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Illogica Ragione di Vita

foto tratta dal web

 

Quella finale di ritorno di Coppa Libertadores tra Boca Juniors e River Plate che chissà quando si giocherà e a quali condizioni, dopo i violenti scontri tra la tifoseria del River contro il pullman del Boca con alcuni giocatori che hanno riportato delle conseguenze fisiche notevoli… perchè quando il Calcio e lo Sport da metafora di Vita diventa una massacrante e illogica ragione di Vita allora qualcosa nell’ingranaggio sociale sportivo è andato storto. Penso anche ai tifosi inglesi quando per una partita di Coppa Campioni hanno devastato il centro storico di Roma e penso agli scontri nei vari derby di Italia… penso alle varie violenze nei Balcani quando una partita tra Partizan e Stella Rossa diventa un teatro di guerra come anche in Grecia quando si sfidano Olympiacos e Panathinaikos sia che si tratti di calcio o di basket la storia è sempre la stessa… tifosi mossi da un odio esasperato che si trasformano in soldati per chissà quale guerra. Sfogare la loro insana rabbia nelle strutture sportive… Il loro pensiero sportivo che diventa il senso unico per cui vale la pena di vivere. Un pensiero da attenuare con politiche educative volte non solo a condannare questi brutti e indecorosi gesti ma ad lenire e a scartavetrare questa forma quasi parassita di trasformare lo Sport in una lesione della libertà nel tifare per la propria squadra del cuore senza rischiare la propria esistenza. E come se gli sfottò che tanto divertenti possono sembrare non bastino più… dalle parole si passa ai fatti, alla violenza appunto… mostrare i muscoli per difendere la propria identità sportiva… poveri noi!!!! Pene severe e carcere per i delinquenti a volte non bastano… insisto nel ribadire che serve una profonda e attenta fase educativa che parta dai più piccoli e coinvolga ogni aspetto sociale comprese le famiglie che hanno un ruolo fondamentale per la sopravvivenza per quei valori di cui questa società non può dimenticare o perdere… stiamo lasciando ai nostri figli un mondo che ha contratto una grave infezione e non serve lavarci ora adeguatamente la nostra coscienza per prevenire il verificarsi di sintomi di una malattia che spero non diventi incurabile… dove è finita la Felicità?

Raffaele

L’educazione… quell’essere sconosciuto

L’educazione, quell’essere sconosciuto che vive nelle caverne di una remota umanità. Violenze agli arbitri e ai direttori di gara, violenze sugli spalti, insulti di ogni tipo stanno macchiando in maniera indelebile lo Sport italiano… come se non ci fossero altri problemi… come se non si facesse fatica a dormire la notte nel nostro caldo e avvolgente letto che per un pò di ore ci smaterializza da queste assurdità… Eh se poi a ledere e a procurar danno morale non sia sempre e solo l’atleta ma i genitori o gli amici di esso allora il fatto e la macchia e fin troppo visibile agli occhi di stranieri di altri pianeti… allora il problema educativo dovrà essere ridiscusso a 360 gradi, partendo dalle scuole e coinvolgendo le famiglie degli atleti… perchè se capita come a me che una mamma di un giocatore della squadra avversaria mi invita a far visita al cimitero vicino al campo di gioco, oppure i continui insulti verbali che a volte dovevo subire dietro la mia porta e che mi faceva tornare a casa con le lacrime agli occhi con la voglia di non giocare più a calcio, di rifiutare di giocare nella squadra del mio paese perchè ormai ogni singola partita è diventata un teatro di guerra… allora qualcosa, evidentemente non va bene! Allora tutti a proclamarsi innocenti o a dichiararsi dei puri di cuori. Tutti, compreso me, nello sport come nelle Vita abbiamo delle responsabilità. Io verso i miei ragazzi dell’oratorio, i genitori verso i loro figli… perchè lo sfottò fine a se stesso è un conto ma quando in un incontro di gioco… gioco, ho detto… ti senti rivolgere ogni epiteto denigratorio e offensivo alla dignità di un piccolo e innocente ragazzo che si sta divertendo insieme ad altri suoi coetanei e che chiedono di essere lasciati liberi e in pace… in pace… come se lo Sport è un mezzo per sfogare tutta la propria rabbia o le proprie debolezze… dobbiamo tutti insieme ritornare alla scuola dell’educazione e di recuperare quel senso civico buttato nel cestino perchè solo una perdita di tempo, perchè è pervenuta la data di scadenza, perchè è da sfigati comportarsi in maniera decorosa, perchè il mondo ormai va così… nella sua palude…

Raffaele

E’ solo una partita di calcetto… parte due

“E’ solo una partita di calcetto… mica una finale di Champions Raffaele”… notava due giorni fa il migliore amico;

“Sei troppo serio… sono solo ragazzi!” mi “ammoniva mio padre in un quotidiano riordino della mia coscienza quotidiana…

“Essere un educatore inflessibile, ferreo nell’educazione oppure soltanto giocoso?”

Credo di essere tutte e due le cose ma credo che nell’ultimo periodo, in virtù delle ultime partite di campionato sta venendo fuori una parte un pò ruvida anche per un leggero stress di questo stancante campionato di oratori… Fin quando si vince tutto va sempre e solo bene ma quando si perde il mondo diventa nero per me… oddio non proprio così perchè la delusione svanisce in una notte e devo ritornare ad essere un educatore, un mister che dia il giusto esempio ai suoi ragazzi, insegnandoli che una sconfitta o più sconfitte faranno bene e soltanto bene al loro percorso di crescita… Sono diventato un pò troppo serio perchè ultimamente ho visto i miei ragazzi un pò svogliati dalla serie “Chisenefrega!” Ma è giusto in parte così, ma in parte pretendo il massimo in campo… tutti facciamo sacrifici, io, loro e genitori che ci accompagnano… e sarebbe per me una delusione finire il campionato con sole sconfitte dopo essere partiti in quinta con brillanti prestazioni… 

“Ma allora cosa vuoi di più da loro, Raffaele?” Mica sono giocatori di serie A?

Volevo solo insegnarli disciplina e appartenenza a una squadra… tutto qui…

Ho capito che arrabbiarmi o fare il pazzo in panchina non serve e servirà a niente… parlando con la mia Presidente ci siamo soffermati come i ragazzi di oggi hanno mutato i loro atteggiamenti, i loro obiettivi e il loro pensiero…

Quando giocavo io e quando perdevo ci rimanevo male e mi davo forza per giocare meglio la prossima partita… adesso è tutto diverso, o lo sono io che in 14 anni non ha compreso un modello educativo adeguato… Mi permetto di fare un eccessivo autopiano accusatorio nei miei confronti…

Bastone o carota? O tutti e due? E se si in quale percentuali? Forse dipende dalle singole dinamiche del singolo ragazzo…

Mi fermo qui 🙂

Buona giornata

Raffaele

Ci provo…

In questo piccolo momento di difficoltà della mia squadra per via di un bel pò di partite da recuperare per maltempo e imprevisti vari mi sto riscoprendo pian piano come ragazzo. Sono sempre stato uno che, ahime, debole di carattere che alla prima difficoltà si scioglieva come neve al sole. Da quando faccio edu-allenatore Anspi sto riscoprendo parti di me rimaste nascoste per troppo tempo in soffitta del mio inconscio. In questi momenti di difficoltà non mi sto ritirando indietro, non sto perdendo la speranza di finire il nostro campionato da vincitori! Sono impegnato tutto il giorno davanti al mio cellulare a inviare messaggi e a cercare di organizzare le partite, trovare le macchine, incastrare i giorni disponibili per la partita cercando una soluzione tra gli impegni e le esigenze della squadra avversaria e quelle dei miei ragazzi… ho paura di fallire, di non riuscire a terminare il torneo, mi chiedo se tutti questi mal di testa ne varranno la pena alla fine… non lo so… so solo che sto mettendo tutta la mia passione di educatore al servizio dei miei campioni, anche se non è facile… ma trovatemi una cosa facile nella vita! E’ come se tutto questo sforzo mi permetterà di diventare più idoneo ai veri e più complessi imprevisti della mia esistenza 😀

Raffaele