Archivi categoria: Vite vissute

Per un pò di coraggio

foto tratta dal web
foto tratta dal web

Sabato 15 Novembre. Un giorno come tutti gli altri. Tugce si reca presso un rinomato fast food nella piccola cittadina di Offenbach, vicino a Francoforte. Bisogna divertirsi un po’, la sua età, 23 anni, ne richiede. Sta con delle amiche, passare una bella serata in compagnia. Durante la serata, all’interno del locale Tugce avverte dei strani rumori provenire dal bagno. Incuriosita si reca subito e si trova davanti ai suoi occhi dei balordi che stavano molestando due innocenti ragazzine. Non se ne frega, avrebbe potuto girarsi dall’altra parte e fischiettando facendo finta di non aver visto,  ne sentito niente. “Mi lavo le mani”. No il suo dovere civico o semplicemente il suo amore verso chi è in difficoltà le impone di aiutare le due ragazzine. Si “Intromette” e riesce a salvarle. Sembra finita, invece no. Il sangue ribolle ancora nel gruppo di balordi. L’aspettano all’uscita. “Non doveva fare la paladina della giustizia”. Forse era il loro giudizio. Tugce esce dal locale forse diretta verso casa e qui succede che uno del gruppo: un diciottenne di nome Sanel gli sferra dritto un pugno, stendendo la ragazza al suolo. Le telecamere di sorveglianza riprendono l’accaduto e permetteranno agli inquirenti di fare le loro analisi e valutazioni e di riscostruire i dettagli della scena. Viene subito “soccorsa”… diciamo così. Le sue condizioni sono  gravi. Si organizzano nella cittadina veglie di preghiera e fiaccolate in sostegno della povera Tugce. Morirà 15 giorni dopo. Il giorno del suo compleanno. Non si può spezzare una vita, bruciare una intera e dolce esistenza per un evento del genere per colpa di alcuni “deficienti” che non sapevano come divertirsi quella sera. Spero che la giustizia tedesca faccia il suo corso. Tugce ha fatto ciò che il suo cuore e la sua mente chiedevano: “Aiutare le due povere ragazzine” senza pensare alle conseguenze, il presente prima di tutto. Un gesto, uno solo. Non sarà mai vano. Ma le due ragazzine salvate dalla povera fanciulla? Scomparse. “Mia figlia vi ha salvato. Ha fatto di tutto perché non vi accadesse nulla. Forse si è addirittura sacrifica per voi. Per questo vi prego, andate dalla polizia e rilasciate la vostra testimonianza. Tugce non tornerà più, ma voi glielo dovete: testimoniate!” Queste sono le strazianti parole del padre. L’omertà rischia di uccidere due volte la memoria, una semplice testimonianza, nulla più. La paura di dire la verità, la paura di uscire da quel vincolo buio dove si sono nascoste. “La verità è una scelta” ma è anche un dovere e un atto di coerenza verso il prossimo. Non possiamo permetterci di giudicare, di fare i bacchettoni, non siamo nel pensiero delle due ragazzine violentate. Il tempo diramerà le sue sentenze. La storia dirà che Tugce è una piccola eroina della nostra età. Riposa in pace.

La verità è una scelta… I Santi Martiri d’Otranto

foto tratta dal web
foto tratta dal web

“Ogni passo è una scelta, ogni passo fa l’impronta, quante cose spegne la prudenza. Ogni passo è in avanti e ti porti tutto quanto che li dietro non rimane niente. E’ dura non essere al sicuro e vedere sempre un po’ più piccolo il futuro e conosci tutti i Santi, tutti i nomi dei potenti e sai che fine fanno gli innocenti. La verità è una scelta, la verità è già pronta…” Versi della canzone di Luciano Ligabue “La verità è una scelta” tratto dall’album “Arrivederci Mostro”. Credo che questi versi siano idonei, calzino a pennello per un’altra “puntata” di “Vite Vissut” rubrica che come ogni venerdì ho il piacere di raccontare. Storie di eroi e di semplici individui che hanno lasciato un solco profondo sulla nostra esistenza.
I protagonisti di oggi sono i Santi Martiri D’Otranto… ne avete sentito parlare? Sono estremamente orgoglioso del loro atto di fede, sono orgoglioso di essere “salentino” come loro. 813 persone, una cifra enorme, martirizzati il 14 Agosto 1480 dai Turchi per aver rifiutato la conversione all’Islam. La loro fede e l’amore di Dio non ha vacillato neppure un attimo nei loro cuori, aver donato la loro vita per una giusta causa per difendere la loro Verità.
Il nostro territorio, dovete sapere, nel corsi dei secoli è stato luogo di conquista da parte dei Greci, da parte dei Turchi (Ottomani) e dagli Spagnoli. Otranto si trova a Sud-Est del Salento, della provincia di Lecce ed era una meta ambita per le varie popolazioni conquistatrici.
Per più di un mese: dal 28 Luglio al 11 Agosto 1480 il popolo di Otranto (6.000 abitanti) e dei paesi vicini, resistesse all’invasione e al bombardamento dei Turchi guidati da Gedik Ahmet Pascià (150 imbarcazioni, 18.000 soldati). Alla fine i Turchi riuscirono a sfondare le difese ed espugnare anche il castello. Otranto si arrese dopo una tremenda battaglia. 5.000 persone tra donne e bambini furono ridotti in schiavitù mentre tutti i maschi di oltre i 15 anni furono uccisi. Alcuni fedeli si rifugiarono nella cattedrale ma furono catturati e martirizzati .La chiesa, fu ridotta a stalla quasi a schernire la nostra religione. Vi risparmio il genocidio di innocenti che si susseguì in questa drammatici giorni. Il 14 Agosto i superstiti furono legati e portati sul colle della Minerva, ad ognuno, mentre erano sul patibolo, gli veniva proposto di rinnegare la propria religione e convertirsi all’Islam, ma nessuno obbedì, fu così che più di 800 persone persero la Vita per una giusta causa. Il primo ad essere decapitato fu il vecchio sarto Antonio Pezzulla detto “ Il Primaldo” a seguire i suoi concittadini. Le cronache raccontano che anche un saldato turco si convertì al Cristianesimo e ucciso dai suoi stessi compagni. Pochi mesi dopo Otranto venne riconquistata dagli Aragonesi.
I Martiri d’Otranto sono stati canonizzati il 12 Maggio 2013 da Papa Francesco, la loro ricorrenza è il 14 Agosto. I loro resti, piccoli frammenti delle loro spoglie sono conservati nelle varie parrocchie del mio territorio. Tutta la diocesi di Otranto, e non solo, è in festa… persone comuni che hanno sacrificato la lor vita per testimoniare la religione cristiana, amando Gesù Cristo portando la Sua Croce fino al loro ultimo respiro. Santi per eccellenza!
La verità è una scelta!
N.B: non dobbiamo essere e diventare per forza Santi, ma secondo il mio modesto parere, trovare la giusta energia per vivere a pieno la nostra Esistenza cercando una valida Verità, credenti e non.

Il senso del dovere

salvo d' acquisto

Avrei potuto raccontarvi la Vita, la cronologia del Brigadiere Salvo D’Acquisto, ma potete tranquillamente andare su internet e visualizzare tutte le innumerevole fonti o iconografie che parlano di Lui, cari Amici. Ve lo consiglio.
EROE = “Nel mito classico, semidio o uomo dotato di virtù eccezionali e autore di gesta leggendarie. Chi da prova di coraggio militare e civile.”
Un posto nella Storia Salvo con il suo gesto, eroico appunto, lo ha ottenuto. Si è preso una colpa non sua, ha salvato da una tragica fine 22 povere vite umane.
“Se muoio per altri cento, rinasco altre cento volte: Dio è con me ed io non ho paura!”
Il destino, il fato, la casualità, ha voluto che il 22 Settembre del 1943 si trovasse a servizio presso la sua stazione di Torrimpietra (oggi frazione di Fiumicino). Il fatto che ha scatenato il tutto è avvenuto in un paesino a Torre di Palidoro. Due soldati tedeschi furono uccisi in seguito ad una esplosione avvenuta all’interno di un locale contenente casse di munizioni. Il comandante delle SS attribuì la colpa dell’esplosione ad anonimi attentatori e non a uno stato di negligenza dei propri soldati. I tedeschi prendono dopo vari interrogatori 22 anime innocente e condotte fuori paese per essere giustiziate. Una luce divampa nel cielo: all’improvviso il Brigadiere Salvo D’Acquisto si assume le sue responsabilità, riferisce ai tedeschi che è stato lui, “l’attentatore”.
“Il coraggioso muore una volta solo, il codardo cento volte giorno” diceva Falcone, un altro martire della giustizia e della libertà.
Morire a 23 anni, morire con onore e non con odio e rancore, a testa alta, “Viva l’Italia!!!!” le ultime sue parole. L’etichetta di “Eroe” viene dopo, lo scrive nei suoi libri impolverati. Un esempio da seguire. Non dobbiamo diventare per forza ”gente valorosa” perché se no la nostra esistenza non avrebbe senso. Ma coltivare quelle che piccole virtù che possiedono coloro che non fuggono di fronte alla morte, per donare la propria vita e salvare altre vite… non si diventa eroi non subito dopo la morte ma nell’attimo prima , quella in cui si prende una decisione in base alla propria coscienza, consapevoli che nulla risulterà vano, specie agli occhi di Dio. Servo di Dio, la Chiesa battezzerà così la sua anima.
La sua figura fu ricordata dal papa Giovanni Paolo II, che in un discorso ai Carabinieri del 26 febbraio 2001 ebbe a dire:
“La storia dell’Arma dei Carabinieri dimostra che si può raggiungere la vetta della santità nell’adempimento fedele e generoso dei doveri del proprio stato. Penso, qui, al vostro collega, il vice-brigadiere Salvo D’Acquisto, medaglia d’oro al valore militare, del quale è in corso la causa di beatificazione.”

Buona serata Amici!!!!

Il Dono della Vita

Gianna Beretta Molla- foto tratta dal web

 

La storia di “Vita Vissuta” che vi racconto oggi è quella di una coraggiosa mamma e dottoressa che con il suo eroico gesto, ha fatto piangere il cuore a me e spero di voi tutti. Si chiama Gianna Berreta Molla la protagonista di questo post. “Il Dono di una Vita”, l’ho scelto come titolo, mille significati, mille sfaccettature, mille reminiscenze, un solo atto di vero Amore.
Facevo il 3°anno di Liceo e il mio amico e prof di religione mi chiese se per cortesia potevo scrivere un articolo sulla figura di una donna che presto sarebbe stata proclamata Santa. Dopo svariate ricerche su internet e letture delle sue memorie e della sua esistenza passata ad aiutare il prossimo, sono rimasto incantato da quanta Fede era strutturata la sua vita. Un esempio concreto di come si sta in questo Mondo, pieno di ipocrisia e pessimismo virale, di come si dovrebbe vivere il Vangelo, la parola di Dio.
“Il mondo cerca la gioia ma non la trova perché lontano da Dio”.
Gianna era una dottoressa, viveva a Magenta, vicino a Milano, laureata alla Facoltà di Medicina e Chirurgia presso l’Università di Pavia il 30 Settembre del 1949 e specializzata, successivamente, in Pediatria tre anni dopo.
L’aiutare il prossimo che sia esso un povero, un emarginato, era un dovere non solo morale ma anche spirituale che ogni cristiano deve adempiere per rispolverare quel briciolo di Fede rimasto intrappolato nel cuore, rendere testimonianza dell’amore di Dio, quel Dio che ha amato con tutte le sue forze fino all’ultimo respiro della sua anima. “Più si sente il desiderio di dare molto e più sovente bisogna ricorrere alla sorgente che è Dio.” “Tutti nel mondo lavoriamo in qualche modo al servizio degli uomini. Noi medici direttamente lavoriamo su di esso. Il nostro oggetto di scienza e lavoro è l’uomo che dinnanzi a noi ci dice di se stesso, e ci dici “aiutami” e aspetta da noi la pienezza della sua esistenza.” Diceva Gianna a proposito della sua vocazione missionaria.
Come me ha frequentato l’Azione Cattolica e ne sono fiero e orgoglioso. “ Noi dell’Azione Cattolica dobbiamo dare del divino alle anime, non dell’umano. Ma capite bene che per poter dare dobbiamo avere, cioè dobbiamo possedere Dio.”
Nel 1954 conosce Pietro Molla, un importante dirigente di una fabbrica di fiammiferi nei pressi di Milano. L’anno dopo, il 24 Ottobre 1955 si sposano. Dal loro amore vengono alla luce 3 figli: Pierluigi (1956), Maria Zita (1957) e Laura (1959).
“Gianna seppe armonizzare i suoi doveri di madre, moglie, di medico e la sua grande voglia di vivere. In questa armonia, continuò a vivere la sua grande fede, conformando ad essa ad operare a ogni decisione, con coerenza e gioia. Nella comunione di vita e d’amore della famiglia, che la nascita dei figli aveva reso ancora più ampia ed impegnativa, Gianna si sentì sempre pienamente appagata.”
Nel settembre del 1961 mentre era in “dolce attesa” del quanto figlio Gianna fu raggiunta improvvisamente, come un ombra tetra alle sue spalle, dal dolore. Primo segnale della sua “passione”.
I medici gli diagnosticarono un tumore benigno all’utero. Continuare la gravidanza era un serio rischio per la sua Vita. “Se dovete decidere fra me e il bimbo, nessuna esitazione: scegliete e lo esigo il bimbo. Salvate lui.” Una scelta importante dettata dal suo dovere di madre e medico, la sua ferma convinzione della sacralità della Vita.
Si affida assiduamente alla preghiera e alla Provvidenza. Dio non l’abbandona. La vita della sua piccola creatura fu salva. Il 21 Aprile 1962 diede alla luce Gianna Emanuela, ma da quelle momento in poi Gianna dovette portare la croce, pesante e che piega in due il corpo come quella che portò Gesù sul Monte Calvario. Dopo qualche ora dal parto le condizione di Gianna peggiorarono drasticamente. Peritonite settica. Sofferenze addominali atroci. Rifiuta ogni tipo di cura palliativa. Gianna non smette di pregare e invocare lodi al Signore. L’amore non ha scadenza, nessuna. Gianna sta raggiungendo la Vita Eterna.
“Coraggio, Papà e Mamma sono in cielo che ti aspettano: sei contenta di andarvi?” “Nel movimento del suo ciglio”, ricorda Madre Virginia la suora che assistette Gianna nei suoi ultimi giorni, “si potè leggere la sua completa e ammirevole adesione alla Volontà Divina, anche se velata dalla pena di dover lasciare i suoi amati figli ancora tanto piccoli. Gianna, come il suo Gesù, si consegnò al Padre.
all’alba del 28 Aprile del 1962, venne portata, secondo il desiderio nella sua casa di Ponte Novo dove morì alle ore 8 del mattino. Aveva 39 anni.
“Amore e sacrificio sono così intimamente legati, quanto il sole a la luce. Non si può amare senza soffrire e soffrire senza amare.”
Il 16 Maggio del 2004 in piazza San Pietro Gianna Beretta Molla viene proclamata Santa da Papa Giovanni Paolo II.
Ho voluto rievocare questa storia , struggente, emozionante, per far smuovere, un po’ le nostre coscienze. Ognuno ha il diritto di interpretare e colorare la propria Vita a suo piacimento. Gianna deve essere un piccolo e grande esempio di come si dovrebbe affrontare le proprie preoccupazioni future. La Vita è fatta di scelte, lei ha trovato, con quel gesto estremo, il senso della sua esistenza terrena.
E noi? Quale senso diamo alla nostra?

Vi lascio con un bellissimo video che ho trovato su youtube dedicato a Gianna Beretta Molla. Buona visione e Buona serata!!!!

Il canestro più bello!

foto tratta dal web
foto tratta dal web

La storia di “Vita vissuta” che vi racconto questa settimana riguarda quello della giovane Lauren Hill che con il suo coraggio e la sua tenacia ha commosso gli Stati Uniti e non solo. Ne avrete sentito parlare sicuramente nei tg di tutto il mondo.
Lauren è una ragazza semplice e come tutti noi coltivi dei piccoli sogni nel cassetto sin dalla fanciullezza. Gioca a basket, lo ama con tutta se stessa il suo ruolo è quello di guardia, brava tecnicamente e ottima tiratrice.
Frequenta la “Mount Saint Josep University” nello Stato del Ohio. Dopo un mese e mezzo che è entrata nel college e aver iniziato la preparazione atletica con la propria squadra di pallacanestro , un fulmine a ciel sereno squarcia il destino di Lauren… gli viene diagnosticato un tumore maligno inoperabile al cervello. I medici gli danno poche speranze, al massimo un anno di vita, “Non dovrebbe superare il Natale” sentenziano. Lauren non si abbatte, non si piega a metà dallo sconforto, continua vuole continuare a giocare per amore del suo sport, donando anima e corpo.
“Non ho mai pensato di sedermi e non vivere più la mia vita. Ho detto ai miei che volevo indossare la maglia di gioco sotto i vestiti perché mi faceva sentire più forte” ha detto la ragazza mostrando una forza incredibile.
Il campionato studentesco, la “NCAA” doveva iniziare il 22 Novembre ma per consentire a Lauren di far avverare il suo Sogno…. “Voglio giocare una partita” la lega ha anticipato la “regular season” al 2 Novembre. La partita è contro le ragazze di “Hiram College”.

 

Il giorno tanto aspettato, desiderato, arriva. L’incontro si disputa in un stra-colmo palazzetto, ci sono tutti: dai familiari, dagli amici, ai tifosi della squadra, tutti per Lei. Il Sogno si avvera!
Dagli spalti si intravede un piccolo cartellone di una fan che recita:” GO LAUREN! YOU ROCK!!!” “TU SEI ROCCIA!!!” forte contro ogni intemperia, ostacoli di questa esistenza, il cielo è sempre più blu. Pietrificare il male e donare un ultimo sorriso alla sua tenera esistenza.
Lauren gioca (il possibile consentito) con il suo numero 22 e segna due canestri: il primo a inizio match che viene accolto da un boato e una standing ovation e il secondo allo scadere che fissa il punteggio 66 a 55… Lauren e le sue compagne hanno vinto!!!
“Il primo canestro mi ha reso davvero felice – così a fine partita – perché ho realizzato al primo tentativo. Ma il secondo è stato ancora più dolce, perché l’ho fatto con la mano destra quella con cui ho ormai perso la forza”.
Purtroppo la malattia la porterà via ma il dolore, il dolore di “cerchio” chiuso troppo presto, in anticipo, è accantonato in qualche angolo buio di una stanza quasi a dire “Aspetta non è arrivato ancora il tuo momento!”
FORZA LAUREN!!!

“Eh la Vita
è un po’ così
con le sue impetuose sfaccettature
e le veloci e tenui andature…”

Buona serata!!!