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Nonostante tutto

foto tratta dal web
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Oggi è il giorno della memoria del filo che unisce il dolore profondo di un pensiero che non svanirà mai nel nulla e la speranza che sboccia dietro le ombre di innocenti persi nei loro numeri tatuati sulla pelle. E’ il giorno in cui sentiamo ancor di più il profumo del silenzio che giace ancora sui resti dei campi di concentramento, è il profumo attuale del mondo. Non un profumo di rosa, di un cibo cotto ma un profumo di sangue ancora caldo. Il mondo a distanza di 70 anni dal genocidio degli ebrei (e non solo) piange ancora sulle profonde turbative dell’animo umano. Non si rispecchia più nei loro occhi e nei loro gesta da falsi eroi in borghese. Oggi è il giorno, per me di tutti i massacri compiuti dalla mano dell’uomo. Da Caino e Abele fino alle stragi di Parigi il male non si è dileguato via ma ha continuato a fare proseliti a fare schiavi secondi ideologie malpensanti. Oggi è il giorno in cui il nostro cuore smette, per attimi infiniti, di battere. Il mio non ne ha più forza. Troppe cicatrici da nascondere, mi sento un idiota se penso ai miei mali e alle mie debolezze, se ripenso alle sofferenze della gente perseguitata, derisa, sbeffeggiata nel mondo. Riflettere sui mali di questa civiltà, riflettere sulle anime cadute in cielo è un modo per stare vicino oggi nel giorno della memoria. Salvare quello che ancora non è morto è il compito delle generazioni future che subiranno le “nefaste e primordiali azioni del pensiero” dei nostri antenati. Respiro originale, società accartocciate su parole di burro, annunci forzati di preghiere rivolte all’inferno, il nero come colore del cielo, il rosso come il colore della nostra madre terra. “La Vita è bella” nonostante tutto.

Amaro

“Dio perdona tutto!”

foto tratta dal web
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Ho letto un interessante articolo sull’Avvenire di sabato 24 Gennaio. Il pezzo prende spunto da una dall’omelia che Papa Francesco ha fatto venerdì 23 durante la messa celebrata a Santa Marta. Omelia incentrata sul sacramento della riconciliazione. Visto la mia attuale situazione “traballante” dal punto di vista della fede, vorrei affrontare il tema della penitenza, offrendovi delle mie personali opinioni.Per il Papa il sacramento della confessione è quel sacramento che ci unisce con Dio, dopo un breve e intenso periodo di tribolazione interiore nell’animo, aggiungo io.Il peccato è essenzialmente una grande disobbedienza al Signore, tramite la parola che trancia importanti ferite, o con i gesti anche del cuore e della mente.“Prima di tutto, Dio perdona sempre”, ha ribadito Francesco “non si stanca di perdonare, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono”. Personalmente, non soffro o non mi vergogno di enunciare i miei peccati di fronte a un prete, ma la ripetitività dei miei peccati, è questo che mi turba, oltre che la consapevolezza attiva mentre sto per compiere un offensivo gesto. Con la confessione noi promettiamo a Lui, di non commettere più determinati peccati, promettendo anche una possibile ri- purificazione non solo dell’anima ma anche del nostro agire da Cristiani per bene. La penitenza è l’atteggiamento di chi vuole ritornare in comunione con Dio, “conversione”, ritornare ad abbracciare il suo immenso Amore. Molte volte mi è difficile accettare i miei peccati, anche quelli un tantino “gravi” anche se non credo che ci sia un classificazione idonea a proposito di ciò. A volte faccio fatica a varcare le porte della sacrestia e inginocchiare di fronte alla Croce. Siamo essere umani, è la nostre indole e non debolezza compiere “errori” l’importante è accettare le nostre debolezze e chiedere umilmente perdono. Il fatto stesso di attuare questa azione, implica un live cambiamento del nostro cuore dove si annidano le nostre miserie.Cristo nonostante i nostri peccati, ha sofferto, è morto per sconfiggere il male. Siamo noi che c’è lo creiamo, o permettiamo di scorrere dentro le nostre vene.“Dio perdona tutto. Se tu vai pentito, perdona tutto, non ti lascia parlare! Tu incominci a chiedere perdono e lui ti fa sentire quella gioia del perdono prima che tu abbia finito di dire tutto.” Si, ha proprio ragione Francesco, ogni volta uscito dal confessionale, vengono “colpito”, “investito”, da una nuova gioia, una nuove luce, da guardare sempre con gli stessi occhi ma da un’altra e migliore prospettiva.

 

“Io posso parlare del vostro bene, ma non del vostro male. Poiché il cattivo non è che il buono torturato dalla sua fame e la sua sete.” Kahlil Gibran, Il Profeta.