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Un’arte non capita…

La nostra Politica italiana è stata sempre per me una forma estrema di espressione artistica che sin dall’adolescenza mi ha incuriosito e a tratta affascinato ma purtroppo nell’ultimo periodo sto facendo fatica a comprendere i suoi lineamenti e suoi colori. La politica italiana sta diventando sempre di più come il gioco degli scacchi, vince il tempismo, la razionalità, chi fa meno errori, chi si espone di meno alla logica del proprio avversario. La politica non è più il luogo del sentimentalismo, del romanticismo. Ognuno rompe i propri schemi, la propria concettualità in base ai propri umori e non in base al percorso del destino. La Storia non sembra più essere scritta dalle idee ma da una smania di apparire il più perfetto possibile agli occhi del legislatore e dell’intera comunità che ahimè cambia indirizzo politico con la stessa velocità con con cui si cambia i propri calzini, i propri indumenti.

Sono deluso dagli attori della scena politica italiana. Non comprendo più la trama, non rido e non piango più alle loro battute. Un film muto o con le stesse e ripetitive scene. Eppure ora i mass media sono il veicolo principale con cui fare questa Arte, con cui esprimersi e dialogare con i propri fedeli votanti. La politica che riempie i nostri programmi televisivi per il mercato audiovisivo ne ha bisogno specie in questi momenti.

Le parole e i gesti che diventano freddi e monocolori. Una unica spartitura. La stessa musica. Una voce fuori dal coro e via al valzer dei sondaggi per l’imminente votazione.

Ed io che continuo ad informarmi, a leggere e a capire il nesso di questa crisi.

E proprio ora io cerco una nuova direzione, una nuova rotta da intraprendere, da esplorare,

questa volta per non rimanere, ancora una volta deluso… aspettando di appendere un nuovo quadro alla mia lunga collezione di opere ed espressioni artistiche…

Raffaele

“La violenza non è un sinonimo di coerenza verso gli altri!”

foto tratta dal web
foto tratta dal web

In Inghilterra, i tifosi cantano e incoraggiano la propria squadra dal primo all’ultimo minuto, indipendentemente dal risultato che si sta ottenendo sul campo da gioco. Nessuno o quasi inveisce sul mal capitato arbitro e le tv di carattere sportive non sono costernate da moviole o dibattiti su “è rigore o non è rigore? Era fallo da rosso o da ammonizione?  Questo è il problema!” Ogni singolo evento sportivo deve essere una festa che inizia e finisce all’interno di un contesto sociale. Nessuna discriminazione territoriale, sano fairplay, sani sfotto tra le tifoserie…. Eppure per noi italiani il territorio inglese appartiene a un altro mondo, difficile da esplorare. Culture differenti. La speranza di un cambiamento è possibile. Eppure il popolo britannico deve ringraziare una Signora che odiava il calcio: Margaret Thatcher,  la “lady di Ferro” che rivoltò come un calzino il sistema calcio, ripartendo da zero con una serie di norme giuridiche ed eliminando il pericolo degli Hooligans. Nel 1986 il Parlamento Inglese emanò la “Public Order Act” che permise alla Magistratura di interdire la presenza negli stadi e negli impianti sportivi in generale ritenuti singoli o più soggetti ritenuti violenti costringendoli all’obbligo di firma in caserma e per la prima volta, come reato, la messa in atto di comportamenti ritenuti di “turbativa alla quiete pubblica”. E’ bastata una “piccola legge” per debellare e limitare al massimo il fenomeno della violenza negli stadi. Introduzioni delle carceri al loro interno. Si potrebbe fare in Italia. Perché No?!  E’ bastato l’iniziativa di un singola persona, la Thatcher, che odiava il calcio, per risolvere l’annosa questione. Detto, fatto! La pragmaticità, la concretezza, il passare nel giro di pochi giorni dal dire al fare, all’operare, di tutte le istituzioni italiani… Impantanati tra riforme del lavoro e legge elettorale, il governo Italiano ha altro a cui pensare!

In Spagna, esiste la “panolada” un modo civile e garbato dei tifosi di protestare. Nessun seggiolino da buttare o utilizzo di fumogeni e petardi. Anche li i problemi ci sono, ma sono minori rispetto al nostro modo di intendere il calcio. Trovare fondi da parte dei comuni e delle società di rendere più sicuri gli stadi, attuare iniziative anche in ambito scolastico per promuovere la cultura della “lealtà sportiva”. Non mi sembra possibile che un bambino piccolo più che vedere una partita dei loro beniamini assista con i propri occhi a questo scempio umano che si ripete ogni domenica. A volte le parole fanno più male di uno schiaffo. Mi fermo qui!  Ho cercato di esprimere attraverso questi due articoli di esprimere una mia personale opinione… Se avete da dire su questo argomento fate pure!

Un calcio più pulito e sano e bello da amare…. proviamoci!

Buona domenica!