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Voglio un mondo…

foto tratta dal web

 

Voglio un mondo comico, un mondo che faccia ridere…

E invece c’è da piangere, da slabbrarsi le viscere dell’anima per il senso di supremazia dell’uomo sulla donna. L’uomo che decide che la donna è un essere di serie B e trattarlo come un oggetto da arredare i propri mobili di casa, li il posto dove lei può solo stare. Il mondo, quello vero, non gli appartiene. E’ solo un diritto di esistenza del maschio che impone le sue leggi come fosse il giudice supremo di questa umanità che ancora cerca una giusta connessione e una avida opinione tra i pochi veri peccatori del suo Regno…

Perchè se una donna non ha nemmeno il diritto di vedersi una semplice e innocente partita di calcio ma deve solo e sempre professare la sua fede di schiava nella sua prigione…

no… io in questo mondo non ci voglio vivere…

Raffaele

Vittoria

Ho assistito con molto entusiasmo e con uno spirito da curiosone alla partita delle nostre ragazze della squadra calcio del nostro territorio che hanno battuto 15-0 le loro rivali. Incontro valido per la prima giornata del campionato di terza serie. Partita disputata alle ore 15 presso il campo sportivo del mio paese. E’ la prima volta che vedo le donne giocare e non credo che sarà la prima e l’ultima volta… sono tornato a casa felice perchè ho vissuto un bel pomeriggio. Tifo sano e partita all’insegna della correttezza tra le giocatrici. Ho parlato un pò con le persone. Tifosi locali ma anche quelli ospiti che incoraggiavano le proprie beniamine che hanno perso solo nel risultato. Per me oggi ha vinto lo Sport e il Calcio. Quella disciplina che amo ma che vorrei tanto avesse anche una valenza per la parte femminile ignorata dai media e che non vuole proprio conoscere il diritto sacrosanto di una ragazza di inseguire il suo sogno giocando a pallone. Perchè vedere giocare le donne a calcio è ancora una sorpresa, qualcosa di insolito. Ma dovrebbe essere la normalità. Dovrebbe essere normale che a certi livelli a queste campionesse gli si riconosca certi diritti che ancora latitano come il professionismo e tutti i suoi benefici sportivi e di carattere sociale che ahimè stanno ancora conservati in qualche angolo buio del nostro presente e influenzato Sport. Perchè dare un futuro al calcio femminile in Italia non deve essere un sacrifico o un impegno gravoso. Non deve essere un peso o una sofferenza. Perchè le ragazze come gli uomini compiono gli stessi sacrifici, vivono delle stesse emozioni, vivono la sconfitta o il successo allo stesso modo. Si nutrono della stessa felicità. In Italia siamo Uguali ma ancora non c’è ne accorgiamo… Ho ascoltato storie di ragazze che come tutti tra studio e lavoro dedicano anima e corpo al loro sogno di giocare a calcio… Un sogno che non può essere stroncato dal superficialismo che viviamo nel seno della nostra civiltà. Vedere la felicità delle atlete mi ha riempito il cuore…

Siamo tutti Uguali, ma ancora non c’è ne siamo resi conto…

Raffaele

Rifugiati

Rifugiato è un termine giuridico per indicare quella persona che è dovuto fuggire o è stata espulsa dal proprio paese a causa di discriminazione politiche, razziali o religiose o per la guerra e riesce a trovare una protezione in un altro paese che riconosce legalmente la sua condizione.

Secondo gli ultimi dati relativi al 2017 le persone costrette a fuggire dal proprio Paese sono 68 milioni di cui quasi la metà sono rifugiati, un numero in aumento rispetto agli anni passati e la metà di queste ragazzi di età inferiore ai 18 anni. Il 68% dei rifugiati proviene dalla Siria, dall’Afghanistan, dalla Somalia, dal Sudan. In Italia circa 130 mila di queste persone sono state accolte in Italia….

Ed oggi, si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato indetta dalle Nazioni Unite.

E a volte mi chiedo se la Nostra Europa sia davvero un posto sicuro di valori e ideali con cui accogliere queste persone che chiedono il nostro aiuto. A volte mi chiedo anche in riferimento ai profughi quanto il nostro cuore e quello dei “capi” sia grande così quanto la loro speranza di trovare un pò di Pace nella nostra terra. A volte mi chiedo se la nostra memoria viene e va, come la corrente dopo i temporali e capire che siamo stati anche noi degli Emigrati, capire che in fondo siamo un’unico Popolo e un’unica Umanità e che non esistono persone di Serie A o di Serie B e che le discriminazioni sono un atto da bandire non solo a parole, ma con gesti concreti, perchè tutti noi dobbiamo proteggere queste piccola Fiammella che illumina la nostra Vita. Essere Vivi perchè il nostro Respiro e i nostri Battiti siano all’unisono e che un giorno potremmo essere felici sorseggiando un drink in riva al mare contemplando un bel tramonto.

Insieme, siamo una squadra fortissimi! 😛

Il calcio è uguale per tutti!

 

“Dio creò maschio e femmina a sua immagine e somiglianza.” 

foto tratta dal web
foto tratta dal web

Peccato che in uno paese pieno di cattolici l’ affermazione biblica trova ancora poco riscontro nel mondo politico-istituzionale, sociale, e sportivo specie nel mondo del calcio. Eh si ancora oggi, nel 2015 abbiamo a che fare, in Italia, con una marcata discriminazione tra il calcio maschile e quello femminile. Il calcio è e deve essere uguale per tutti… bisogna abbattere questo muro di stampo conservatore e guardare verso nuovi e limpidi orizzonti. Nella pallavolo, lo sport più praticato tra le donne non esiste in maniera totalitaria questa sofferenza morale. Il volley maschile ha una propria lega come d’altro canto quella femminile, come in alcuni altri sport. Perché guardare una ragazza divertirsi con un pallone, fare un dribbling e un bel gol, o una ragazza che compie una bella parata, fa ancora e suscita una “strana sensazione emotiva” ai maschietti. Ci deve ancora essere tra di noi una forte radice conservatrice. Ho chiesto, prima di scrivere questo articolo per il mio blog, ai miei amici cosa ne pensassero del calcio femminile, e nessuno, e ribadisco nessuno si è permesso di fare battute, accogliendo con gioia l’idea di una loro maggiore visibilità. Non facciamo ora di “tutta un’erba un fascio” ma non possiamo nascondere sotto il letto queste problematiche. Le donne in Italia e in buona parte del mondo tranne in buona parte dei paesi mussulmani le donne possono praticare liberamente il loro proprio sport. Questo è una conquista di diritti umani che non possiamo mai dimenticato di aver adempiuto con successo.

Il football femminile esiste in Italia, con i propri campionati, le proprie squadre, e i loro pubblico. Peccato che dal 1986 l’universo del calcio femminile perda la sua autonomia ed entra nell’orbita FIGC e inserita nell’ambito della Lega Nazionale Dilettanti. Le atlete, che giocano ai livelli più alti, anche in serie A  sono ancora considerate non professionistiche. E non sbagliandomi sono pochi tra gli sport di elite che esiste questa neo. C’è stato anche un “declassamento” di questo sport con meno autonomia economica e sociale. Il problema è anche strutturale e funzionale. I progetti e frammenti di speranze ci sono e sono vive e vegete. Rossella Sensi, ex presidente della Roma (squadra maschile)  è diventata coordinatrice della commissione per “lo sviluppo del calcio femminile”; Katia Serra ex giocatrice di buon livello della nazionale italiana donne è responsabile del “settore calcio femminile” dell’Associazione italiana calciatori.

La FIGC ha approvato quest’anno un piccolo ma incisivo cambiamento. Infatti le squadre maschili di  Seria A e B sono obbligate da quest’anno ad inserire nel loro organigramma societario, squadre under 12 femminili, tesserando almeno 20 atlete e nel 2016 raddoppiare il loro numero. Ogni squadra maschile avrà anche una propria team femminile che nel giro di pochi anni parteciperà nelle varie categorie del settore giovanile per poi arrivare fino in fondo con squadre professionistiche. Se il sogno non verrà infranto avremmo per esempio Inter e Milan maschile e Inter e Milan femminile, con lo stesso stemma e colori sociali. Copiare i modelli tedeschi, inglesi non è reato. Copiare anche il numero delle tesserate non è reato, in Italia sono 25 mila, contro le 250 mila di donne tesserate in Germania all’interno della loro Federazione. Nulla è impossibile. Più attenzione e azioni concrete da parte delle varie istituzioni sociali verso questo calcio malato in tutta la sua anima con guasterebbe.

Un bellissimo video dal titolo “L’era d’oro del calcio femminile. Tranne in Italia” all’ interno di un articolo su Corriere.it del 5 Dicembre dell’anno scorso evidenza la “leggera” differenza di pubblico, di attenzione mediatica tra una partita del nostro campionato italiano femminile e quello Statunitense. Da Firenze a Portland nell’Oregon, due mondi disumanamente differenti. Da 150 spettatori di media per le partite di seria A alle 4.000 unità di tifosi a Portland. Bisogna cambiare mentalità e modo di interpretare anche dal punto di vista televisivo e giornalistico l’universo femminile di calcio. Certo le risorse sono quelle che sono ma dedicare anche un piccolo spazio, anche all’interno di una rubrica sportiva, come propone il sottoscritto, o dedicare anche mezza pagina sui quotidiani sportivi su alcuni avvenimenti… cosa vi costerebbe?

Il campionato mondiale femminile, svoltosi in Canada in questo mese di Luglio, con il successo finale degli U.S.A ha avuto un successo planetario. Negli States il soccer femminile ha più visibilità della Major League maschile. A fine giugno di quest’anno è stata istituita la nazionale di calcio a 5 o come si dice ora “futsal” con la prima storica partita ufficiale giocata al foro Italico davanti a 4.000 spettatori contro l’Ungheria. 5-0 per le nostre giocatrici, per la cronaca. Partita trasmessa in tv che ho visto, con interesse ed entusiasmo. Bisogna seminare sin dalle piccole campagne sogni per una sempre più e ben visibile uguaglianza tra uomo e donna. Stessi diritti, stesse speranze. Quel bellissimo prato verde, le porte, e il pallone, non c’è lo dimentichiamo hanno le stesse misure e dimensioni, o sbaglio?

Ps: Ah per chi non lo sapesse una piccola vittoria del mondo femminile è stata ottenuta anche nel mondo dei videogames. Infatti Fifa 2016 ha inserito nel suo contenuto 12 nazionali femminili tra cui l’Italia, che nel mese di Novembre 2014 ha sfiorato l’impresa di qualificarsi per i mondiali in Canada, precedentemente citati.

 

Il calcio professionistico non può essere ancora per molto tempo un’utopia per le donne…

Impossible is nothing!!!!!