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Fingermi

Ascolto Battisti e Ligabue. Fingermi distratto in riva allo Jonio. Partenze improvvise e lessico anch’esso distratto dal rigonfiamento del mio pentimento.

La fiducia che si compiace del mio silenzio. Rimango sveglio fino a notte inoltrata per capire se tra il compimento delle stelle quanto davvero ti ho amata.

Un contrasto di contrasti nella velleità di una goffa presenza per via di scarabocchi cuneiformi dell’anima devota a eclissi asimmetriche e ribadite da continui miei errori grammaticali.

Appunti, idee, caos, affinità elettiva. Tutto sembra oscillare, tutto sembra precocemente dissolversi in questo ballo illusorio e frenetico di versi omogenei nel loro fato nel doversi allinearsi così avidamente intorno a un detto popolare,

fingermi distratto sotto questo vento di maestrale…

Raffaele

Ecologico…

Amarsi è una piccola e flebile, volitiva scintilla. Il tempo medesimo, forme liberticide di un’arte che non vacilla.

Eresia di un pensiero indotto da una debolezza vanitosa di siffatte parole cementificate e adornate di una satira certamente altisonante. Perché spegnersi nell’involucro sterile di una emozione?

“Una Vita da riscrivere”, indispettito da frequenze che evidenziano partenze di colori risparmiati in questo esodo di voci profetiche erranti e primeggianti prima che la luna mi faccia evadere da un domani che volteggia sopra i rudimenti blasfemi della mia innata coscienza.

Andare ancora, mite presagio, espiare echi dissonanti della mia arida memoria, accettarmi bambino prima che ogni mio urlo liberatorio non risulti vano dal mio ecologico destino.

Pensare… è inutile farneticare…

Siamo ciò che pensiamo,

siamo ciò che realmente amiamo,

siamo l’imprevisto in uno schema illogico per le ragioni del nostro cuore,

siamo il richiamo del mattino che attende il nostro risveglio per dare colore al cielo bizantino,

siamo quel bicchiere di vino che manca in una abbondante cena di fine estate,

siamo quella strada stretta a senso unico,

siamo quelle leggi assenti che cerca un corteo pacifico per dare una memoria a questa vita,

siamo la prospettiva di un quadro rinascimentale,

siamo quelle conchiglie che levigano le profondità del mare,

siamo il primo suono di una inesplorata emozione, quella canzone ascoltata fino a farci venire il mal di testa,

siamo la tempesta, perchè ora il tempo ha perso la sua enfasi di esistere nel sereno saluto…

Raffaele

Preda o predatore?

foto tratta dal web

 

Vittime o complici, in questa oleosa e profumata vita che scivola lungo scorticati petali di un cielo ancora terso?

A volte mi chiedo se sono una preda o un predatore nella mia abilitata esistenza a cui devo la riscossione di un debito per una qualifica professionale ottenuta con scarno merito. A volte mi chiedo se mi lascio ammazzare dagli eventi che come calcinacci mi cadono giù dall’alto o se sono io che gusto il sapore del vento proveniente da sud…

A volte mi chiedo, nelle ore più calde del giorno, se i miei passi lungo la sottile linea dell’orizzonte lasceranno per sempre un vago ricordo della mia gioventù o se è solo una virtù smettere di conteggiare le note poetiche che mancano prima che si schiuda la notte nell’enfasi vaga di una assorda felicità…

Amaro