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Frammento di anima

Evidenzio una fibrillazione in totale osservanza di ciò che ho ritrovato nella tua anima appena etichettata come mia amica. Spero che non sia troppo tardi. Fidarsi è come innamorarsi per la prima volta e dimenticarsi della nudità della propria vegetazione. Adesso è tutto cenere e polvere d’argento, sono rimasto contento che tu mi guardi come uno sconosciuto a cui hai appena venduto un frammento di questa anima. Nessuna scusa, non provo a dimenticarti, ricordati solo di annerire quel passato impulsivo che in me non vuole ancora sparire, ormai anche un fulmine avrà il suo bel da dire.

Raffaele

Ricercarmi attraverso te.

“La sofferenza, il dolore, il senso di impotenza. Cercare di trovare una scusa per non comprendere il Suo Mistero. Rifugiarmi nella mia stessa ombra. Sentire il freddo dell’indifferenza del mio pensiero. Allontanarmi dal resto. Ignorare la Sua Voce che squarcia ogni battito del mio cuore che ora triste e sconsolato cerca una casa dove riposare questa notte…”

Ogni tanto vengo attraversato da una crisi spirituale. Dimentico e cancello la Sua Presenza cercando di provvedere a me stesso alla mia giovinezza. Mi arrabbio con Lui cercando a tutti i costi delle spiegazioni, di rispondere alle domande che soffocano quella leggerezza evaporata il giorno in cui feci finta di non vedere con i miei stessi occhi il miracolo della Vita, che nonostante le lacrime è un dono a cui non posso sottrarmi stando lontano dalla Sua ombra.

Non avere il coraggio di guardare in alto, li sopra l’altare, appeso a una croce e vederlo denudato e sofferente dei nostri peccati, dei miei peccati quando giuro che è solo una invenzione della storia e nulla più.

Ma è proprio nelle mie angosce e nei miei tormenti che Lui, nella sua infinita Misericordia, mi viene a cercare, come un amico di cui avevo perso le tracce.

Il tempo è un gioco di sguardi, di carezze ma anche di schiaffi, di pianti isterici o di risate improvvisate.

Ma esso non è eterno per le leggi umane. E’ infinito nel suo Amore.

Non posso continuare a nascondermi e a cercare scuse per non attraversare le mie tempeste, per strappare via l’immagine, la mia, di un ragazzo che non crede più nel sapere credere a questo gioco di sguardi tra me e Lui.

Raffaele

Non sarà mai abbastanza…

Fra poco andrò in Chiesa per vedermi la Santa Messa e partecipare all’Adorazione Eucaristica animata dal Gruppo Famiglia.

Ho deciso di andarci. Di evadere dalla solita routine che mi avrebbe visto incollato davanti a una scrivania a leggere un giornale o scrivere un post sul blog.

Forse vado per spezzare un’ora della mia Vita. Tornerò all’incirca alle 19.15. Non so come tornerò: forse stanco o forse rigenerato da un timido incontro.

Eppure al mattino e alla sera mi ritaglio un piccolo momento per la preghiera. Provo a capire se Lui mi scorge attraverso le mie parole, se è deluso o felice della mia ipocondriaca Felicità, eppure non so se questa mia direzione sia quella giusta. Di fronte alla sofferenza il mio credo si lacera improvvisamente, la mia anima ribolle di dubbi, il mio pensiero cerca un vento, un sentimento che gli cambi prospettiva.

Ma sono ancora qua. Sono pigro e la mia fede ne risente di questa contrattura del mio cuore.

Buona Serata

Raffaele

I lati più fragili della mia Felicità.

Dopo nove anni credo di essere uscito da un lungo tunnel che ha coinvolto i lati più fragili della mia Felicità. E’ come se io fossi vissuto all’interno di una stanza priva di finestre. Con pareti che avevano strane sembianze di cieli notturni e privi di stelle e poi niente. Mancanza di aria e tanto senso di soffocamento. Questa è la sensazione che ho provato per nove anni. Ora sono comparse all’interno di queste quattro mura delle piccole fessure dove intravedo un tenue orizzonte. Posso contemplare l’estate e posso respirare con la mia stessa aria e non quella non filtrata da universi paralleli: un’aria pulita, priva di scorie radioattive, un’aria incontaminata e che viene direttamente dai prati appena curati del mio cuore che per lungo tempo è stato incatenato dalle leggi autunnali del mio pensiero. La mia anima può ascoltare l’eco fecondo del mio presente senza troppo disturbarsi a sentire i rimbrotti del mio passato, senza essere assillato dall’organigramma empirico del mio futuro, senza assillarmi se per ogni mio battito di ciglia tutto ha un senso, senza testare sotto un sole cocente l’elasticità emotiva delle mie parole, senza dettare clausole vessatorie alla mia imminente ispirazione.

Il tempo in parte mi ha aspettato, a volte mi ha illuso, a volte mi ha giudicato ma è stato paziente mentre provavo a scavare nelle profondità argillose delle mia felicità.

“Ormai sei guarito Raffaele, il peggio è passato…” eppure piccole gocce di solitudine sono rimaste nella mia vita, come se alla fine dovrei comprendere piccole zone d’ombra ancora rimaste nella mia nuova stanza, tra poster di Sport, frammenti di poesia, quadri impressionistici e la musica di Battisti come sottofondo a svegliarmi di primo mattino… come se queste piccole superfici ombrose mi volessero accompagnare nel mio ultimo viaggio non più in terra straniera ma in un luogo dove le mie paure altro non sono che un atto di coraggio per scrivere una nuova sceneggiatura del mio destino.

Non lo so, forse non guarirò mai del tutto o forse non me la sento ancora di guarire perchè la mia anima si sta abituando con fatica alla mia nuova libertà, a nuove forme geometriche della mia fragilità a sentirsi corsivo dentro un racconto alla ricerca di un lieto fine, di un confine che mi separi dall’altra metà di una parola.

Ritornare ad essere un fiore prima che la primavera decide di abbandonarmi dentro altri versi, prima che si inabissi nelle profondità mistiche del mio silenzio…

conservare quella libertà mentre osservo un tramonto lungo una scogliera, mentre cerco di profetizzarmi nei miei lati più fragili della mia felicità…

e poco importa se “Cio che sono, forse non lo sarò mai…” un ultimo ballo prima di mezzanotte.

Raffaele

Bagaglio

foto tratta dal web

 

Le nostre paure, le nostre ansie fanno parte irrimediabilmente del nostro bagaglio socio-emotivo. Ci appartengono. Fanno parte della nostra genetica. Esplorano ogni parte del nostro corpo e della nostra mente: li si rifugiano e producono frutto. Si infatti… ho detto frutto, germoglio, fiore perchè in tutti questi anni che ho vissuto in co-abitazione con loro ho imparato a saper cogliere il meglio da loro, dagli scrosci di pioggia improvvisi o dai lunghi momenti di isolamento del pensiero. E’ un dover vivere con loro. Conoscere le loro tecniche di gioco, trovare le mosse per convincere ad essere meno testardi e volubili. Bisogna imparare a giocarci sempre alla luce del sole, loro sono furbi e basta un pezzo d’ombra e ti ritrovi per terra ad assaggiare il calore dell’asfalto. E non possiamo credere o convincerci che la nostra esistenza sarà priva del loro lavoro. Non saremo delle persone sagge. Il battito del cuore che aumenta il suo ritmo, la mancanza di respiro, la forte sudorazione. Il corpo che reagisce, improvvisamente. Possiamo allenarci e farci trovare pronti al loro arrivo ma comunque loro, puntuali, arriveranno. Sta a noi darli una giusta nomenclatura. Non ho ben capito ancora il grado di conoscenza che li devo rivolgere, se devo risultare empatico oppure freddo ma mai scontroso.

E poi capisco che non sono il solo ad averli nel mio bagaglio… ognuno da a loro una loro valenza in base al proprio pezzo di terra da coltivare… c’è chi se ne frega e ci ride su, addirittura, c’è chi come me risulta essere schiavo delle loro prestazioni. Ma già capire ed entrare nel loro mondo è un buon segnale da captare e trascrivere nuovi messaggi di leggerezza.

Buona Vita!

Raffaele