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Amori finiti

E mi è capitato questa notte di ripensare a un mio vecchio amore di 11 anni fa di quando stavo a Modena per fare il corso per Operatore Socio Sanitario… è stato un sogno pieno di rimorsi e di incomprensioni con me stesso, di dubbi e di rancori per un amore non andato come avrei voluto che andasse. In sostanza io e l’amore siamo due entità diverse e ben distinte, che viaggiano in mondi paralleli… due linee rette che non troveranno mai un punto in comune, una retta, un punto che rompa questo equilibrio. In tutti questi anni non sono riuscito a sintonizzare il mio cuore alle giuste frequenze e non ho fatto altro che litigare con la mia impulsività e la mia pigrizia, il mio peccato mortale… ed ora mi ritrovo a smettere di credere alle favole… sono passati troppi treni, troppe occasioni sfumate sul finire della sera ed ora che provo a strappare qualche stella da un mio cielo tedio… e se dovrò vivere e passare la mia esistenza di rimpianti è giusto che sarà così, me lo merito…

Raffaele

Il destino ci ha voluti ora e non in estate…

Hei! -Gli accarezza dolcemente la sua guancia rossa. – So che Ligabue non ti sta molto a genio ma c’è una frase di una sua poesia che mi colpisce ogni qualvolta che la rileggo e credo sia perfetta per suggellare questo nostro primo incontro… Posso dirtela? – Certo, va bene, farò questo enorme sacrificio. Mi devi un favore però eh… – Ride.-  “Un amore che comincia d’Estate si è persa la Primavera ma non la si vedrà mai pensare all’Autunno imminente” Il titolo di questo componimento è “Un amore pronto a sudare” che fa da introduzione, spesso nei suoi concerti, la canzone “Ho perso le parole” la canzone che più suscita in me gioia. E’ bella, sussurra lei, e mi ha fatto molto emozionare se devo essere sincera ma questa nostra storia che sta per nascere sta per sbocciare in pieno inverno… non abbiamo avuto modo di incontrarci prima… a Luglio, Agosto… chessò… il destino ci ha voluti ora… e non in Estate… – Si hai ragione. (Quanto è bella non mi stancherò mai di guardarla, neanche se fosse la fine del mondo) Ma la mia personale interpretazione a questo verso poetico è che l’Amore conosce solo un’unica stagione: l’Estate appunto. E non importa se fuori e all’esterno dei nostri confini fa freddo e dobbiamo coprirci con strati di pensieri a volte superficiali. Ogni amore, nel corso del suo cammino, inizia sempre dalla stagione in cui la Felicità riscopre la sua essenza. E’ in estate che l’amore diventa quella emozione a cui non possiamo sottrarci. E’ in estate che noi sentiamo l’odore inebriante della nostra pelle aspettando il sorgere di nuovo, intenso ed inesplorato giorno. E’ l’estate in cui inizieremo a camminare mano nella mano sentendoci arrivare alle spalle la freschezza del mare, è in estate in cui contempliamo il cielo privo di nuvole facendo le coccole al chiaro di luna che illuminerà i nostri corpi, tempio dell’eternità. Certo non nascondo che ci potranno essere temporali improvvisi ma le lacrime che cadranno saranno nutrimento per l’arcobaleno che verrà… E’ questo il senso profondo, a mio parere, di questa frase del Liga. Perdonami se sono stato un po’ troppo romantico ma è quello penso contemplando la vertigine dei tuoi occhi e… all’improvviso lei lo interrompe bruscamente baciandolo. Il respiro che si blocca come ogni pensiero, un tuffo al cuore… Il sapore delle sue labbra, ecco che cosa è in fondo l’amore…

Raffaele

Abituarsi a questa luce

Cosa ci importa, dopo aver fatto l’amore, ci siamo solo noi con il nostro dolore, cuori maneggevoli come gocce di vapore, cumuli di sassi, vestirci di nero, cassetti pieni di cemento, truccati dello stesso calore di una carezza mancata, piene le tasche di spine dove riponiamo il nostro destino, di spalle, risveglio prossimo nella lontananza di una morte di una risata…

abituati a questa nuova luce ora che tutto passerà in fretta, ad altre latitudini troveremo incustodita una celibe voce che vagheggia oltre quelle ramificazioni delle tue labbra e non ci penso più…

niente panico. Fa freddo. Uscire fuori di noi, bacio in mezzo alla strada, fette biscottate, mattina oltre le nuvole, ore di silenzio schive, ci serviamo ancora nello stesso piatto… ricordati di apparecchiarmi per bene… niente panico!

Raffaele

Anni ’80

Radio accesa, sigaretta appena consumata. La coscienza di sentirti disordinata. Aria pulita per far rifiorire un operaio sentimento che ancora trema di gioia per aver accolto improvvisamente la mia felicità. Costruire, insieme, tra le rovine di un canto schivato nel goffo tentativo di essere liberi come rondini a primavera inoltrata. E’ bello sorridere della propria nudità. Frettolosamente mi faccio la barba, spero di non tagliarmi, frettolosamente ti copro di compagnia e venti di piacere ma il tempo ha i suoi ritmi endecasillabi che i nostri riti propiziatori non riescono ad evitare tagli netti di abiti non consoni a questo ricevimento di anime limpide. Polso ossuto. Il peso della valigia. Partire. Senza una destinazione precisa, incisa in questi strati di fango e pietre simmetriche. La frequenza dei nostri addii risuona ancora alla radio. Partire e salutarci ad ogni fermata, un classico. Gocce di rugiada attendono i nostri occhi. Il lunedì è la somma algebrica del sabato non rispecchiati di imbarazzo. Tracce di benzina in prossimità del destino. Un ‘altra sigaretta. Questa vita in fondo è così attenta alla manutenzione delle nostre catene. La gente ancora parla di noi. Anni ’80 ancora sullo sfondo su resti di un’altra sbornia dal lessico mansueto. Fondo di sabbia e risentire l’eco di quella musica nella carezza, feconda, di un’altra allegra ma ansiosa pazzia. Tracce di benzina. Un’altra sigaretta. Forse l’ultima. Il rumore e l’entità di una vita che sembrava essere agnostica e perfetta… ma forse non avevamo capito ancora niente… il tempo ha le sue radici, le sue dolci superfici, cicatrici da ammirare per un nuovo modo di pensare…

Raffaele