un nome.

Assenza di paternità di un animo di vetro.

Soffermarsi troppo nei miei minuziosi dettagli di un capolavoro e non comprenderne l’essenza di un opera che per molto tempo rimane insidia degli scrosci di pioggia del mio umano tempo…

Ho perso l’abilità di disegnare i contorni di un paesaggio primaverile,

ho perso l’abilità di riconoscere i suoi profumi,

ho perso l’abilità di conoscere me stesso attraverso un paradiso…

 

Raffaele

 

Buona Vita! 🙂

 

E poi…

E poi ricostruire ripartendo da zero, da un numero infinitesimale di forze “che ho capito con il tempo” essere utili solo per la mia coscienza avvilita da dimostrazioni di paesaggi inanimati. Unendo i punti ridisegno tutto quel vuoto che ha scolpito sulla roccia nuovi colori da esporre in un banchetto di cui non posso più abusare del cibo per via di quei pensieri screpolati che mi hanno illuso troppe volte…

Fidanzarsi con la propria sete di rivalsa, di una riconquista del proprio territorio non è semplice se non si sanno utilizzare i propri mezzi di questo pensiero confuso e troppo acerbo per fiorire in aperto autunno… è tutto così candido e pacatamente silenzioso intorno a me che sento il suono delle onde confinare nel mio sorriso che come una finestra si apre alla gente dopo un violento acquazzone estivo…

Rinasco e mi rimetto questo vestito dell’anima un pò troppo consumato e rattoppato per bene…

“Una somma di piccole cose…”

Buona Vita! 🙂

Raffaele

Pensiero

Essere tristi, essere folli, portare la mente chissà dove. La precarietà delle cose che ci ruotare i sassi e prendersi in giro e non riconoscere la forma, non piangere se un fiore nasce tra i sassi. Mangiare i sassi e prendersi in giro. Accorgersi di una nuvola e sperare in una fitta nevicata che ricopre tutto quel che ora non ho vissuto. Essere tristi, mettersi in discussione, leggere vecchi libri con un finale a sorpresa, strappare le ultime pagine, senza un valido motivo e non capire cosa è quella piccola scia di sangue che esce ai margini del titolo. Fare una smorfia che mimi alla gioia che mira verso il cielo più blu e conforme ai nostri guadagni spirituali…

Raffaele

Ci vuole economia

Ci vuole economia per risparmiare questa argenteria dentro un fiume di ipocrisia da te offesa, è solo fumo dentro un bacio appena sfiorato. Distratto, rovescio il mio centro. Ti chiedo scusa. E prego per questa foschia, la mia. Non sento di essere una comparsa ma uno strumento di rivalsa per dar fiato ad ogni tuo canto che non potrà mai annegare dentro un volo pindarico e sentire una canzone udita nel mio ultimo passaggio…

Ci vuole economia per risparmiare i vagiti di una vagabonda solitudine e richiamare fino allo sfinimento la propria madre prima di addormentarsi per tutto il viaggio utile per non pagare un biglietto di prima classe…

Quale essere comico e audacemente sofisticato ti relazioni, Vita mia?

Raffaele

Siamo l’esercito del selfie

foto tratta dal web
“Siamo l’esercito del selfie
di chi si abbronza con l’iPhone
ma non abbiamo più contatti
soltanto like a un altro post
Mmm ma tu mi manchi, mi manchi, mi manchi in carne ed ossa
mi manchi nella lista
delle cose che non ho, che non ho, che non ho…”

 

Quanti di noi apparteniamo a questo “esercito del selfie” che questa canzone di Arisa e Lorenzo Fragola ha spopolato per tutta questa estate? Una canzone, ahimè, che narra la verità di oggi, lo specchio dove tutti ci stiamo rispecchiando. Senza esagerare ed entrare in una fase apocalittica e di non ritorno, il genere umano sta abusando della propria immagine. L’aspetto interiore, l’anima e la sua bellezza messa da parte per tutto il giorno per far vedere un altro confine che sconfina nella Vanità. E’ bello farsi i selfie con il proprio ragazzo o l’amorosa su uno sfondo romantico come un tramonto, o con il proprio animale, o con gli amici prima di una partitella di calcetto, o semplicemente un “autoscatto” a mare o dietro una bellezza paesaggistica. Tutto è bello, ma basta non esagerare, perchè altrimenti il vero si mescola con l’immaginazione o qualcosa di astratto, vivendoci dentro a questa nuvola di apparenza da noi creata tramite un cellulare (si chiama ancora cosi?).

“Mi manchi in carne ed ossa…” credo che sia un verso che racchiude il vero significato di questa canzone che oltre allegra e solare sentenza e fa una diagnosi parziale di come siamo, noi tutti oggi… Mi manchi in carne ed ossa, mi fa pensare tra le tante cose, che l’abuso frenetico di queste tecnologie ci fa diventare estranei tra di noi, che le relazioni sociali siano il frutto di complicati scambi di messaggistica, dove il contatto diretto con un altro essere vivente viene rinviato in un altro tempo…

Continua…

Raffaele