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Nessuna ragione

Nessuna ragione, nessuno mi ascolta, “Cazzi miei”, nessuno che mi copre le spalle, una ruga appena nata su questo viso ancora vergine. Ho perso il conto dei miei anni: clandestini in ogni loro latitudine, abitudine nel contare i miei passi nell’ombra di un respiro stroncato da questo freddo ancora in vena di sorrisi amabili e distesi. Chiudo il mondo a metà, lascio aperto uno spazio infantile per le tue labbra… non si sa mai, quel che resta, c’è da fare un pò di pulizia tra i miei pensieri. Non è ancora il tempo di evadere dal mio cuore… mi dicono che non è niente, oggi mi dimentico di me stesso, chi starà meglio? Un bicchiere di vino rosso da riempire…

Raffaele

Come una foglia…

Come una foglia e il sottile strato di brina ad renderla magica, spensierata, glorificata nel suo ultimo atto di Vita. E quel freddo che ti fa perdere ogni colore, che entra nelle membra e ti rende partecipe del suo dolore. Dopo un pò, dopo un attimo di titubanza e di lontananza dagli occhi del cielo ci si fa l’abitudine ad ogni latitudine del proprio corpo che come una esile foglia cerca solo nei passanti un ricordo, un velo di malinconia per non calpestarla nella fretta di una Vita che a volte si dimentica della bellezza della fragilità. E lo strato lunare di brina ci ricorda che spesso la malinconia è un luogo privilegiato dove far riposare la nostra felicità, tralasciare schegge infette di ipocrisia e capirsi all’interno di una lussureggiante aritmia di ricordi che profuma come la sabbia nel cuore mattino. “Ciò che siamo forse non lo saremo mai” per giunta allo scoccare del rintocco dell’ultima preghiera di mezzanotte, orfani di un universo che ci ha visti figli di una gioia smisurata ma a tratti consumata dal rancore di non aver vissuto le nostre lacrime. Ma andiamo avanti, aspetteremo il bacio improvviso della primavera quando vorrà accarezzarci, aspetteremo una promessa non mantenuta o quella poesia non ancora compresa in ogni suo lieve e immacolato verso tardivo… aspetteremo di essere spettatori, anche nel gelo invidioso e scontroso dell’inverno, della nostra timida e silenziosa bellezza.

Raffaele

Monologo interiore

Questo è un limite

sensazione astratta

libero

astinenza

vado in scena

monologo interiore

solitario

intimo bacio

il mistero di anni inconfessabili

mettersi al servizio della fanciullezza

canto

recito

e piango

una commedia nostalgica

va in scena

una penna per disegnare

il mio spazio privato…

“Venite, siete i benvenuti”

fluiscono le mie gioie

fluiscono giorni sani

nel cuor latente

un cartellone con scritto

“Oggi comicità seria”

vanno in scena il mio sentimento

realizzato in luoghi

privi di godimento

spirituale

vado in scena

non sono ammesse interruzioni

ne eventuali repliche.

Raffaele

Fingermi

Ascolto Battisti e Ligabue. Fingermi distratto in riva allo Jonio. Partenze improvvise e lessico anch’esso distratto dal rigonfiamento del mio pentimento.

La fiducia che si compiace del mio silenzio. Rimango sveglio fino a notte inoltrata per capire se tra il compimento delle stelle quanto davvero ti ho amata.

Un contrasto di contrasti nella velleità di una goffa presenza per via di scarabocchi cuneiformi dell’anima devota a eclissi asimmetriche e ribadite da continui miei errori grammaticali.

Appunti, idee, caos, affinità elettiva. Tutto sembra oscillare, tutto sembra precocemente dissolversi in questo ballo illusorio e frenetico di versi omogenei nel loro fato nel doversi allinearsi così avidamente intorno a un detto popolare,

fingermi distratto sotto questo vento di maestrale…

Raffaele

Non credevo…

foto tratta dal web

 

Non credevo che la Felicità volesse significare impegno e dedizione. E’ un talento che va conquistato giorno dopo giorno senza il fardello delle nostre ansie quotidiane. Essa non va cercata alla luce del sole ma nella penombra, nei luoghi più nascosti del nostro pensiero. Essa va conquistata perchè non è gratuita, non si trova nelle bancarelle dei supermercati a prezzi scontati. Credevo fosse naturale essere felici ma la sua naturalezza va cercata nel perdono e nell’autenticità delle nostre debolezze e di una vanitosa fragilità… non è l’evoluzione imperiosa del nostro tempo, semmai la sua stessa e identica copia, il suo lato migliore o la sua parte più nascosta e imprevedibile… si perchè fin quando non apriamo con stupore le porte del nostro cuore non sapremo mai in che forme e orizzonte lei si presenterà da noi…

Raffaele