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Esempi non graditi e sgradevoli

“Un Allenatore deve ricordarsi prima di tutto di essere un buon Educatore che evangelizza ai propri ragazzi i principi di Lealtà, Rispetto e Sportività verso il proprio avversario.”

Lo dovrebbero ricordare questi due Mister di quelle due squadre famose in Inghilterra.

Non faccio il moralista. Anche nel Campionato di Futsal della mia Diocesi ci sono stati dei momenti di tensione tra giocatori ed educatori e questo mi ha fatto molto riflettere, perciò la mia è solo una constatazione amichevole, un promemoria per chi ogni Domenica fa l’errore di vivere la Vittoria come un unica forma di sostentamento.

Raffaele

Pensierosportivoblog-Fratelli di Italia.

E’ giunto il momento di unirci come popolo intorno a questa Nazionale che stasera dovrà affrontare una partita difficile ai fini della Qualificazione diretta per i Mondiali del Qatar 2022 senza passare per gli insidiosi spareggi.

I Nord Irlandesi non hanno mai perso a Belfast, la loro roccaforte. Non hanno subito nemmeno un gol. Nemmeno gli Svizzeri sono riusciti a inviolare la loro porta.

Giocheremo senza un punta. Scamacca e Raspadori forse non saranno pronti per questa sfida. Dovremmo giocare con coraggio ma anche con quella sfrontatezza che ci hanno resi testimoni di una estate magica.

Non dovremmo avere costantemente l’orecchio rivolto alla radiolina per sapere se la Bulgaria sta onorando l’impegno contro gli Elvetici. Al novantesimo minuto tireremo le somme e speriamo bene.

Giocare questa partita per vincere, segnando quanti più gol possibili ma senza fretta, essa può nasconderci delle pericolose trappole. Scardinare la difesa avversaria non sarà facile, ma non dovremmo snaturare quel bel gioco, espresso fino ad ora, fatto di possesso palla e rapide verticalizzazioni.

Le assenze per infortunio non potranno essere un alibi. Di fronte a queste difficoltà che si vede una vera squadra, la forza del gruppo che supera ogni ostacolo.

Il calcio si è evoluto e non esistono più “squadre materasso”. Si pensi alla Macedonia del Nord che proverà a tentare il miracolo, attraverso i playoff, di giocare i Mondiali. Si pensi al Portogallo di Cristiano Ronaldo che non si è qualificata come prima nel proprio girone a discapito della Serbia. O infine alla Danimarca che ha fatto il record di vincere e dominare tutte le partite del proprio raggruppamento.

Facciamo si che se anche sta per arrivare l’inverno questa “Estate Italiana” non si concluderà così presto.

Raffaele

Ps: vi aspetto tutti quanti sul mio blog “pensierosportivoblog” 🙂

“Zero Tituli”

Essere Interista e lodare un allenatore artefice del “Triplete”, di colui che ti ha fatto sognare ad occhi aperti e aperto le strade ad una squadra vincente invincibile. I nostri nonni con la “Grande Inter” di Herrera e l’armata dell’Inter di Jose Mourinho, detto da lui stesso “Lo Special One”.

In quei due anni in Italia “ha dato da mangiare” ai giornalisti sportivi e a tutta l’opinione pubblica.

“Prostituzione intellettuale” o “Il rumore dei nemici” oppure il gesto delle manette. Il portoghese oltre che un abile stratega si è rivelato in Italia e non solo un genio della comunicazione. Lo dovrebbero studiare quelli che frequentano “Scienze della comunicazione”.

La sua retorica e il suo raffinato ma allo stesso tempo pungente linguaggio lasciano un segno anche ora che dopo un decennio è ritornato in Italia alla corte degli Americani nella Capitale giallo-rossa. Mourinho non è un personaggio, un prodotto industriale ma semmai un pezzo grezzo degno del miglior artigiano che con pazienza e grazia cesella il suo ego per andare in battaglia contro il resto del mondo.

Arbitri, giornalisti, direttori sportivi, giocatori dal piede poco educato… no mi dispiace ma non potete entrare, per ora, nel suo regno.

Vince anche quando perde, la matematica di una verità che solo lui conosce appieno, in maniera clandestina e dai tratti purificatori di un anima che cerca il suo volto tra le grinfie di un rigore non concesso o di un giocatore non ben allenato.

Forse l’umiltà è un vanto per pochi…

“Capire tu non puoi… ciao Josè!”

Una volta ti capivo, una volta eri una verità calcistica, una bellissima ispirazione… ora “sei solo la copia di mille riassunti…”

Raffaele

“E’ la Vita, dicono…”

Eusebio Di Francesco è stato, nella giornata di oggi, sollevato dall’incarico da allenatore della Prima Squadra dell’Hellas Verona. Nelle tre partite di inizio stagione ha collezionato tre sconfitte su tre incontri disputi fin ora nel massimo Campionato di calcio italiano: la Serie A.

Eusebio è reduce da tre esoneri di fila: Roma, Sampdoria e nella scorsa stagione Cagliari.

Non so se ha fatto bene ad accettare subito di rimettersi in discussione con la società scaligera, se fossi in lui avrei preso un anno sabbatico per riflettere e meditare magari sperando in una offerta professionale migliore per le sue esigenze. Ma lungi da me da professar consigli a un professionista come lui.

Ma prendo spunto da questa notizia per riflettere su un punto focale: Come si reagisce ad una serie di insuccessi in ambito professionale, sociale, nella Fede o in Amore?

Dove si trova la forza ogni volta per ricominciare con l’entusiasmo di un bambino dimenticando il passato e ricominciando da zero, cercando di non ricommettere più gli errori di un tempo e mai, MAI mettersi alla gogna per una sconfitta?

Ci vuole coraggio ogni volta per intraprendere una nuova sfida dopo una rovinosa caduta, dopo essersi fatto davvero male nell’anima, dopo aver vissuto nel buio della propria stanza a contemplare i tempi migliore. Nel caso del mister quando allenava il Sassuolo dove è stato artefice di un autentico miracolo sportivo portando i neroverdi dalla C2 alla Serie A.

Non giudico Di Francesco. Anzi lo ammiro. Per come sono fatto avrei subito mollato e desistito dal rimettermi di nuovo in discussione. Ha avuto forza e temperamento nell’accettare subito la proposta dell’Hellas. Ha fallito ma almeno ci ha provato. Non è un perdente per il semplice fatto che non ha cercato alibi e scuse quando non riusciva a esprimere più la sua gioia di allenare.

Trovare nuovi colori, strapparli dall’arcobaleno e ridisegnare il cielo ricolmo di nuvole e da sognatori puri.

Anche il mitico Mourinho prima di approdare alla Roma veniva da non fortunate esperienze in terra inglese.

Forse Eusebio non ha trovato anche un pizzico di fortuna perchè ormai l’allenatore viene giudicato subito sin dai primi risultati. Non c’è più tempo per aspettare e per modellare la squadra in base al proprio credo calcistico.

Non c’è più tempo per coltivare e aspettare la semina.

Ti ammiro Eusebio,

buona Vita Mister!

Raffaele

(Immagine tratta dal web)