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I lati più fragili della mia Felicità.

Dopo nove anni credo di essere uscito da un lungo tunnel che ha coinvolto i lati più fragili della mia Felicità. E’ come se io fossi vissuto all’interno di una stanza priva di finestre. Con pareti che avevano strane sembianze di cieli notturni e privi di stelle e poi niente. Mancanza di aria e tanto senso di soffocamento. Questa è la sensazione che ho provato per nove anni. Ora sono comparse all’interno di queste quattro mura delle piccole fessure dove intravedo un tenue orizzonte. Posso contemplare l’estate e posso respirare con la mia stessa aria e non quella non filtrata da universi paralleli: un’aria pulita, priva di scorie radioattive, un’aria incontaminata e che viene direttamente dai prati appena curati del mio cuore che per lungo tempo è stato incatenato dalle leggi autunnali del mio pensiero. La mia anima può ascoltare l’eco fecondo del mio presente senza troppo disturbarsi a sentire i rimbrotti del mio passato, senza essere assillato dall’organigramma empirico del mio futuro, senza assillarmi se per ogni mio battito di ciglia tutto ha un senso, senza testare sotto un sole cocente l’elasticità emotiva delle mie parole, senza dettare clausole vessatorie alla mia imminente ispirazione.

Il tempo in parte mi ha aspettato, a volte mi ha illuso, a volte mi ha giudicato ma è stato paziente mentre provavo a scavare nelle profondità argillose delle mia felicità.

“Ormai sei guarito Raffaele, il peggio è passato…” eppure piccole gocce di solitudine sono rimaste nella mia vita, come se alla fine dovrei comprendere piccole zone d’ombra ancora rimaste nella mia nuova stanza, tra poster di Sport, frammenti di poesia, quadri impressionistici e la musica di Battisti come sottofondo a svegliarmi di primo mattino… come se queste piccole superfici ombrose mi volessero accompagnare nel mio ultimo viaggio non più in terra straniera ma in un luogo dove le mie paure altro non sono che un atto di coraggio per scrivere una nuova sceneggiatura del mio destino.

Non lo so, forse non guarirò mai del tutto o forse non me la sento ancora di guarire perchè la mia anima si sta abituando con fatica alla mia nuova libertà, a nuove forme geometriche della mia fragilità a sentirsi corsivo dentro un racconto alla ricerca di un lieto fine, di un confine che mi separi dall’altra metà di una parola.

Ritornare ad essere un fiore prima che la primavera decide di abbandonarmi dentro altri versi, prima che si inabissi nelle profondità mistiche del mio silenzio…

conservare quella libertà mentre osservo un tramonto lungo una scogliera, mentre cerco di profetizzarmi nei miei lati più fragili della mia felicità…

e poco importa se “Cio che sono, forse non lo sarò mai…” un ultimo ballo prima di mezzanotte.

Raffaele

Il destino ci ha voluti ora e non in estate…

Hei! -Gli accarezza dolcemente la sua guancia rossa. – So che Ligabue non ti sta molto a genio ma c’è una frase di una sua poesia che mi colpisce ogni qualvolta che la rileggo e credo sia perfetta per suggellare questo nostro primo incontro… Posso dirtela? – Certo, va bene, farò questo enorme sacrificio. Mi devi un favore però eh… – Ride.-  “Un amore che comincia d’Estate si è persa la Primavera ma non la si vedrà mai pensare all’Autunno imminente” Il titolo di questo componimento è “Un amore pronto a sudare” che fa da introduzione, spesso nei suoi concerti, la canzone “Ho perso le parole” la canzone che più suscita in me gioia. E’ bella, sussurra lei, e mi ha fatto molto emozionare se devo essere sincera ma questa nostra storia che sta per nascere sta per sbocciare in pieno inverno… non abbiamo avuto modo di incontrarci prima… a Luglio, Agosto… chessò… il destino ci ha voluti ora… e non in Estate… – Si hai ragione. (Quanto è bella non mi stancherò mai di guardarla, neanche se fosse la fine del mondo) Ma la mia personale interpretazione a questo verso poetico è che l’Amore conosce solo un’unica stagione: l’Estate appunto. E non importa se fuori e all’esterno dei nostri confini fa freddo e dobbiamo coprirci con strati di pensieri a volte superficiali. Ogni amore, nel corso del suo cammino, inizia sempre dalla stagione in cui la Felicità riscopre la sua essenza. E’ in estate che l’amore diventa quella emozione a cui non possiamo sottrarci. E’ in estate che noi sentiamo l’odore inebriante della nostra pelle aspettando il sorgere di nuovo, intenso ed inesplorato giorno. E’ l’estate in cui inizieremo a camminare mano nella mano sentendoci arrivare alle spalle la freschezza del mare, è in estate in cui contempliamo il cielo privo di nuvole facendo le coccole al chiaro di luna che illuminerà i nostri corpi, tempio dell’eternità. Certo non nascondo che ci potranno essere temporali improvvisi ma le lacrime che cadranno saranno nutrimento per l’arcobaleno che verrà… E’ questo il senso profondo, a mio parere, di questa frase del Liga. Perdonami se sono stato un po’ troppo romantico ma è quello penso contemplando la vertigine dei tuoi occhi e… all’improvviso lei lo interrompe bruscamente baciandolo. Il respiro che si blocca come ogni pensiero, un tuffo al cuore… Il sapore delle sue labbra, ecco che cosa è in fondo l’amore…

Raffaele

… non smettere comunque di sognare…

Come avevo detto tra i commenti del post della mia amica blogger Penny il 2020 ci ha insegnato che non dobbiamo avere troppe ambizioni ma dobbiamo essere più umili possibili per questo nuovo anno senza però smettere di credere nel realizzare i propri sogni. Certo il 2020 è stato l’anno della paura e dello spavento, avendo evocato l’amore e il futuro mentre eravamo dentro un tunnel e anche un filo di luce ci avrebbe saziato per l’eternità.

Quest’anno ho scelto in ogni aspetto della mia vita di avere un profilo basso, specie in amore. Saranno giorni in cui dovrò darmi una scossa emotiva ma anche che dovrò rivedere i miei progetti seguendo ambizioni non troppo circensi ma cercando un equilibrio tra la mia natura di sognatore che non vuole ancora disturbare le stelle del proprio destino.

Dovrò imparare a sopravvivere dei miei pensieri. Immergermi nella lettura del mio presente e smetterla di ricavare acqua potabile dai miei ricordi ripensando a un’anima fuggita nel solco di una poesia ancora non professata.

Dovrò sperimentarmi in nuovi sound, accarezzare nuove albe, dire meno stronzate e pensare alla malinconia come una amica che mi dia slancio a cavalcare bene i miei altruistici passi per lasciare ancora un segno non indifferente in questo romanzo da revisionare prima di pubblicare un finale a sorpresa, prima di tornare a respirare quella innocenza adolescenziale che un pò mi manca e che non sto trovando tra il mio cuore ricoperto di cellofan per paura di infiltrazioni di umidità e gocce di ipocrisia pagata a come rate semestrali, mestruazioni invernali…

Raffaele

Giochi del Destino…

Proprio ieri vi ho raccontato del mio sogno che ritraeva un mio ricordo di quando ho frequentato le scuole medie… e niente questa mattina mentre attendevo in sala d’attesa dal mio medico curante ho riconosciuto Totò il mio professore di Educazione Tecnica e Disegno proprio delle medie! Ovviamente lui non mi ha riconosciuto per via dei numerosissimi studenti che lui ha avuto nella sua vita da maestro ma è stato bello incontrarlo dopo più di 17 anni… praticamente una vita… ora lui è in pensione e stava aiutando un suo amico disabile ad effettuare un controllo medico…

Nonostante stesse con la mascherina ho riconosciuto subito la sua voce. Mi sono presentato e abbiamo parlato un pò prima che arrivasse il suo turno. Sempre allegro e simpaticissimo il mio prof. Totò, buona Vita!

Strani giochi del destino, non credete?

Raffaele

Timidamente Felice…

foto tratta dal web

 

Mi permetto di esprimere un piccolo pensiero, ispirato ieri dalla lettura di un post di Laura, una blogger di cui ammiro le sue poesie e ogni sfumatura di ogni sua parola, circa la definizione di Felicità. Non provo a sentenziare con ambiti filosofici che non mi appartengono nella mia modesta cultura ma semmai  ad esprimere appunto una mia considerazione su questo concetto così a noi caro e visto che ahimè è  solo un piccolo scoglio con cui aggrapparci fedelmente in questo periodo di profonda riflessione, visto anche il periodo cristiano che stiamo vivendo…

In questo momento cerco di essere timidamente speranzoso e questa speranza leviga un pò di felicità messa al riparo nelle mie stanze del cuore e pronto per santificarla quando questo temporale avrà smesso di lacerarci la pelle di gocce acide e polverose… Sono timidamente felice perchè in questo momento sto riscoprendo me stesso attraverso la quotidiana mia immersione nella scrittura, nell’ascolto della radio e della musica e nella famelica voglia di immergermi in nuovi racconti e nella silente preghiera… sono timidamente felice perchè in questo periodo in cui non lesino di certo preoccupazioni e paure mi sento un pò leggero… perchè ho a che fare con il tempo e lo guardo finalmente in faccia senza aver paura del mio aspetto un pò caotico e trasandato… perchè la Felicità è spogliarsi dei propri abiti, denudarsi di ogni loquace fragilità, è il tentativo testardo ma coraggioso di provare a saltare da un dirupo senza mai guardare il vuoto e fasciarmi ancor prima le mie ferite che comunque mi faranno sentire più umano… ho bisogno in questo periodo di essere timidamente felice perchè io stesso voglio essere il fuoco che illumina la mia vita o forse una piccola e tenace fiammella che non vuole spegnersi neanche sotto una fitta pioggia di incertezze. Perchè essere timidamente felice vuol dire rompere ogni legame con il mio tempo, essere io stesso il ritmo e il battito che la Vita mi chiede di essere, essere quel pezzo di stoffa benchè scolorita che rattoppa quei miei pensieri lacerati del passato e che mai ho davvero amato, essere quel piccolo pezzo di cielo stellato ora che la primavera ci ha accolto, anche se il risveglio del mondo lo vediamo solo attraverso le finestre di casa…

Mi permetto di essere timidamente Felice, perchè crediamo che solo l’eternità conservi il privilegio dell’infinito… e questa Vita nella sua imprevedibilità orchestrata dal destino non ha almeno residui o filamenti di eternità in virtù del fatto che ogni prossimo passo sarà invisibile un pò come i sogni  ai nostri occhi?

Buona Vita

Raffaele