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Prove di comprensione

Non credo che proverò, assaggerò l’enfasi di un perduto amore.

Non credo di essere idoneo ad innamorarmi. Non conosco le regole di ingaggio e purtroppo per nessuna ragazza sarò speciale questo perchè sono un uomo fragile, colmo di paure e insicurezze. Non sono capace di fare lo stronzo o di essere “l’uomo che non deve chiedere mai…” Sono semmai un tipo romantico, forse un pò troppo mieloso. Forse non sono un uomo che protegge la propria donna perchè il primo a sentirmi fragile sono proprio io.

Non ho pazienza in Amore, non sono uno che si lascia desiderare o se la tira. A volte ho bisogno dell’aiuto di un mio amico, per via dei numerosi consigli.

Mi sembra ancora di essere in prima elementare dove ancora devo imparare la sua ortografia e a malapena conosco i rudimenti della sua grammatica.

Vorrei tanto innamorarmi in questo periodo, in questa estate, in questa stagione che sembra avere un suo fascino per me ancora misterioso e lasciarmi attrarre dalla sua pazzia.

E mi viene in mente un verso della poesia di Luciano Ligabue…

“Un Amore che comincia d’estate si è persa la primavera ma non lo si vedrà mai pensare all’autunno imminente…”

E sarei disposto a sacrificare attimi eterni del mio destino affinchè tutto ciò prenda forma.

Scusatemi, forse vi sembrerò uno sfigato…

Buona serata

Raffaele

…non decido io.

Sono una persona molto ansiosa. Da un anno a questa parte sto provando a convivere con questa forma “provocatoria” del mio pensiero. Devo avere sempre tutto sotto controllo. Gli imprevisti creano in me dei forti terremoti a cui delle volte non so dare una spiegazione. Mi programmo la mia giornata in ogni minimo dettaglio non comprendendo a fondo che gli acquazzoni estivi del mio destino sono la più sublime purificazione della mia anima.

Alle 17.30 ho una visita medica e spero che non duri molto. Vorrei farcela per accompagnare i miei ragazzi dell’oratorio per farli disputare una amichevole e passare insieme a loro e al mio Don una bella serata in amicizia e spensieratezza. Vorrei, ma non sono io che dedico le traiettorie del mio tempo. Non sono io che decido ma posso suggerire al mio fato come muoversi nel prossimo futuro che si fa amico e che piano piano si fa più confidenziale.

Raffaele

Lacrima

Fermo. Immobile a guardare la tua foto. Un piccolo mazzo di fiori profuma questa mattina. Una piccola luce si sforza di illuminarti. Sono passati undici anni. Sono passati undici anni da quando, a soli ventidue anni, sono diventato orfano del padre di mio padre. Ma nonostante tutto questo tempo che mai sembra essere lontano ci incontriamo di notte dentro un sogno. Fermo. Immobile. Non riesco a trattenere le lacrime, anche ora mentre ti scrivo questo pensiero. Forse esse mi permettono di parlare ancora con te. Forse esse sono la testimonianza del tuo amore donato sin dalla mia infanzia quando con la 124 mi accompagnavi a scuola o passavamo la sera a parlarci e a conoscerci sempre di più davanti al caminetto. Quando provo a incontrarti attraverso il mio cuore provo a non usare il passato. Sei sempre presente, qui con me anche quando contemplo un tramonto o nel sorriso di un bambino dell’oratorio. Continui ad esserci nella mia Vita e sento la tua presenza anche quando arriva l’inverno tra i miei pensieri, anche quando cado e mi ferisco perchè il destino a volte ci disegna orizzonti ancora inesplorati. E quel destino che ha voluto che io ti salutassi per l’ultima volta in quel giorno d’estate appena rientrato da Modena. E non credo sia un caso che ci chiamiamo con lo stesso nome e cognome… come se fossimo uniti, per sempre ad un unica Vita.

Ciao Nonno!

Io credo…

Io credo nel Destino e nell’infinita trama, complessa e strutturata, che ci coinvolge anche negli angoli più angusti della nostra esistenza.

Credo nel Destino come una voce dall’alto che ci tende ad orientare su un giusto cammino. Intravedere un Riflesso che ci indici una Luce da cui uscire da periodi rinchiusi ad una grotta ad osservare ed a mitigare il nostro tempo.

Credo che il Destino sia in parte una rivoluzione del nostro pensiero ma che anche non sia solo coincidenze e attimi di imprevedibilità.

Credere nel Destino non è credere di avere la prontezza di prendere il treno giusto o di arrivare puntuali ad un appuntamento.

“Il Treno passa una volta sola…”

Chi lo dice questo? E se esso ha un guasto durante il tragitto o se per sbaglio sbagliasse fermata?

Credo, invece, che il Destino ci viene a cercare anche quando abbiamo il cestino ricolmo di pezzi del nostro cuore andati in frantumi, quando l’anima diventa pesante e asfissiante nel vedere tristezza anche in un giorno di sole.

Il Destino non è un testo scritto. Non è una canzone ascoltata mille volte sul nostro lettore musicale. Non è, in sostanza, una ripetizione noiosa del nostro Tempo.

Ogni lacrima ha una sua forma, ha una sua specificità.

Il Destino non va cercato, non è una improvvisazione Divina, non è il solito caffè del mattino.

E non possiamo capirlo fino in fondo… perchè quando un giorno lo capiremo veramente avremmo smesso di respirare.

Raffaele

I lati più fragili della mia Felicità.

Dopo nove anni credo di essere uscito da un lungo tunnel che ha coinvolto i lati più fragili della mia Felicità. E’ come se io fossi vissuto all’interno di una stanza priva di finestre. Con pareti che avevano strane sembianze di cieli notturni e privi di stelle e poi niente. Mancanza di aria e tanto senso di soffocamento. Questa è la sensazione che ho provato per nove anni. Ora sono comparse all’interno di queste quattro mura delle piccole fessure dove intravedo un tenue orizzonte. Posso contemplare l’estate e posso respirare con la mia stessa aria e non quella non filtrata da universi paralleli: un’aria pulita, priva di scorie radioattive, un’aria incontaminata e che viene direttamente dai prati appena curati del mio cuore che per lungo tempo è stato incatenato dalle leggi autunnali del mio pensiero. La mia anima può ascoltare l’eco fecondo del mio presente senza troppo disturbarsi a sentire i rimbrotti del mio passato, senza essere assillato dall’organigramma empirico del mio futuro, senza assillarmi se per ogni mio battito di ciglia tutto ha un senso, senza testare sotto un sole cocente l’elasticità emotiva delle mie parole, senza dettare clausole vessatorie alla mia imminente ispirazione.

Il tempo in parte mi ha aspettato, a volte mi ha illuso, a volte mi ha giudicato ma è stato paziente mentre provavo a scavare nelle profondità argillose delle mia felicità.

“Ormai sei guarito Raffaele, il peggio è passato…” eppure piccole gocce di solitudine sono rimaste nella mia vita, come se alla fine dovrei comprendere piccole zone d’ombra ancora rimaste nella mia nuova stanza, tra poster di Sport, frammenti di poesia, quadri impressionistici e la musica di Battisti come sottofondo a svegliarmi di primo mattino… come se queste piccole superfici ombrose mi volessero accompagnare nel mio ultimo viaggio non più in terra straniera ma in un luogo dove le mie paure altro non sono che un atto di coraggio per scrivere una nuova sceneggiatura del mio destino.

Non lo so, forse non guarirò mai del tutto o forse non me la sento ancora di guarire perchè la mia anima si sta abituando con fatica alla mia nuova libertà, a nuove forme geometriche della mia fragilità a sentirsi corsivo dentro un racconto alla ricerca di un lieto fine, di un confine che mi separi dall’altra metà di una parola.

Ritornare ad essere un fiore prima che la primavera decide di abbandonarmi dentro altri versi, prima che si inabissi nelle profondità mistiche del mio silenzio…

conservare quella libertà mentre osservo un tramonto lungo una scogliera, mentre cerco di profetizzarmi nei miei lati più fragili della mia felicità…

e poco importa se “Cio che sono, forse non lo sarò mai…” un ultimo ballo prima di mezzanotte.

Raffaele