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Ovviamente…

Ovviamente il mio ultimo post era un discorso un pò provocatorio anche se c’ho messo un briciolo di mia verità, per quanto possa contare. La tristezza che intendo io non aspira ad una sofferenza crudele della carne e dello spirito ma una malinconia che se ben calibrata e capita può essere lenitiva nel lungo processo di comprensione interiore nel lungo cammino della nostra esistenza.

Perdonatemi, non sono ne un filosofo e ne un teologo, mi permetto di effettuare dei piccoli ragionamenti che in questo momento mi colpiscono e mi attirano cercando di non cadere nella banalità. Sono un curioso del pensiero e anche se possono risultare veniali mi pongo molte domande e mi accontento di esse. Perchè forse in questa vita faremo fatica a comprendere il Mistero e non dovremmo mai avere l’arroganza di trovare delle risposte che solo il Padre Eterno le custodisce.

Ecco, credo che ognuno di noi non debba essere indifferente ai grandi temi della Vita. Specialmente i giovani devono essere accompagnati dagli adulti nel lungo cammino del discernimento. Porsi domande sui temi dei Creato, sui temi etici e morali credo che sia un diritto di ogni individuo. Ognuno cerca di seguire un proprio percorso, una luce, una via, una direzione e non posso esistere riflessioni di primo o secondo livello. Anche la curiosità di un bambino di 6 anni può metterci in difficoltà, ci può spiazzare. Infatti quando all’Azione Cattolica educavo le classi delle scuole elementari avevo il timore dei loro quesiti, nel mio contesto, specie sulla Fede. Una spinta per istruirmi sempre di più. Eh si perchè oltre a porci delle domande dobbiamo anche documentarci, studiare, informarci attraverso i libri o i media, un pò per un cristiano che si legge qualche brano della Bibbia, tanto per intenderci.

Impariamo ad essere curiosi del nostro destino.

Raffaele

La povertà di ognuno di noi

Girovagando un po’ su internet mi sono soffermato su un sito internet che riportava il messaggio per la Quaresima del nostro Papa Francesco del 2014. Il tema trattato nel messaggio Quaresimale è incentrato sulla miseria. In questi giorni, involontariamente, mentre il mio mondo gira verso orizzonti nuovi e insoliti, mi sta capitando di riflettere sul mio passato e sul mio indecifrabile presente. Cerco di contare le stelle che rianimano il mio cielo, cerco di contare i passi che ho fatto e che farò con l’aiuto Divino.

Riflettere, porsi delle domande, dare ossigeno all’anima. Scovare tracce di un senso, tracce di una vita che a volte mi scivola via dalle mani, come granelli di sabbia.

Il nostro Pontefice suddivide la miseria, la povertà in spirituale, morale, materiale. Definizioni perfette a tutto tondo, semplici ed esaustive. Ad ognuno di esse, cari amici, farò delle mie personali riflessioni  che solleticano il mio corpo che subisce le intemperie di questa estate passata “alla profonda meditazione interiore”.

foto tratta dal web
foto tratta dal web

Per Papa Francesco “La miseria materiale” è quella che comunemente viene chiamata povertà e tocca quanti vivono in una condizione non degna della persona umana: privati dei diritti fondamentali e dei beni di prima necessità quali il cibo, l’acqua, le condizioni igieniche, il lavoro, la possibilità di sviluppo e di crescita culturale. Di fronte a questa miseria la Chiesa offre il suo servizio, la sua diakonia, per andare incontro ai bisogni e guarire queste piaghe che deturpano il volto dell’umanità. Nei poveri e negli ultimi noi vediamo il volto di Cristo; amando e aiutando i poveri amiamo e serviamo Cristo. Il nostro impegno si orienta anche a fare in modo che cessino nel mondo le violazioni della dignità umana, le discriminazioni e i soprusi, che, in tanti casi, sono all’origine della miseria. Quando il potere, il lusso e il denaro diventano idoli, si antepongono questi all’esigenza di una equa distribuzione delle ricchezze. Pertanto, è necessario che le coscienze si convertano alla giustizia, all’uguaglianza, alla sobrietà e alla condivisione…

Fortunatamente ho sempre vissuto in famiglia agiata, mio padre e mia madre non mi hanno fatto mancare mai niente, nonostante i loro notevoli sacrifici. Sono un ragazzo molto sensibile al tema della povertà, non ho mai sperperato i soldi che i miei mi davano, faccio delle rinunce quotidiane e vivo per l’essenziale. Non ho mai avuto contatti in prima persona con i pover. Ho sempre pregato per loro, alle uscite dei centri commerciali o in stazione non manca l’offerta e se vi sono raccolte fondi la mia famiglia partecipa attivamente . Mi chiedo come fanno a non mollare, come fanno ad andare avanti, ad amare la loro vita passata a chiedere l’elemosina, come fanno ad avere speranza e amore, come fanno i loro occhi a vedere un cielo stellato. E la risposta c’è la da Francesco. E’ Cristo che accoglie  tutti loro e li fai veri Testimoni della Fede.

“Beati voi poveri, perché di essi è il Regno dei cieli” Lc 6,20

Se siamo umili come loro se siamo “ricchi” dentro, se la nostra fede, al di là dei beni materiali e ricchezze che possediamo o no, è salda nell’amore di Cristo Risorto allora la nostra vita ha un senso. Patire una morale ingiusta, patire le più atroci discriminazioni, essere denigrati perché non si ama il dio denaro, ma alla fine varcare le porte della vera Vita che ci attende dopo la morte, la Vita Eterna. Da sottolineare che esistono persone, poco “pubblicizzati” che volontariamente, decidono di abbandonare tutto per seguire una esistenza terrena diversa come fatto da Francesco D’Assisi.

 

Un altro tipo di miseria che viene citata nel messaggio Quaresimale è quella morale… “Non meno preoccupante è la miseria morale, che consiste nel diventare schiavi del vizio e del peccato. Quante famiglie sono nell’angoscia perché qualcuno dei membri – spesso giovane – è soggiogato dall’alcol, dalla droga, dal gioco, dalla pornografia! Quante persone hanno smarrito il senso della vita, sono prive di prospettive sul futuro e hanno perso la speranza! E quante persone sono costrette a questa miseria da condizioni sociali ingiuste, dalla mancanza di lavoro che le priva della dignità che dà il portare il pane a casa, per la mancanza di uguaglianza rispetto ai diritti all’educazione e alla salute. In questi casi la miseria morale può ben chiamarsi suicidio incipiente”

A conclusione del discorso sul tema della povertà Bergoglio ci spiega cosa si intende per miseria spirituale. La miseria spirituale, (è quella) che ci colpisce quando ci allontaniamo da Dio e rifiutiamo il suo amore. Se riteniamo di non aver bisogno di Dio, che in Cristo ci tende la mano, perché pensiamo di bastare a noi stessi, ci incamminiamo su una via di fallimento. Dio è l’unico che veramente salva e libera. Il Vangelo è il vero antidoto contro la miseria spirituale: il cristiano è chiamato a portare in ogni ambiente l’annuncio liberante che esiste il perdono del male commesso, che Dio è più grande del nostro peccato e ci ama gratuitamente, sempre, e che siamo fatti per la comunione e per la vita eterna. Il Signore ci invita ad essere annunciatori gioiosi di questo messaggio di misericordia e di speranza! È bello sperimentare la gioia di diffondere questa buona notizia, di condividere il tesoro a noi affidato, per consolare i cuori affranti e dare speranza a tanti fratelli e sorelle avvolti dal buio. Si tratta di seguire e imitare Gesù, che è andato verso i poveri e i peccatori come il pastore verso la pecora perduta, e ci è andato pieno d’amore. Uniti a Lui possiamo aprire con coraggio nuove strade di evangelizzazione e promozione umana…”

foto tratta dal web
foto tratta dal web

E’ una miseria di cui ne soffro un po’, e non mi vergogno di dirlo, a volte mi sento come una pecorella smarrita, perchè ho preferito seguire strade meno tortuose, fatte di sacrifici e addii e seguire scorciatoie che portavano dritte al peccato. Andare e servire messa, mi fa stare bene. Non è tutto rosa e fiori, ci sono stati momenti della mia vita in cui gli ho voltato le spalle. A volte rifiuto il suo amore, ma poi mi basta la recita di un rosario, o un compiere un gesto d’amore verso il prossimo per rimettermi in cammino con Lui. Lui non mi ha mai condannato e punito, ma anzi ha lavorato di nascosto per ri-purificare il mio cuore. Siamo liberi di scegliere, Gesù non ci obbliga a seguirlo, non ci impone una scelta radicale. O ci facciamo travolgere dal male o seguiamo la strada che un giorno ci condurrà alla Vita Eterna. Non è facile avere lo stesso ritmo giorno dopo giorno, siamo umani e l’errore e una debolezza sta dietro l’angolo, ma grazie all’aiuto di una preghiera o anche semplicemente mettendo in pratica i Suoi insegnamenti ritorneremo ad ammirare la Sua Luce.

foto tratta dal web
foto tratta dal web

“Dobbiamo nutrire una compassione profonda per gli altri. Per potere avere il cuore colmo di compassione dobbiamo pregare, e soprattutto essere gentili verso i poveri. Noi pensiamo di fare tanto per i poveri, ma sono loro che ci rendono ricchi. Siamo in debito con loro. Volete fare qualcosa di bello per Dio? C’è qualcuno che ha bisogno di voi. È la vostra occasione.”    Madre Teresa di Calcutta

 

Buona Serata!!!!

Talenti nascosti

talentiCome ogni sabato sera io e la mia famiglia ci rechiamo alla nostra parrocchia del nostro piccolo paese per assistere alla Santa Messa. Il vangelo della 23° Domenica del tempo Ordinario è tratta da quello dell’apostolo Matteo in cui Gesù narra ai suoi discepoli la parabola dei Talenti.
Appena tornato a casa ho discusso molto con mio padre circa il vero significato e la durezza del brano di Matteo. Eh si lo ammetto, mi sento come quel servo che a posto di fruttare il suo “talento” per paura lo nasconde. Ho molti “doni”, “pregi” che tengo in qualche angolo buio dell’anima. Valorizzo solo i miei di difetti “sei un narciso all’ennesima potenza!” mi disse pochi giorni fa il mio migliore amico. Dei talenti nessuno… “alla luce del sole”, non so e come se mi vergognarsi…. Ma di cosa?
Essere simpatici, “poliedrici”, socievoli e educati è forse un senso di chiusura verso il mondo? E’ giusto aver timore quando si conservano oggetti preziosi ma l’abilità del serve sta nel rendere al massimo… “all’ennesima potenza” il talento che possiede, tentare, rischiare e non stare ancorati all’incertezza e al dubbio amletico. Certo i servi avrebbero potuto guadagnare meno se no niente, ma almeno non si sono lasciati sopraffare dall’oblio del futuro, hanno agito subito, senza pensare invano alle conseguenze del gesto.
Bisogna cercare di essere buoni “agricoltori” nella vigna del Signore , adoperarsi per armonizzare quanto avuto da Lui… anche se il nostro terreno potrebbe risultare arido e pietroso. Il padrone, ritornando alla parabola, avrebbe potuto conservare la propria ricchezza in una banca ma invece l’ha affidata ai suoi dipendenti. Il Signore ha scelto noi per stimolare la nostra attitudine all’operosità. Se vivremo chiusi nel nostro recinto di contraddizioni, senza un’apertura alla società, senza testimoniare con il cuore agli altri i doni e la nostra Fede andremo sempre contro alla volontà Divina.”Guardare alla nostra vita con occhi di meraviglia e di gioia, perché siamo oggetto di un Amore generoso, che elargisce doni senza limiti. In realtà, cancellare dalla nostra coscienza la sensazione che siamo oggetto di doni ininterrotti da parte di Dio, ci impedisce di essere felici e al tempo stesso elimina dal nostro cuore la disposizione della gratitudine.” La nostra Vita si impoverisce e viene meno la fiducia verso Dio. Non lasciamo che il nostro piccola fiore appassisca nonostante ci sia acqua e Luce in abbondanza. E’ opportuno usare in abbondanza senza risparmiarci i propri talenti… ci rendono unici… non siamo figure nate in una catena di montaggio!
E voi quali doni nascosti avete? 

«Poiché avverrà come a un uomo il quale, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e affidò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due e a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità; e partì. Subito, colui che aveva ricevuto i cinque talenti andò a farli fruttare, e ne guadagnò altri cinque. Allo stesso modo, quello dei due talenti ne guadagnò altri due. Ma colui che ne aveva ricevuto uno, andò a fare una buca in terra e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo, il padrone di quei servi ritornò a fare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto i cinque talenti venne e presentò altri cinque talenti, dicendo: “Signore, tu mi affidasti cinque talenti: ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. Il suo padrone gli disse: “Va bene, servo buono e fedele; sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore”. Poi, si presentò anche quello dei due talenti e disse: “Signore, tu mi affidasti due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. Il suo padrone gli disse: “Va bene, servo buono e fedele, sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore”. Poi si avvicinò anche quello che aveva ricevuto un talento solo, e disse: “Signore, io sapevo che tu sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra; eccoti il tuo”. Il suo padrone gli rispose: “Servo malvagio e fannullone, tu sapevi che io mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; dovevi dunque portare il mio denaro dai banchieri; al mio ritorno avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento e datelo a colui che ha i dieci talenti. Poiché a chiunque ha, sarà dato ed egli sovrabbonderà; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quel servo inutile, gettatelo nelle tenebre di fuori. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti”.