Archivi tag: amare

ogni momento

foto tratta dal web
foto tratta dal web

 

Scorbutico, introverso, eccessivamente timido e impacciato. Socievole, simpatico, ironico e scherzoso… con tutti, tranne che con me. Le due facce, i due lati dello stesso materiale, i due lati non in comune, distanti, della mia esistenza. “La Vita può cambiare in un momento”, si è vero ed è per questo che stamattina mi sono svegliato con una luna diversa dal solito. Dopo aver toccato il fondo della mia piccola dignità, molte volte nell’ultimo periodo, aver scavato fino in fondo alle mie macerie di cenere e argilla è arrivato il momento di cambiare, di abbattere quel muro di spine che mi tiene inchiodato muto e solitario nella mia stanza, di uscire, di non sentire più puzza di chiuso, di non sentire quell’aria stantia e di vecchio intrappolata nelle mie ossa.
foto tratta dal web
foto tratta dal web
Uscire per dar respiro ai miei nuovi pensieri in parte pian piani risvegliati ad estate inoltrata. Non è semplice, come un bere un bicchiere d’acqua, oppure salutare una persona a me conosciuta… Un tiepido segnale di risveglio, guardarmi allo specchio con più autostima e non con indifferenza… prima che la magia svanisca…

Raffaele

Treno

foto tratta dal web
foto tratta dal web

 

Alcuni miei amici mi dissero, in maniera confidenziale “Raffaele, il treno passa una volta sola… per certe occasioni”. Seguendo la mia esperienza di vita posso correggere la loro saggia opinione in “I treni presi dal sottoscritto sono passati più volte…” Ho preso molto treni, in questa tumultuosa vita, munito solo di una carta di identità e una bottiglietta di acqua naturale. Le valigie con i miei indumenti e maschere le ho lasciate a casa. Semplicemente perché non mi andava o per solo principi o vago senso di libertà. Sono salito a bordo ma alla prima fermata sono sceso, senza pensarci su, senza apparenti timori reverenziali, scatenando l’ira del mio irascibile tempo.  Ho chiuso gli occhi e mi sono ritrovato nudo in un mondo vecchio e opaco, un mondo non alle mie latitudine. Che idiota, solo a pensarlo. La vita mi ama, sono che la tradisco aspettando invano promesse da altri mondi. Sono tornato a casa a piedi, nell’inverno delle mie emozioni. E’  ho ricominciato di nuovo a tessere una lunga serie di ferite e lacrime tanto per stare a passo con la mia vita. “Non sono ancora pronto per un lungo viaggio” oso osservare alla mia coscienza. Non profetizza nessuna parola, stanca anche lei del mio naturale declino. Non sono ancora pronto a uscire di casa se fuori piove, ne per mettermi in gioco in una roulette, ne per far respirare la mia anima che sa chiuso, ne per provare a disegnare nuovi orizzonti. Impietrito davanti a una finestra osservo il tempo che fu, che mi richiama e mi sussurra parole che ancora non riesco a capire. Antepongo i miei screzi d’umore alle bellezze del Creato, le mie fragilità a un sorriso innocente di un amico. Sto riprovando, in questi ultimi giorni a rialzarmi dal coma sociale e prendere ancora una volta il treno che passa dinnanzi al mio paese. Non so se porterò con me un documento di identità… non mi riconosco in quella foto e in quei tratti somatici. Ma non posso, non partirò più per il semplice fatto che i biglietti sono esauriti, sia per la prima che per la seconda classe. Mi tocca ,allora, fare l’autostop, la destinazione è sconosciuta, mi lascio trasportare dal vento di scirocco che pettina le nostre colline e rischiara in me un mio dolce sentimento…

Tu non sai amore

foto tratta dal web
foto tratta dal web

 

Ricomponi la mia anima

solitaria viaggia

sotto questo roseo mistero.

Amore non bruciare i miei passi svelti nella sabbia… il mare risuona gelido stordendo cellule vive. L’odio che ho per te non tramuta…

sangue in polvere.

Non sono vanitoso, ci vuole un pò di decoro nel riapparire in una vita a senso unico.

Tu non sai cosa serve per non nascondersi, dietro una granitica ombra di cera, aspettando che le tue promesse mettono radici su sogni plumbei.

Aspettare l’estate

pelle nuda

da affiggere sui manifesti.

Tu non sai amore che l’odio a volte fortifica cieli che accolgono stelle perdute nel cuore. Tu non sai…

labbra velenose

si cingono

a mute illusioni

marcate e consumate

sotto l’efficacia di mura

che perdono stabilità

franano su di me…

Tu non sai amore…

Quando l’arte per la scrittura mi serviva per rimorchiare… forse

“Ti ho detto addio a modo mio, acqua sporca ora tu sei” questo avrò pensato nella mio testolina una sera d’estate di 5 anni fa, mentre lavandomi facevo scivolare via la salsedine dalla pelle arrostita per bene. Grazie al cielo la mia adolescenza l’ho vissuta inseguendo un pallone e abbuffandomi di dolci preparati da mia madre. Ho iniziato ad assaporare lentamente, in maniera del tutto innocente, l’arte della scrittura e nella fattispecie della poesia “fatta in casa”. Avendo conseguito il diploma di “Pentito Meccanico” si avete letto bene P-E-N-T-I-T-O ahahah,  potete immaginare benissimo come il mio percorso di studi non sia stato incentrato sulla letteratura. Ma già in quel periodo iniziavo a leggere testi di Leopardi ( il mio preferito), Pascoli e D’Annunzio (rimangono tracce di lui all’interno della mia tesina). Mi tuffai a corpo morto nel mondo della scrittura, prima componendo brani poetici (ribattezzate “cavolate cosmiche”) e poi con i brevi saggi. Il riscontro della mia modestissima capacità di fare frasi con un filo logico che ammaliavano l’attenzione dei miei amici mi fece star bene, mi ero stancato di essere connotato solo alla voce “bravo portiere di calcio”, volevo solo provare questa nuova avventura anche con il rischio di sbattere contro il muro del fallimento.

Avevo 16 anni e iniziavo a passare interi pomeriggi rinchiuso nella mia stanzetta nelle penombra a scrivere, scrivere, scrivere…  scrivevo per lo più cose che riguardavo la mia anima (da me tanto bistrattata) e sul mondo che mi circondava, non ero un fan della natura e delle bellezze del creato. Ero un fiume in piena, a ogni compleanno di un mio amico o amica una “mia creatura” era pronta e servita, scalfendo su una pagina bianca, il pensiero che nutrivo per loro in quei momenti. La scrittura mi ha permesso di sconfiggere la mia timidezza, il mio modo del tutto goffo di allacciare rapporti con le persone. Ma è stata una valvola di sfogo per i miei stati d’animo quando l’inverno faceva capolinea nel mio cuore o le cose non giravano nel verso giusto.

Sono arrivato persino a comporre su “commissione”, per lo più lettere d’amore per amici più imbranati di me in amore. Poi ad un certo punto, 5 anni fa, è difficile da spiegare e non so bene il motivo, come un oggetto difettoso, smisi di “comunicare”, mi sentivo solo, triste, cupo… crisi esistenziale di tardivo adolescente?!?! Avevo scritto per tanto tempo per gli altri, per la loro felicità, per fotografare momenti di vita vissuta in oratorio o su un campetto di calcio che mi sono dimenticato di comporre per me, solo ed esclusivamente per me.  Mi sentivo come un musicista che con la sua chitarra incantava la platea di una festa in piazza ed a un certo punto rimani solo, mentre il resto della gente, le coppiette intendo, “limonavano” e tu come un pesce lesso, protagonista di una favola senza morale. Perdonatemi la buffa metafora, ma è l’unica che mi viene in mente…

In tutti questi anni non c’è una tra le mie 200 e passa “cavolate cosmiche” dedicata a me… errore madornale, da non ripetere più, promesso.

“Non puoi amare gli altri, se prima non ami te stesso”.

Amare me stesso componendo testi che rispecchiano il mio spirito, elaborare parole e pensieri solo per solleticare la mia fantasia…

 “Uno scrittore professionista è un dilettante che non ha mollato” Richard Bach

Io mi considero un genio del dilettantismo allo stato puro!!!! 🙂