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Ditemi che era solo un incubo

Credevo, fosse solo un incubo, un brutto sogno da cancellare immediatamente con un dolce pensiero. L’inferno che ha deciso di abitare per un pò sulla nostra terra e quella di Parigi. “La preghiera non aiuta contro i colpi di AK47”, almeno rivolgiamo una invocazione al nostro Dio Misericordioso di accogliere lassù nell’infinito cielo tutti i poveri innocenti che hanno salutato il nostro mondo. Il male non può vincere, l’odio e il rancore dietro una scaltra ideologia religiosa non può avere la meglio. Spero nella giustizia divina. Tutto qui.

No, no. Svegliatemi e ditemi che era solo un incubo…

Per non dimenticare…

Ero ancora un innocente bambino quando è successo. La guerra. Per la prima volta i miei occhi hanno vissuto, sfiorato il vento della sofferenza. Non ricordo molto, solo l’essenziale. Chiedevo a mio padre che razza di film stavano vedendo. Stava andando a giocare a calcio. “Strano modo di giocare a palla in quel film” pensai… Ancora oggi non mi rendo conto di quanto il male nutre di una malsana e pittoresca fantasia. Si appropria di anime non sue e se le porta via, via da un mondo che ancora oggi ha perso il suo senso logico e innaturale che sia. Tastare anche se distante migliaia di chilometri speranze accartocciate con i loro palazzi. La gente cattiva si era arrabbiata. Non capivo il perchè. Faccio fatico a capirlo ancora  ora. Ero un innocente bambino e per la prima volta una favola non aveva un lieto fine…

 

 

Dimettete la vostra alterigia
sorelle di opulenza
gemelle di dominanza,
cessate di torreggiare
nel lutto e nel compianto
dopo il crollo e la voragine,
dopo lo scempio.
Vi ha una fede sanguinosa
in un attimo
ridotte a niente.
Sia umile e dolente,
non sia furibondo
lo strazio dell’ecatombe.

Si sono mescolati
in quella frenesia di morte
dell’estremo affronto i sangui,
l’arabo, l’ebreo,
il cristiano, l’indio.
E ora vi richiamerà
qualcuno ai vostri fasti.
Risorgete, risorgete,
non più torri, ma steli,
gigli di preghiera.
Avvenga per desiderio
di pace. Di pace vera.

Poesia di Mario Luzi

La vera Europa è differente

foto tratta dal web
foto tratta dal web

La vera Europa è differente mi spacca lo stomaco e la mia mente

e non credo sia pertinente divulgare

crude realtà alla povera gente

che non sanno dove andare

sfidare con una dose di veleno la sorte 

per poi abbandonare i loro sogni in una stiva

saliva voglia di gridare infinita

cancellare con una matita questa storia stronza infinita.

I potenti in preda ai loro bisogni evanescenti

sangue innocente di chi mai mente.

 

La vera Europa è differente nessun vomito incontinente

ma il presente fa il balordo

il tempo è un insipido brodo.

Incoerenza di opinioni mostrateci i vostri co…..

potremo perfino crederci

eretici nel professare corpulente religioni

ma la lente che Qualcuno lassù vi guarda è guasta.

Alzare la testa, mi viene il mal di testa

di una terra che si presta a facili sussulti d’animo

e che non si appresta a conservare un cuore sano…

rancore che la verità sta solo nel DNA

di falsi cultori di pace, la loro anima puzza di antrace.

Incubo infinito 

finito nel pattume, barlume di speranza, fede e arroganza

quote fuori quota c’è chi si lava le mani

con incandescenti e fresche lacrime.

foto tratta dal web
foto tratta dal web

 

La vera Europa è differente ci vuole un pò di ammorbidente

per lenire pensieri sintetici…

Un solo accogliente,

ciao Cara Europa!!!!

Forza!!!!!!

Raffaele

Amaro21

 

“L’Europa è troppo grande per essere unita. Ma è troppo piccola per essere divisa. Il suo doppio destino è tutto qui.”
Daniel Faucher

Non me ne andrò…

Cresciuto in un posto

dove rinascere li in mezzo

alle macerie di scelte

crude e salate

sdraiato

ultime emozioni

non mi porteranno via da qui!

 

(Respiro)

 

Un po’ d’ombra

dalle nuvole sembrano  cotone

ho voglia di sfiorarle con le dita

educare al rispetto

la vita non si risparmia

nessuna partenza

nessuna ricompensa

nessun eroe da ricordare

scelte che scivolano

dalla screpolata pelle

il sole decide colori dell’animo

la povertà del cuore

aspettando l’estate.

 

(Respiro)

 

Il mio nome

rimane steso come me

ad osservare l’infinito che mi rimane

litigare con la mia patria 

in libera scelta

il sangue solletica i miei confini

la carne ha ancora il nemico

cuori limpidi a cui pensare

sfiorare la loro essenza

adagiarsi su di un cielo rosso porpora

la guerra un gioco senza fine

che non capirò mai!

 

(Respiro)

 

Segni divini

orecchini in tasca

sentirsi leggero

ho ancora fame

ero un semplice ragazzo

mangiare gli ultimi resti di speranza…

ha un buon sapore

io c’è la farò…

non me ne andrò!

Ferita aperta

foto tratta dal web
foto tratta dal web

Sono passati 70 anni dalla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz. Liberazione del male imprigionato negli occhi dei sopravvissuti alla Shoah, alla immensa tragedia che non ha colpito non solo ebrei, ma anche intellettuali polacchi, prigionieri russi, rom… Liberazione dalle sofferenze ideologiche e sociali, liberazione della libertà di guardare un cielo stellato in aperta campagna. Ferita ancora aperta sull’umanità. “Per non dimenticare” ma anche per riflettere, pensare e meditare sulla pazzia umana, sul disagio morale e etico, fin dove la crudeltà dell’uomo costeggia lidi dell’anima inesplorati. L’umanità intera si stringe intorno a struggenti e incatenati ricordi della storia. Un segno profondo 70 anni.

Ho visto parecchi film e documentari su queste tematiche della persecuzione razziale, il film quello più bello: “The Schindler list”. Due anni fa lo guardai insieme ai miei genitori. Mai più. Personalmente, non ci riesco, non voglio essere un insensibile, altrimenti non avrei scritto questo articolo. Soffro della sofferenza degli altri. La cruda verità mi fa male. Non ci voglio credere, un incubo assurdo. Da allora ogni volta che ricorre questa “evento” non faccio altro che costellare la mia mente di stupide, ingenue, autoreferenziali domande, quesiti senza una apparente risposta: “Perché Dio ha permesso ciò? Quanto hanno patito questi martiri? Perché io vivo qui ora e non tanti anni fa? Quale soluzioni si potevano attuare per fermare questa carneficina? Che fortuna ho io di vivere in questa età? Ecc.

Come ogni anno, rifarò il medesimo post sul blog, e mi rifarò le stesse domande. Non si può far finta di niente. Se penso ai poveri fanciulli… Niente scusatemi, sono un ragazzo troppo emotivo. Non possiamo neppur per un istante “metterci nei loro panni”, la tragedia è soggettiva, come la morte. Ho ancora in pressa nella mente alcune sequenze de “La vita è bella” una delle poche volte che ho pianto per un film.

Il mio cuore piange, ancora, se penso che tutt’ora, in questo inquinato mondo, esistono ancora movimenti antisemiti, xenofobi, disumani. E forse la Shoah non si è conclusa con la cessazione dei campi di sterminio. Sterminio… chi siamo noi, gente fatta solo di carne e ossa, a strappare la vita di un innocente e buttarla nel fuoco del disprezzo e della vergogna? In Africa come nel mondo, guerre tra religioni e popoli; in medio oriente con l’Isis…il male ha ancora i suoi seguaci. Non spegniamo la luce, la piccola fiammella della speranza… seminiamo pace e carità, combattiamo con le parole e non con le armi, fermiamo con la diplomazia queste stragi… “Le parole tranquille sono quelle che generano tempesta.”

 

 

Stasera se vi interessa su Rai5 alle 21.00  “Tutto ciò che resta – Concerto per la memoria”.

Una buona serata amici