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Anche fragile…

“Tienimi su quando sto per cadere, tu siediti qui parlami ancora se non ho parole io non te lo chiedo mai ma portami al mare, a ballare non ti fidare sai, quando ti dico che va tutto bene così e perdonami sono forte si ma poi sono anche fragile. Non serve a niente di particolare solo tornare a pensare che tutto è bello e speciale non si dice mai ma voglio impegnarmi e salvare un pezzo di cuore, io non vivo senza sogni e tu sai che è così e perdonami se sono forte si ma poi sono anche fragile…”

Elisa, Anche Fragile, Diari Aperti

A tratti mi vergogno

Il brutto tempo che sembrava non dover farci giocare la semifinale del nostro campionato. Il pulmino che ci da buca trenta minuti dalla partenza fissata per le 17, ed io che pur di non lasciare un mio ragazzo a casa metto a disposizione la mia scassata macchinina e farci 30 chilometri per arrivare nel luogo della partita. Io che per la fretta mi dimentico il mio cronometro e la borsa medica. La partita che si svolge subito dopo appena 10 minuti di riscaldamento della mia squadra. Noi che sbagliamo 3 gol a porta vuota, loro che ci fanno 3 gol sui nostri soliti svarioni difensivi. Noi che giochiamo e che dominiamo l’incontro con possesso e due tocchi e giochi sulle fasce e loro che approfittano, rapaci, della nostra debolezza difensiva, specie per l’infortunio del mio difensore titolare al termine del primo tempo dopo un rude contrasto di gioco. Noi che segniamo all’ultimo minuto ma che ci svegliamo troppo tardi… la finale è svanita… adesso la finalina, che conta poco se non nulla e a cui darò spazio a chi ha giocato meno. Ed io che non la prendo bene… mi brucia e mi rosica questa sconfitta. La sconfitta più amara da digerire. Avevo una squadrone e per svariati motivi è tutto ora relativo. La vittoria è l’aver creato un gruppo e una piccola famiglia, quello si… a volte, ahimè mi dimentico che siamo solo in un contesto di oratorio e come ieri il mio assistente mi ha ammonito… “ti puoi arrabbiare quanto vuoi ma alla fine ricordati sempre che sono solo ragazzi…” e li che come allenatore ho fallito. Ho anteposto il mio interesse esclusivo al risultato che alla felicità dei miei ragazzi. Li ho gridati e forse li ho offesi, li dovevo incoraggiare ma non l’ho fatto anteponendo i miei sacrifici ai loro che comunque hanno una vita più impegnata della mia. Essere consapevole del mio limite raggiunto, che forse non sono più tagliato per fare l’educatore… forse potrebbe non essere un ulteriore mia sconfitta…

Black-out

“Salve, mi scusi, scheletri nell’armadio li abbiamo?”

“Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza 
complicare il pane,” 

“Salve, mi scusi, scheletri nell’armadio li abbiamo?”

Quanti di noi ed io in primis abbiamo frammenti del passato, piccole schegge di vetro che fanno sanguinare il nostro acerbo cuore? Non sono un santo, ma anche loro ne hanno combinate di belle ma sono stati unici nella loro unicità e nella loro mite fragilità. Loro hanno trovato la Luce, io sono un umile cristiano alla ricerca quotidiana del suo calore.

“…ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote ma doppiate”

Chiedere la sera umilmente scusa per i propri peccati, giurare di diventare un individuo migliore, non è facile… a volte gli echi del passato troppo vissuto velocemente ritornano a schernire la mia felicità. Ma sono e resto felice nella mia imperfezione. Gli scheletri non mi fanno paura. L’ombra dei loro corpi si assottiglia sempre di più e scompare quando incontro l’amore. Quando mi sento libero.

“Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo 
taglia bene l’aquilone, togli la ragione e lasciami sognare, lasciami sognare in pace…”

A volte penso “Quanto vorrei tornare indietro!” No mio caro, gli errori di scrittura del mio racconto rimango indelebili sui fogli ancora vergini e intatti e non posso soffermare ogni mia attenzione su ogni attimo, secondo, millesimo di esistenza che non riesco a controllare o dirigere come un bravo direttore di orchestra…

Raffaele

Ottimista non praticante

foto tratta dal web

 

“Scusate ma sono solo un ottimista… non praticante!” è il mio slogan che caratterizza frammenti, squarci della mia piccola vita. Essere ottimista per me è sinonimo di vertigine come tentare si salire su uno scalandrone e guardare i miei limiti, i miei peccati da una altezza molto proibitiva. E’ tutta questione di fiducia, nei miei mezzi, della mia anima, del mio corpo, della mia mente, del mio cuore spesso arrugginito da un eccessiva mia indole al catastrofismo cosmico. Quando giocavo titolare, da piccolo, come portiere nella mia squadra non mi vantavo mai del mio ruolo, dicevo sempre a mio padre “sono titolare perchè l’altro è meno bravo di me”. Adesso che ho 29 anni ripeto quando capita di riuscire a impegnarmi egregiamente in un determinato contesto, in una determinata situazione in maniera più prolifica rispetto ad altre persone ripeto sempre quella frase che mi ripetevo sin da piccolo… dovrei semmai, visto che mi sto affacciando nell’età adulta pensare, forse “sono veramente bravo nel fare questa cosa”… che sia allenare una squadra di calcetto, che scrivere poesie, che animare un gruppo di bambini della mia parrocchia… senza eccessivo ego, ma con la consapevolezza, anche, che nella mia vita sono veramente bravo ad allenare,scrivere, animare. La consapevolezza anche dei miei limiti, certo, ma anche che il materiale umano che ho a disposizione è ottimo per spiccare il volo, nonostante mi manchi un pò il coraggio. A volte non sono ottimista per pura scaramanzia, perchè se mi esalta troppo perdo le redini della situazione e mi avvilisco alla prima vera difficoltà che incontro. Diciamo che devo trovare una giusta misura tra il non eccessivo, mio pessimismo, e l’esagerata indole ottimista. Sono molto fragile di carattere e non sempre riesco a correre a 100 all’ora spiaccicando il mio bel visino colmo di felicità sul finestrino di una macchina che va troppo veloce… E mi dispiace perchè i miei piccoli successi che nella vita ho conquistato non sono riuscito a godermeli appieno…

Non è mai troppo tardi…

Buona Vita 🙂

Raffaele

A volte

A volte mi capita di essere stupido,
testardo e logorroico,
timido e impreciso
distratto e farraginoso
in ogni mia azione che sigilla e maltratta la mia vita che fatta di carta o di ferro… devo ancora capire.
Capire e osservare ogni mio movimento, del cuore e del pensiero che litigano e franano le loro paure sul mio cielo che spesso di stelle vuote è composto.
E non stare più a contare le lacrime e quei timidi sorrisi che rinfrancano una giornata estiva e stare muto, in un silenzio perpetuo mentre la vita altrui scorre, lenta intorno alle mie fragilità…

Raffaele