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Sulla via della Santità

Tutti noi siamo chiamati a vivere la nostra Santità. Tuttti noi imbocchiamo la strada della Misericordia di Dio attraverso lunghi periodi di conversione.

Come diceva il Beato Carlo Acutis dobbiamo impegnarci a non ” essere delle fotocopie ma persone originali” che celebrano la loro originalità nutrendosi della Felicità della Vita.

La Santità non riguarda una cerchia ristretta di persone. Essa appartiene a tutti: ai puri di cuore, ai miti, ai poveri in spirito, a chiunque si aggrappa al Dono della Fede anche quando la Vita ci sembra voltarci le spalle e si dimentica delle nostre lacrime.

Ma la Santità non richiede doti straordinarie o al limite della perfezione. La Santità richiede quella semplicità che sottrae il nostro cuore nel gioco della retorica.

Vivere ogni nostro giorno come se fosse il più bel regalo che mai abbiamo potuto immaginare, trovare versi poetici nelle nostre fragilità ed essere sostegno anche per il dolore altrui, farsi carico delle promesse del nostro Destino.

Raffaele

Il senso…

Mio nonno diceva che il senso dell’umorismo è il modo migliore per conservare la dignità nei momenti difficili. Il senso dell’umorismo è una qualità etica, diceva. Diceva che Dio ha il senso dell’umorismo e che fare una buona battuta, fare ridere qualcuno è come dire una preghiera…”

Non esiste saggezza, G. Carofiglio

L’allegria sana, quella salutare, quella che non lede l’anima della persona e non usata solo per ricevere applausi e consensi ci permette di conservare la dignità, la nostra, in situazioni complesse e intricate… e a volte può avere anche una funzione spirituale perchè può portare benefici anche inaspettati nel cuore di chi riceve questa cura… e non credo che sia una qualità o un pregio che alcune persone hanno. Semmai una missione che si compie nel frangente in cui capiamo che ci sono troppe lacrime intorno a noi. Come scrivevo ad una mia amica blogger “da grande vorrei fare il comico” e mi rendo conto, adesso che scrivo questo mio pensiero, che è un compito e una scelta di vita ardua che può minare tutte le mie fragilità… non è un qualcosa che si acquisisce di buon mattino, ma semmai può essere un fattore ereditario, come aver preso la simpatia da mio padre, un dono che conserverò per sempre… ma nella mia esistenza ho avuto anche momenti buii, di declino, di rovinose cadute ma ho avuto la fortuna di avere la “luce” dei miei famigliari e dei miei più cari amici… se dovessi diventare nella vita un comico è per un senso di riconoscenza al destino… e mi accorgo che questa mia comicità non è strutturata o pianificata secondo chissà quali criteri o modelli scientifici… è una dote naturale… sono chiacchierone e logorroico… non riesco mai a stare zitto e a volte dovrei capire meglio l’importanza del silenzio ed ogni sua ragione… si può essere divertenti anche solo stando zitti e tenendo per mano la nostra Vita…

Raffaele

Questo è pace

foto tratta dal web

 

Questo è pace
Pace è quando le gioie
sono diffuse come le sofferenze.
Quando ogni bussare alla porta
annuncia un amico benvenuto.
Quando la nostra finestra aperta
vuol dire l’ansietà per chi è fuori.
Questo è pace
Quando ogni giorno che tramonta
è un germe che, la sera,
fa spuntare parole e canti di letizia
poichè tutta la giornata
è stata dono e partecipazione…
G. Van Leeuwen

Il Dono della Vita

Gianna Beretta Molla- foto tratta dal web

 

La storia di “Vita Vissuta” che vi racconto oggi è quella di una coraggiosa mamma e dottoressa che con il suo eroico gesto, ha fatto piangere il cuore a me e spero di voi tutti. Si chiama Gianna Berreta Molla la protagonista di questo post. “Il Dono di una Vita”, l’ho scelto come titolo, mille significati, mille sfaccettature, mille reminiscenze, un solo atto di vero Amore.
Facevo il 3°anno di Liceo e il mio amico e prof di religione mi chiese se per cortesia potevo scrivere un articolo sulla figura di una donna che presto sarebbe stata proclamata Santa. Dopo svariate ricerche su internet e letture delle sue memorie e della sua esistenza passata ad aiutare il prossimo, sono rimasto incantato da quanta Fede era strutturata la sua vita. Un esempio concreto di come si sta in questo Mondo, pieno di ipocrisia e pessimismo virale, di come si dovrebbe vivere il Vangelo, la parola di Dio.
“Il mondo cerca la gioia ma non la trova perché lontano da Dio”.
Gianna era una dottoressa, viveva a Magenta, vicino a Milano, laureata alla Facoltà di Medicina e Chirurgia presso l’Università di Pavia il 30 Settembre del 1949 e specializzata, successivamente, in Pediatria tre anni dopo.
L’aiutare il prossimo che sia esso un povero, un emarginato, era un dovere non solo morale ma anche spirituale che ogni cristiano deve adempiere per rispolverare quel briciolo di Fede rimasto intrappolato nel cuore, rendere testimonianza dell’amore di Dio, quel Dio che ha amato con tutte le sue forze fino all’ultimo respiro della sua anima. “Più si sente il desiderio di dare molto e più sovente bisogna ricorrere alla sorgente che è Dio.” “Tutti nel mondo lavoriamo in qualche modo al servizio degli uomini. Noi medici direttamente lavoriamo su di esso. Il nostro oggetto di scienza e lavoro è l’uomo che dinnanzi a noi ci dice di se stesso, e ci dici “aiutami” e aspetta da noi la pienezza della sua esistenza.” Diceva Gianna a proposito della sua vocazione missionaria.
Come me ha frequentato l’Azione Cattolica e ne sono fiero e orgoglioso. “ Noi dell’Azione Cattolica dobbiamo dare del divino alle anime, non dell’umano. Ma capite bene che per poter dare dobbiamo avere, cioè dobbiamo possedere Dio.”
Nel 1954 conosce Pietro Molla, un importante dirigente di una fabbrica di fiammiferi nei pressi di Milano. L’anno dopo, il 24 Ottobre 1955 si sposano. Dal loro amore vengono alla luce 3 figli: Pierluigi (1956), Maria Zita (1957) e Laura (1959).
“Gianna seppe armonizzare i suoi doveri di madre, moglie, di medico e la sua grande voglia di vivere. In questa armonia, continuò a vivere la sua grande fede, conformando ad essa ad operare a ogni decisione, con coerenza e gioia. Nella comunione di vita e d’amore della famiglia, che la nascita dei figli aveva reso ancora più ampia ed impegnativa, Gianna si sentì sempre pienamente appagata.”
Nel settembre del 1961 mentre era in “dolce attesa” del quanto figlio Gianna fu raggiunta improvvisamente, come un ombra tetra alle sue spalle, dal dolore. Primo segnale della sua “passione”.
I medici gli diagnosticarono un tumore benigno all’utero. Continuare la gravidanza era un serio rischio per la sua Vita. “Se dovete decidere fra me e il bimbo, nessuna esitazione: scegliete e lo esigo il bimbo. Salvate lui.” Una scelta importante dettata dal suo dovere di madre e medico, la sua ferma convinzione della sacralità della Vita.
Si affida assiduamente alla preghiera e alla Provvidenza. Dio non l’abbandona. La vita della sua piccola creatura fu salva. Il 21 Aprile 1962 diede alla luce Gianna Emanuela, ma da quelle momento in poi Gianna dovette portare la croce, pesante e che piega in due il corpo come quella che portò Gesù sul Monte Calvario. Dopo qualche ora dal parto le condizione di Gianna peggiorarono drasticamente. Peritonite settica. Sofferenze addominali atroci. Rifiuta ogni tipo di cura palliativa. Gianna non smette di pregare e invocare lodi al Signore. L’amore non ha scadenza, nessuna. Gianna sta raggiungendo la Vita Eterna.
“Coraggio, Papà e Mamma sono in cielo che ti aspettano: sei contenta di andarvi?” “Nel movimento del suo ciglio”, ricorda Madre Virginia la suora che assistette Gianna nei suoi ultimi giorni, “si potè leggere la sua completa e ammirevole adesione alla Volontà Divina, anche se velata dalla pena di dover lasciare i suoi amati figli ancora tanto piccoli. Gianna, come il suo Gesù, si consegnò al Padre.
all’alba del 28 Aprile del 1962, venne portata, secondo il desiderio nella sua casa di Ponte Novo dove morì alle ore 8 del mattino. Aveva 39 anni.
“Amore e sacrificio sono così intimamente legati, quanto il sole a la luce. Non si può amare senza soffrire e soffrire senza amare.”
Il 16 Maggio del 2004 in piazza San Pietro Gianna Beretta Molla viene proclamata Santa da Papa Giovanni Paolo II.
Ho voluto rievocare questa storia , struggente, emozionante, per far smuovere, un po’ le nostre coscienze. Ognuno ha il diritto di interpretare e colorare la propria Vita a suo piacimento. Gianna deve essere un piccolo e grande esempio di come si dovrebbe affrontare le proprie preoccupazioni future. La Vita è fatta di scelte, lei ha trovato, con quel gesto estremo, il senso della sua esistenza terrena.
E noi? Quale senso diamo alla nostra?

Vi lascio con un bellissimo video che ho trovato su youtube dedicato a Gianna Beretta Molla. Buona visione e Buona serata!!!!