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Senza titolo.

Giovedi scorso ero in spiaggia. Erano circa le 11. Ero seduto appena fuori dall’ombrellone a prendere un pò di sole intento ad ascoltare, tramite i-pod, un pò di musica Rock.

Ad un certo punto vedo transitare davanti a me due piccoli ragazzi di colore. In maniera volgare li avremmo definiti due “Vu Cumprà”. Erano due bambini. Il più piccolo aveva 6 o 7 anni, l’età della mia nipotina che vicino a me stava giocando a fare castelli di sabbia. Loro due no. Stavano lavorando, forse ridotti in schiavitù. Non ricordo cosa vendevano, forse qualche collana o braccialetti. Ricordo che il più piccolo aveva nell’orecchio destro un apparecchio acustico. Ricordo che questi due poveri fanciulli erano costretti a percorrere tutta la costa sotto un sole cocente.

Appena me li sono visti di fronte sono rimasto quasi paralizzato. Avrei voluto darli qualcosa, un panino o dei soldi ma niente. Non ho mosso un dito. Ricordo ancora le loro espressioni del volto. Un misto di stanchezza e rassegnazione.

Successivamente hanno proseguito il loro tragitto e hanno incontrato vicino al mio ombrellone delle giovani ragazze che gli hanno regalato un piccolo pacchetto di patatine.

Erano due bambino ma il loro destino, in tenera età, li aveva già messi alla prova.

I bambini a quella età devono giocare e divertirsi, devono godere della loro fanciullezza, invece erano costretti a diventare già grandi per poter portare, nelle loro baracche, un pò di soldi per sfamarsi e sopravvivere.

Sono rimasto colpito da questo episodio e fin quando assistiamo a queste simili scene in tv allora non ci produce nessun effetto.

E ancora adesso mentre vi scrivo questa triste storia mi chiedo che lessico ha preso la nostra Umanità, perchè la nostra Felicità e il nostro modo di vivere questa Vita sia diversa per tutti anche per il colore della pelle.

E quando avrò le mie crisi emotivi, quando penso che la mia esistenza faccia schifo, quando non mi sento più amato in ogni mio giorno dovrò pensare a quei due bambini costretti a spaccarsi la schiena pur di vivere ancora un altro pò… perchè il loro sorriso non sarà mai paragonabile al mio, perchè il sorriso di chi è povero e vive sulla sua pelle la fame e la carestia è un sorriso sincero, limpido e privo di impurità.

Raffaele

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