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Giorni d’autunno

Giorni d’autunno in cui non mi so vestire. O sento troppo caldo o sento troppo freddo.

Faccio fatica a trovare un abito che mi soddisfi appieno.

La Felicità mi riscalda come l’abbraccio di mio padre.

La solitudine mi abbandona come le prime foglie d’autunno.

Ludovico Einaudi mi accompagna con le sue morbide note.

“L’ Amore in un mistero…” ed io che provo a tenermi in equilibrio mentre il destino mi osserva divertito nel profumo acerbo di una mia lacrima… perchè un senso alla sua illusione la vorrei pure trovare.

Raffaele

Foglia morente

foto lascia vivere il pensiero

 

Dicono che sia solo una foglia, morta, autunnale, indifferente al passaggio della gente. Sola e che crea malinconia. Io credo che anche in questo essere fragile ed esile in essa si nasconde una vita, una forma primitiva di felicità. Staccarsi dal resto del mondo e provare anche se per pochi istanti l’enfasi del volo… trasportati dal vento per un ultimo e intenso viaggio tra le ragioni del cuore… i suoi colori non nascondono minimamente l’ebrezza della primavera appena sbiadita… c’è solo tutta una vita per capire il suo senso…

Raffaele

Timido e riservato

L’autunno, timido e riservato, è entrato far visita al mio cuore. Un mare profondo lo ha accolto, labbra nude per dire: “Ciao, benvenuto”. Stagione che porta con se, granelli di sabbia appesi ad un invisibile filo di scaltra innocenza, un pizzico di amaro ai piedi di una assolata libertà. Questa dea che inizia a scorrere nelle vene agli inizi di Novembre, mese in cui gli individui fragili come me si staccano dal loro albero nativo, mutano il loro colore e la loro identità e sperano che il volo sia il più dolce possibile prima che il frastuono dovuta all’improvvisa caduta risulti sagace sull’asfalto violento e ribelle. Questa tristezza che si stacca all’apice di una felicità risulta assai sazia e indomita verso l’ombra irrequieta del mio lacrimoso passato. Sorella povertà che induce il tutto o niente che valica i più intimi confini del mio essere. E’ tutto così irreale e stupido, infreddolito dai miei pensieri fuori stagione, cerco opinioni che diano aria nuova ai miei polmoni. E’ tutto così magico e introspettivo che a volte mi illudo se fuori dalla finestra del mio acerbo mondo piovono gocce di essenza e il sole fatica a far capolino nel mio divenire…

“Ora ci sei tu,

dolce tristezza,

che dal grembo materno mi nutri

e mi strappi con cura alla variopinta gioventù

che nulla nuoce alla altrui mia salute

se non edificarti al centro del mio pensiero…”

Essere tristi induce a un riconoscimento intimo e ingenuo con la propria personalità, avvolta nel gelo di queste miti temperature. Induce a far morire la luce che i miei occhi contemplano nel più rigoroso silenzio della mezzanotte. Induce a contare frettolosamente i propri passi a ridosso di una siepe e successivamente camuffare le stesse impronte con un sorriso mutevole e acrilico. Momento catartico… le parole cantano melodie e rivolgono il loro sguardo verso prospettive libere e psichedeliche. Essere tristi, essere folli, portare la mente chissà dove. La precarietà delle cose che ci ruotano intorno e non riconoscerne la forma, non piangere se un fiore soffre tra i sassi…

Raffaele