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Riscatto

Questo post e la sua ispirazione mi è nata questa mattina quasi per caso, mentre mettevo a posto, in cantina, alcuni vecchi e ammuffiti libri. E tra questi ho trovato uno di Danielle Steel: “La lunga strada verso casa”. E’ un romanzo che avevo iniziato ad assaporarlo alcuni anni fa e chissà per quale motivo ne ho smesso la sua “degustazione”. E’ una storia di perdono e di riscatto di una tribolata esistenza di una esile fanciulla. E appena potrò questa mattina lo inizierò a leggere spero con più entusiasmo e fiducia della prima volta. Questo libro apparteneva alla mie sorelle in realtà ma diciamo che l’ho preso in prestito da loro per il semplice fatto che le storie di coraggio e di rivalsa umana di voi donne mi ha sempre affascinato. Infatti ho un altro libro di questa autrice (famosa nel mondo per aver venduto oltre 550 milione di copie delle sue opere) :”Il cerchio della Vita”.

Nella mia modesta e umile raccolta di libri ho le opere di Orianna Fallaci, “La passione di Artemisia (Gentileschi)” di Susan Vreeland, la raccolta di poesie di Emily Dickinson, “Una stanza tutta per sè” e “Crociera” di Virginia Woolf, alcuni capolavori di Margaret Mazzantini tra cui “Non ti muovere” e “Venuto al mondo” (il mio preferito) e infine due romanzi di Isabel Allende.

Insomma quasi il 40% delle opere che ho a disposizione nella mia libreria sono di autrici femminili proprio per la voglia di conoscere e approfondire l’universo femminile visto che l’uomo tende ad essere molto autoreferenziale e quasi “monocromatico”, non sempre per fortuna.

Non so se è stata una mia scelta oculata ma quando entro in un negozio vengo sempre colpito da un libro di una autrice famosa o semi sconosciuta che sia. Proprio adesso ho dato un occhiata e mi sono accorto di averne di opere vostre nella mia stanza… forse ho un mio piccolo lato femminile che ha bisogno di più attenzione, non saprei 😛

Buona Giornata Amiche ed Amici! 🙂

Buona Vita 🙂

Raffaele

Il calcio è uguale per tutti!

 

“Dio creò maschio e femmina a sua immagine e somiglianza.” 

foto tratta dal web
foto tratta dal web

Peccato che in uno paese pieno di cattolici l’ affermazione biblica trova ancora poco riscontro nel mondo politico-istituzionale, sociale, e sportivo specie nel mondo del calcio. Eh si ancora oggi, nel 2015 abbiamo a che fare, in Italia, con una marcata discriminazione tra il calcio maschile e quello femminile. Il calcio è e deve essere uguale per tutti… bisogna abbattere questo muro di stampo conservatore e guardare verso nuovi e limpidi orizzonti. Nella pallavolo, lo sport più praticato tra le donne non esiste in maniera totalitaria questa sofferenza morale. Il volley maschile ha una propria lega come d’altro canto quella femminile, come in alcuni altri sport. Perché guardare una ragazza divertirsi con un pallone, fare un dribbling e un bel gol, o una ragazza che compie una bella parata, fa ancora e suscita una “strana sensazione emotiva” ai maschietti. Ci deve ancora essere tra di noi una forte radice conservatrice. Ho chiesto, prima di scrivere questo articolo per il mio blog, ai miei amici cosa ne pensassero del calcio femminile, e nessuno, e ribadisco nessuno si è permesso di fare battute, accogliendo con gioia l’idea di una loro maggiore visibilità. Non facciamo ora di “tutta un’erba un fascio” ma non possiamo nascondere sotto il letto queste problematiche. Le donne in Italia e in buona parte del mondo tranne in buona parte dei paesi mussulmani le donne possono praticare liberamente il loro proprio sport. Questo è una conquista di diritti umani che non possiamo mai dimenticato di aver adempiuto con successo.

Il football femminile esiste in Italia, con i propri campionati, le proprie squadre, e i loro pubblico. Peccato che dal 1986 l’universo del calcio femminile perda la sua autonomia ed entra nell’orbita FIGC e inserita nell’ambito della Lega Nazionale Dilettanti. Le atlete, che giocano ai livelli più alti, anche in serie A  sono ancora considerate non professionistiche. E non sbagliandomi sono pochi tra gli sport di elite che esiste questa neo. C’è stato anche un “declassamento” di questo sport con meno autonomia economica e sociale. Il problema è anche strutturale e funzionale. I progetti e frammenti di speranze ci sono e sono vive e vegete. Rossella Sensi, ex presidente della Roma (squadra maschile)  è diventata coordinatrice della commissione per “lo sviluppo del calcio femminile”; Katia Serra ex giocatrice di buon livello della nazionale italiana donne è responsabile del “settore calcio femminile” dell’Associazione italiana calciatori.

La FIGC ha approvato quest’anno un piccolo ma incisivo cambiamento. Infatti le squadre maschili di  Seria A e B sono obbligate da quest’anno ad inserire nel loro organigramma societario, squadre under 12 femminili, tesserando almeno 20 atlete e nel 2016 raddoppiare il loro numero. Ogni squadra maschile avrà anche una propria team femminile che nel giro di pochi anni parteciperà nelle varie categorie del settore giovanile per poi arrivare fino in fondo con squadre professionistiche. Se il sogno non verrà infranto avremmo per esempio Inter e Milan maschile e Inter e Milan femminile, con lo stesso stemma e colori sociali. Copiare i modelli tedeschi, inglesi non è reato. Copiare anche il numero delle tesserate non è reato, in Italia sono 25 mila, contro le 250 mila di donne tesserate in Germania all’interno della loro Federazione. Nulla è impossibile. Più attenzione e azioni concrete da parte delle varie istituzioni sociali verso questo calcio malato in tutta la sua anima con guasterebbe.

Un bellissimo video dal titolo “L’era d’oro del calcio femminile. Tranne in Italia” all’ interno di un articolo su Corriere.it del 5 Dicembre dell’anno scorso evidenza la “leggera” differenza di pubblico, di attenzione mediatica tra una partita del nostro campionato italiano femminile e quello Statunitense. Da Firenze a Portland nell’Oregon, due mondi disumanamente differenti. Da 150 spettatori di media per le partite di seria A alle 4.000 unità di tifosi a Portland. Bisogna cambiare mentalità e modo di interpretare anche dal punto di vista televisivo e giornalistico l’universo femminile di calcio. Certo le risorse sono quelle che sono ma dedicare anche un piccolo spazio, anche all’interno di una rubrica sportiva, come propone il sottoscritto, o dedicare anche mezza pagina sui quotidiani sportivi su alcuni avvenimenti… cosa vi costerebbe?

Il campionato mondiale femminile, svoltosi in Canada in questo mese di Luglio, con il successo finale degli U.S.A ha avuto un successo planetario. Negli States il soccer femminile ha più visibilità della Major League maschile. A fine giugno di quest’anno è stata istituita la nazionale di calcio a 5 o come si dice ora “futsal” con la prima storica partita ufficiale giocata al foro Italico davanti a 4.000 spettatori contro l’Ungheria. 5-0 per le nostre giocatrici, per la cronaca. Partita trasmessa in tv che ho visto, con interesse ed entusiasmo. Bisogna seminare sin dalle piccole campagne sogni per una sempre più e ben visibile uguaglianza tra uomo e donna. Stessi diritti, stesse speranze. Quel bellissimo prato verde, le porte, e il pallone, non c’è lo dimentichiamo hanno le stesse misure e dimensioni, o sbaglio?

Ps: Ah per chi non lo sapesse una piccola vittoria del mondo femminile è stata ottenuta anche nel mondo dei videogames. Infatti Fifa 2016 ha inserito nel suo contenuto 12 nazionali femminili tra cui l’Italia, che nel mese di Novembre 2014 ha sfiorato l’impresa di qualificarsi per i mondiali in Canada, precedentemente citati.

 

Il calcio professionistico non può essere ancora per molto tempo un’utopia per le donne…

Impossible is nothing!!!!!