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Attesa…

 

E’ il tempo dell’attesa, di quei attimi che sembrano non avere un confine diradati nei loro angusti spazi, labirinti che giocano con la nostra pazienza;

è il tempo degli addii con parte del nostro pensiero che vive comodo nella sua memoria che cerca consenso in un messaggio o una lettera non ancora spedita;

è il tempo di inventare un nuovo gioco, nuove regole, nuove disposizioni fisiche di un bacio, di una carezza o di uno schiaffo, capire dove condurranno, ora nel vento, le nostre lacrime impastate sui filamenti di un tramonto ancora incompiuto;

è il tempo di inventare nuove parole, nuovi modi per comunicare, poetare, immaginare nuovi orizzonti con cui litigare ed anche se sulla confezione della nostra anima c’è scritto “fragile” noi continueremo a sognare oltre l’ultimo spicchio di cielo visibile al nostro cuore…

Raffaele

Vedovo

foto tratta dal web

 

Se solo potessi tornare indietro

diventerei già vedovo, vedovo delle mie emozioni

apolide in una terra di mezzo. Mi turba il riflesso di una gioia sporadica

e vestita delle sue ceneri detratte da un mare silente, impertinente

risulta l’immaginazione di una ricchezza ammutolita venduta nel vento

per tumultuosi sogni di bianco segreto. Tornare con l’animo grezzo

e avvezzo a un angelo straniero che mi tende la mano nonostante la mortalità

che eviti ogni contatto con l’ampiezza uniforme di una gravosa felicità…

 

Raffaele

Ispirazione

“Io non ho scritto in mia vita se non pochissime e brevi poesie. Nello scriverle non ho mai seguito altro che un’ispirazione (o frenesia), sopraggiungendo la quale, in due minuti io formava il disegno e la distribuzione di tutto il componimento. Fatto questo, soglio sempre aspettare che mi torni in un altro momento di vena, e tornandomi (che ordinariamente non succede se non di là a qualche mese), mi pongo allora a comporre, ma con tanta lentezza, che non mi è possibile di terminare una poesia, benchè brevissima, in meno di due o tre settimane. Questo è il mio metodo, e se l’ispirazione non mi nasce da sè, più facilmente uscirebbe acqua da un tronco, che un solo verso dal mio cervello.”
Giacomo Leopardi

(Lettera a Giuseppe Melchiorri)

Mi stupisce della “lentezza” del comporre del grande Giacomo Leopardi. Io invece sono completamente l’opposto. Quando compongo una poesia devo subito tradurre l’ispirazione e il pensiero creativo in parole e riempire quello spazio vuoto del foglio. Raramente lascio un opera incompiuta per molto tempo, rischio di perdere il filo creativo che mi univa ad essa, entro in un labirinto in cui la mia memoria non si supporta. A volte si, ritorno e do qualche ritocco a qualche poesia perchè mi sono venute nuove parole molto più belle da inserire… pochi ritocchi, senza travolgere l’originale mia creative. Il dilazionarsi del tempo creativo in parte mi danneggia, mi concentro in quel giorno solo ed esclusivamente per quella poesia, confluisco ogni stato d’animo e sentimento per quella poesia e a volte danneggio le ulteriori sfumature del mio pensiero…

e voi quale tecnica usate nel comporre una poesia? Siete stile Leopardi?

Buona giornata 🙂

Raffaele

Sapiente silenzio

foto tratta dal web

 

Assicurarsi l’ingresso

nell’isola di un tuo prezioso silenzio

tempo caotico nel suo attimo silenzioso.

Il mondo vorrebbe proibire, censurare

la sua luce per pavimentare fioriture di emozioni

nello squarcio di inconsuete linee evocative

della misura del tuo orizzonte. Timidamente

accudire il segreto, di questo silenzio

di una profonda intesa, di un rituale che sperimenta

l’amore allo scoccare di un bacio elegante. Estemporanei gesti,

sfogliati in verticali equilibri, in cui ti perdi…

consapevolezza di se, ma che amo, nell’inaugurazione di una nuova veste

che issa il suo spirito

sobria, comoda… una nuova poesia

in un sapente silenzio estivo…

 

Buona Vita 🙂

Raffaele

A volte

A volte mi capita di essere stupido,
testardo e logorroico,
timido e impreciso
distratto e farraginoso
in ogni mia azione che sigilla e maltratta la mia vita che fatta di carta o di ferro… devo ancora capire.
Capire e osservare ogni mio movimento, del cuore e del pensiero che litigano e franano le loro paure sul mio cielo che spesso di stelle vuote è composto.
E non stare più a contare le lacrime e quei timidi sorrisi che rinfrancano una giornata estiva e stare muto, in un silenzio perpetuo mentre la vita altrui scorre, lenta intorno alle mie fragilità…

Raffaele