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La Vita è bella!

La Vita è bella e me ne accorgo quando esco fuori

da un letargo emotivo che poi mi ha tolto il sonno

rendendo più puliti i miei occhi che ancora non hanno visto abbastanza,

non hanno vissuto abbastanza il lento andare delle mie prigioni.

La Vita è bella e me ne accorgo dalle fusa di un gatto,

da un piccolo germoglio che nasce da una terra secca e arida,

da un libro dimenticato sullo scaffale il cui racconto

mi proietta verso un inascoltato destino.

La Vita è bella e me ne rendo conto quando sento mio padre

passare l’aspirapolvere in salotto, quando sento il profumo di un pane appena sfornato

quando rimango incanto dal suono da un pettirosso che si affaccia sul balcone di casa mia.

La Vita è bella anche quando il dolore rimane su in superficie

e spettina ogni mia pura gioia, enfasi del perdono,

quando le forze vengono a mancare e le lacrime altro non sono

un luogo dove approdare senza la paura di scambiare i colori del mio arcobaleno

perchè so che dopo la pioggia ritorna per principio umanistico sempre il sereno.

La Vita è bella quando mi accorgo di non avere più niente

nemmeno un paio di calzini da mettere in valigia…

ma partire via di qui, lontano dal mio torpore,

lontano da un mio imbarazzante, del cuore, rumore…

Raffaele

Invenzione

Non ho ancora ben capito se il Dolore sia una invenzione dell’uomo così creativo e distruttivo da divertirsi a crepapelle mentre sorseggia un liquore davanti a un tramonto immaginario oppure sia una invenzione del nostro tempo che cataloga e seduce i nostri ricordi con quell’ardore di un profumo mistico e seducente. Non ho capito se ha tutto ciò ne dobbiamo ricavare sin dai tessuti intimi e inaccessibili del nostro cuore una longeva logica dottrinale se bisogna essere fieri di aver inventato il gioco del carnevale dopo che la nostra pelle ha annusato l’odore della morte e di una speranza che ha perso il suo orizzonte oramai privo della sua elegante immaginazione proletaria…

Non ho capito se ci sia una disfunzione algebrica dei battiti del nostro cuore che non riconoscono più l’ombra schiva e impermeabile del nostro dolore che si arrampica fin su alberi secolari di ulivo pur di non farsi riconoscere e farsi possedere dai vocaboli nuovi e lussureggianti del nostro distratto pensiero che nella sua distrazione ha preso freddo e polvere intorno a questa primavera che fa fatica a generare echi di pace e di quella tranquillità racchiusa dentro una lacrima dolce e zuccherata di una bambina che ha perso la sua bambola nel tentativo di afferrare una nuvola blu di cotone così leggere e innocente nella sua frenesia che non vuole per ora innescare e infiammarci di nuove emozioni…

Raffaele

11 Settembre

Erano le tre del pomeriggio quel giorno. Avevo appena finito di sistemare il borsone. Mia madre era salita su per cambiarsi e accompagnarmi all’allenamento. Nell’attesa accesi la tv e vidi uno strano film. Ricordo che rimasi subito scosso, io ragazzo di 13 anni. Ero convinto in quegli istanti di vedermi un film dell’orrore. Una torre era in fiamme e l’altra era ancora viva alle sue spalle. Ricordo che il film proiettava immagini di uomini e donne che correvano, urlavano. Immagini di morte e desolazione. Sofferenza. Atrocità. Spaventato spensi subito la televisione e andai piuttosto dubbioso all’allenamento…

“Siamo in guerra con l’oriente… siamo in guerra!”

Ma quale guerra! L’unica guerra che conosco era quella tra Sparta e Atene che avevo studiato in seconda media, era la guerra tra i soldatini, era “Battaglia navale” con il quale passavamo il tempo a scuola nelle ore di supplenza oppure all’intervallo…

Non capivo… e tutt’ora faccio fatica a comprendere quello che ora, noi grandi, facciamo della nostra umanità… morta quel giorno di fine estate…

Fin dove la pazzia dell’uomo si spinge….

Nel ricordo di quel giorno, nel suo ricordo depongo una mia lacrima…

Raffaele

 

Ti prego vita mia

No, non possiamo far finta di nulla! E’ ancora profondo fin dentro l’anima il dolore di noi cittadini del mondo.

“Ti prego cara esistenza, non mi piace più il tuo gioco e le tue regole stanno diventando incomprensibili, ingarbugliate e inspiegabili. Trovare un senso a tutto questo è un qualcosa di assurdo. Fai che le nostre lacrime di noi poveri esseri umani diventano goccia dopo goccia un oceano di speranza e di pace dove poter ritornare a vivere. Si vivere, perchè questo è il senso autentico del nostro “naufragar”, trovare un motivo salutare e giusto per poter continuare a lottare, per stare ancora in questo mondo usurato, consumato e un pò troppo logorroico di inimmaginabile e ipocrite ideologie. Non ci spaventare più con le tue tempeste emotive, nevica semmai suoi nostri fragili pensieri. Il tempo passa e raccoglie le sue candide vite, non possiamo fermarlo, ne sfiorarlo, ma solo guardandolo da lontano e lenire i suoi effetti. Adesso, delicatamente risvegliaci da questo incubo e dicci che era solo uno scherzo, un incubo da non vivere più…

Ti prego vita mia…”

 

Raffaele