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Heroes

Le devo le mie scuse Signor David Bowie. Mi permetto di darle del “Lei” per rispetto della sua immensa grandezza e umanità profonda che ha dato a tutti noi di questo pianeta che lei ha lasciato per andare ad esplorare chissà quale vite e altri infiniti mondi. Fino a pochi giorni fa ho commesso un piccolo, grande peccato (a seconda dei punti di vista) : non la conoscevo bene, non la conoscevo dal punto di vista artistico. Solo per ignoranza, solo per questo. Sono basti gli immensi servizi ai telegiornali, le trasmissioni a lei dedicati e i suoi concerti riproposti in Tv, per far nascere dentro me la voglia, un pensiero innocente, di imparare a conoscerla, quasi un bisogno interiore di capirla come si fanno con delle persone care a cui il tempo ci ha di divisi per un pò. Questo tempo, che non ha colpe in merito ma che ci ha tenuti distanti mentre socializzavo con altri suoi colleghi. Imparerò a conoscere la sua musica e a dedicare parte dei miei sentimenti verso un grande artista che lei è stato. E’ basto riascoltare Heroes e leggere il testo per comprendere la profondità e il piacere dell’abisso delle sue parole. Le chiedo ancora scusa Signor David Bowie, e intanto aspetterò le future emozioni che lei mi continuerà a regalare.

Amaro

Heroes

Io, io sarò re    

E tu, tu sarai la regina   

Sebbene niente li porterà via       

Li possiamo battere, solo per un giorno

Possiamo essere Eroi, solo per un giorno


E tu, tu puoi essere mediocre

E io, io berrò tutto il tempo  

Perché siamo amanti, e questo è un fatto

Si siamo amanti, è proprio così    


Sebbene niente ci terrà uniti         

Potremmo rubare un po’ di tempo,

Per un solo giorno

Possiamo essere Eroi, per sempre    

Che ne dici?    


Io, io vorrei che tu sapessi nuotare

Come i delfini, come i delfini nuotano    

Sebbene nulla,  

Nulla ci terrà uniti          

Possiamo batterli, ancora e per sempre

Oh possiamo essere Eroi,

Anche solo per un giorno


Io, io sarò re    

E tu, tu sarai la regina   

Sebbene niente li porterà via       

Possiamo essere Eroi, solo per un giorno

Possiamo essere noi, solo per un giorno


Io, io posso ricordare (mi ricordo)

In piedi accanto al Muro (accanto al Muro)

E i fucili spararono sopra le nostre teste

(sopra le nostre teste)

E ci baciammo, 

Come se niente potesse accadere

(niente potesse accadere)

E la vergogna era dall’altra parte  

Oh possiamo batterli, ancora e per sempre

Allora potremmo essere Eroi,

Anche solo per un giorno


Possiamo essere Eroi

Possiamo essere Eroi

Possiamo essere Eroi

Solo per un giorno

Possiamo essere Eroi


Siamo un nulla, e nulla ci aiuterà      

Forse stiamo mentendo,

Allora è meglio che tu non rimanga

Ma potremmo essere più al sicuro,

Solo per un giorno….

Scusa e grazie Vincenzo!

foto tratta dal web
foto tratta dal web

Scusa Vincenzo, se nel giorno del tuo trionfo al Tour de France, venerdì di due settimane fa, io non ero incollato alla televisione a seguire il tuo trionfo, il tuo show sulle Alpi. Ho preferito passare il pomeriggio tra le braccia di morfeo, chiuso in camera con l’aria condizionata, non pensando minimante alle tue fatiche e al tuo coraggio odierno.  Scusami, perché nel giorno, nel momento, forse il più importante di quest’anno, non sono stato al tuo fianco, come milioni di spettatori ad ammirare le tue gesta. Fatica, grinta, determinazione e infine gioia sul traguardo di La Toussuire per cancellare in parte un giro di Francia non andato secondo le più rosee aspettative. Grazie perché tra cadute, forature, sfortune varie, squadra (forse non all’altezza) hai dimostrato che l’orgoglio nascosto in qualche angolo del cuore serve a fortificare l’anima e nutrire speranze di quanti, come me, credevano in una tua rinascita. “Io ci sono!” hai tuonato dalle Alpi. I francesi, i nostri beneamati cugini, si esaltano ogni volta al tuo passaggio, ti rispettano per il campione che sei. Qualcuno, e ci metto pure io in ballo, dopo due settimane di Tour in chiaro-scuro (a parte la tappa del pavè) credeva che un tuo ritiro era un atto dovuto, una stagione da dimenticare e riporla in soffitta. Non hai abdicato ai tuoi sogni, il destino ti ha concesso una possibilità di riscatto e tu l’hai sfruttata in pieno. Grazie per questa bellissimo esempio. Non mollare, anche perché dopo una salita c’è sempre una discesa (perdonami per questa metafora da quattro soldi ). “Impossible is nothing.”

Sei l’orgoglio di noi tutti italiano, il bell’esempio, il ragazzo italiano che rende felice una intera nazione che tanto ha amato e ama, con dovute proporzioni questo sport.

Conservo ancora la “Gazzetta del Sport” che celebra il tuo successo dell’anno scorso. Edizione speciale, perché il quotidiano sportivo si tingeva di giallo, come la maglia che hai orgogliosamente portato fino ai Campi Elisi. Dai su, Vincenzo, l’anno prossimo, ti prometto, se parteciperai al Tour, non mi perderò neanche una tappa, neanche un secondo delle tua avventura tra le terre francesi…

Sorriso sulle labbra anche se fuori il tempo è cattivo, se la pioggia sporca la nostra pelle e il sole è troppo timido per fare la nostra conoscenza quotidiana. Grazie per il Tour de France del 2014, sono convinto che l’anno prossimo lotterai per quella maglia, che ti ha definitivamente consacrato tra gli dei del ciclismo.

Sono convinto che continuerai a scrivere imprese memorabili per questo eroico sport. Hai ancora 5/6 anni di buon livello agonistico… un pensierino per i mondiali di ciclismo quest’anno?

Sempre e comunque Forza Vincenzo, orgoglioso di essere meridionale come te!

Per un pò di coraggio

foto tratta dal web
foto tratta dal web

Sabato 15 Novembre. Un giorno come tutti gli altri. Tugce si reca presso un rinomato fast food nella piccola cittadina di Offenbach, vicino a Francoforte. Bisogna divertirsi un po’, la sua età, 23 anni, ne richiede. Sta con delle amiche, passare una bella serata in compagnia. Durante la serata, all’interno del locale Tugce avverte dei strani rumori provenire dal bagno. Incuriosita si reca subito e si trova davanti ai suoi occhi dei balordi che stavano molestando due innocenti ragazzine. Non se ne frega, avrebbe potuto girarsi dall’altra parte e fischiettando facendo finta di non aver visto,  ne sentito niente. “Mi lavo le mani”. No il suo dovere civico o semplicemente il suo amore verso chi è in difficoltà le impone di aiutare le due ragazzine. Si “Intromette” e riesce a salvarle. Sembra finita, invece no. Il sangue ribolle ancora nel gruppo di balordi. L’aspettano all’uscita. “Non doveva fare la paladina della giustizia”. Forse era il loro giudizio. Tugce esce dal locale forse diretta verso casa e qui succede che uno del gruppo: un diciottenne di nome Sanel gli sferra dritto un pugno, stendendo la ragazza al suolo. Le telecamere di sorveglianza riprendono l’accaduto e permetteranno agli inquirenti di fare le loro analisi e valutazioni e di riscostruire i dettagli della scena. Viene subito “soccorsa”… diciamo così. Le sue condizioni sono  gravi. Si organizzano nella cittadina veglie di preghiera e fiaccolate in sostegno della povera Tugce. Morirà 15 giorni dopo. Il giorno del suo compleanno. Non si può spezzare una vita, bruciare una intera e dolce esistenza per un evento del genere per colpa di alcuni “deficienti” che non sapevano come divertirsi quella sera. Spero che la giustizia tedesca faccia il suo corso. Tugce ha fatto ciò che il suo cuore e la sua mente chiedevano: “Aiutare le due povere ragazzine” senza pensare alle conseguenze, il presente prima di tutto. Un gesto, uno solo. Non sarà mai vano. Ma le due ragazzine salvate dalla povera fanciulla? Scomparse. “Mia figlia vi ha salvato. Ha fatto di tutto perché non vi accadesse nulla. Forse si è addirittura sacrifica per voi. Per questo vi prego, andate dalla polizia e rilasciate la vostra testimonianza. Tugce non tornerà più, ma voi glielo dovete: testimoniate!” Queste sono le strazianti parole del padre. L’omertà rischia di uccidere due volte la memoria, una semplice testimonianza, nulla più. La paura di dire la verità, la paura di uscire da quel vincolo buio dove si sono nascoste. “La verità è una scelta” ma è anche un dovere e un atto di coerenza verso il prossimo. Non possiamo permetterci di giudicare, di fare i bacchettoni, non siamo nel pensiero delle due ragazzine violentate. Il tempo diramerà le sue sentenze. La storia dirà che Tugce è una piccola eroina della nostra età. Riposa in pace.

La verità è una scelta… I Santi Martiri d’Otranto

foto tratta dal web
foto tratta dal web

“Ogni passo è una scelta, ogni passo fa l’impronta, quante cose spegne la prudenza. Ogni passo è in avanti e ti porti tutto quanto che li dietro non rimane niente. E’ dura non essere al sicuro e vedere sempre un po’ più piccolo il futuro e conosci tutti i Santi, tutti i nomi dei potenti e sai che fine fanno gli innocenti. La verità è una scelta, la verità è già pronta…” Versi della canzone di Luciano Ligabue “La verità è una scelta” tratto dall’album “Arrivederci Mostro”. Credo che questi versi siano idonei, calzino a pennello per un’altra “puntata” di “Vite Vissut” rubrica che come ogni venerdì ho il piacere di raccontare. Storie di eroi e di semplici individui che hanno lasciato un solco profondo sulla nostra esistenza.
I protagonisti di oggi sono i Santi Martiri D’Otranto… ne avete sentito parlare? Sono estremamente orgoglioso del loro atto di fede, sono orgoglioso di essere “salentino” come loro. 813 persone, una cifra enorme, martirizzati il 14 Agosto 1480 dai Turchi per aver rifiutato la conversione all’Islam. La loro fede e l’amore di Dio non ha vacillato neppure un attimo nei loro cuori, aver donato la loro vita per una giusta causa per difendere la loro Verità.
Il nostro territorio, dovete sapere, nel corsi dei secoli è stato luogo di conquista da parte dei Greci, da parte dei Turchi (Ottomani) e dagli Spagnoli. Otranto si trova a Sud-Est del Salento, della provincia di Lecce ed era una meta ambita per le varie popolazioni conquistatrici.
Per più di un mese: dal 28 Luglio al 11 Agosto 1480 il popolo di Otranto (6.000 abitanti) e dei paesi vicini, resistesse all’invasione e al bombardamento dei Turchi guidati da Gedik Ahmet Pascià (150 imbarcazioni, 18.000 soldati). Alla fine i Turchi riuscirono a sfondare le difese ed espugnare anche il castello. Otranto si arrese dopo una tremenda battaglia. 5.000 persone tra donne e bambini furono ridotti in schiavitù mentre tutti i maschi di oltre i 15 anni furono uccisi. Alcuni fedeli si rifugiarono nella cattedrale ma furono catturati e martirizzati .La chiesa, fu ridotta a stalla quasi a schernire la nostra religione. Vi risparmio il genocidio di innocenti che si susseguì in questa drammatici giorni. Il 14 Agosto i superstiti furono legati e portati sul colle della Minerva, ad ognuno, mentre erano sul patibolo, gli veniva proposto di rinnegare la propria religione e convertirsi all’Islam, ma nessuno obbedì, fu così che più di 800 persone persero la Vita per una giusta causa. Il primo ad essere decapitato fu il vecchio sarto Antonio Pezzulla detto “ Il Primaldo” a seguire i suoi concittadini. Le cronache raccontano che anche un saldato turco si convertì al Cristianesimo e ucciso dai suoi stessi compagni. Pochi mesi dopo Otranto venne riconquistata dagli Aragonesi.
I Martiri d’Otranto sono stati canonizzati il 12 Maggio 2013 da Papa Francesco, la loro ricorrenza è il 14 Agosto. I loro resti, piccoli frammenti delle loro spoglie sono conservati nelle varie parrocchie del mio territorio. Tutta la diocesi di Otranto, e non solo, è in festa… persone comuni che hanno sacrificato la lor vita per testimoniare la religione cristiana, amando Gesù Cristo portando la Sua Croce fino al loro ultimo respiro. Santi per eccellenza!
La verità è una scelta!
N.B: non dobbiamo essere e diventare per forza Santi, ma secondo il mio modesto parere, trovare la giusta energia per vivere a pieno la nostra Esistenza cercando una valida Verità, credenti e non.