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Il più e il meno

 

“Delle migliaia di testimonianze, ne riporto una, di un emigrante meridionale:

Mi avevano detto che a New York le strade erano lastricate d’oro. Quando arrivai mi accorsi subito di tre cose: 
Una, che non c’era nessun’oro, 
Due, che le strade non erano nemmeno lastricate
Tre, che le dovevo lastricare io.

Quelli che viaggiano adesso senza porto d’arrivo, accatastati su scialuppe e zattere, non sono attirati da leggende luccicanti come i nostri migranti del secolo scorso. 
Sanno che l’oro del sacrificio e del duro lavoro ce lo devono mettere loro. 
Sanno da diretta fonte l’asprezza micidiale del passaggio, lo sbarco di fortuna senza la misericordia di un sorriso. 
EPPURE puntano tutto il gruzzolo di una vita in un unico lancio di dadi sulla superficie del deserto e del mare. Nessun’ostacolo o minaccia li scoraggia. Sono invincibili (…) per volontà. 
Vengono a lastricare strade, a vendemmiare, a raccogliere olive e pomodori, impastare calce, custodire bestie nei campi ed anziani a domicilio. 
Vengono a vendere a buon mercato la loro sola merce, a noi preziosa e urgente: la forza di lavoro.”

Erri De Luca, Il più e il meno

Nell’attesa…

Ha agio l’anima

che riceve un colpo tremendo

la lunghezza della vita

le si stende davanti

senza niente da fare.

Ti implora di darle un lavoro

anche solo mettere degli spilli

o il più umile rattoppo di pezze

da bambini per aiutare le sue mani vuote.

 

Sono i versi di una meravigliosa poesia di Emily Dickinson letta durante l’attesa di una visita dal dottore. Nell’attesa e nel silenzio di una stanza ho iniziato a leggere le sue poesie rimanendo meravigliato, ancora una volta, dalla sua immensa fantasia. Ed un peccato che leggo di rado e non in maniera quotidiana le sue opere del libro comprato con molta gioia un anno fa e forse non credo che io sia in difetto. Le poesie vanno lette quando i nostri sentimenti e i nostri pensieri siano di giusto umore e all’unisono esprimono una vorace voglia di versi, e questa voglia non va chiamata in un momento di silenzio, ma quando il cuore risponde alla vita con una fragorosa felicità… è inutile forzare, ogni lettura ha il suo tempo…

Raffaele

Finalmente

Finalmente sono riuscito a finire di leggere, pochi giorni fa, “I promessi sposi”, una delle opere più importanti e affascinanti della nostra letteratura Italiana. In un mese sono riuscito nella mia impresa (sono moltooooo lento nella lettura e nel finire un libro in generale). 38 Capitoli avvincenti e ogni pagina delle 600 davvero magnetiche per la mia attenzione. Ogni giorno, senza troppo forzare la mano, lettura di due capitoli. Ogni capitolo una diversa narrazione e una diversa scena che il Manzoni riusciva in me a meravigliarmi. La conversione dell’Innominato, la descrizione un pò buffa di Don Abbondio, la descrizione drammatica della peste che colpi il Nord Italia nel 1628 e le avventure di Renzo e Lucia, l’evoluzione della nostra storia e il dominio degli Spagnoli… Una descrizione minuta che mi permetteva, chiudendo gli occhi, di rivivere davvero in prima persona quelle scene. Ho imparato a apprezzare quest’opera solo oggi, letto quasi per caso, indeciso su quale libro leggere dopo “Riparare i viventi”. Ho tentato, ho rischiato e mi è andata decisamente bene… Sono passati 14 anni, ci sono voluti 14 anni per rimanere incantato da questa opera… 14 anni fa facevo la seconda superiore quando ho tentato invano di studiarla, 14 anni in cui ogni giorni passavo dalla mia libreria e ribadivo tra me e me “il prossimo libro che leggerò sarà questo!”… Non do colpa alla mia prof, forse ero troppo acerbo o semplicemente in quella fase della mia vita non mi interessava assorbirmi quel mattone di romanzo… Dopo 14 anni era arrivato il momento e forse passerà poco tempo anche per la “Divina Commedia”…

Diamo tempo al tempo di diventare Vita! 🙂

Buon inizio di settimana! 🙂

Ps: questo che ho appena pubblicato è il mio 499esimo post! La prossima volta si festeggia! 😀

Raffaele

Vi son dei momenti…

“Vi son de’ momenti in cui l’animo, particolarmente de’ giovani, è disposto in maniera che ogni poco d’istanza basta a ottenere ogni cosa che abbia un’apparenza di bene e sacrifizio: come un fiore appena sbocciato, s’abbandona mollemente nel suo fragile stelo, pronto a concedere le sue fragranze alla prim’aria che gli aliti punto intorno. Questi momenti, che si dovrebbero dagli altri ammirare con timido rispetto, son quelli appunto che l’astuzia interessata spia attentamente e coglie il volo, per legare una volontà che non si guarda.”

Capitolo X dei “Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni

 

Sto provando a leggere assiduamente ogni capitolo di questo libro, uno dei più famosi delle letteratura italiana anche come sfida personale dopo che questa opera l’ho poco amata alle scuole superiori per vari motivi personali. Mi sto appassionando con un pò di titubanza ad ogni capitolo e a ogni vicenda dei vari personaggi che con il sincronismo perfetto danno il giusto sapore al romanzo. Due capitoli al giorno, anche se ne mancano parecchi … sono giunto all’undicesimo ma se è solo fatica allora non ne vale la pena sforzarsi di leggerlo. Invece no… adesso, dopo “Delitto e Castigo” mi sto appassionando ai grandi classici delle letteratura anche per cultura personale. Eh si… “Tanta roba” come si dice nel gergo giovanile. Ho iniziato convinto che avrei abbandonato la mia sfida personale ma leggo con piacere ogni pagina, aiutandomi con le dovute note… al mattino dopo la colazione e la sera prima di cenare… a piccole dosi… il “troppo storpia!” E riscoprire questo libro ingiallito e un pò impolverato dalla mia libreria mi ha fatto piacere. Forse ora è giunto il momento di leggerlo e finirlo, con molta pazienza e dedizione…

Shhhhhhh! Non ditemi, non svelatemi il finale per cortesia!

Buona Vita! 🙂

Raffaele 

Ispirazione

“Io non ho scritto in mia vita se non pochissime e brevi poesie. Nello scriverle non ho mai seguito altro che un’ispirazione (o frenesia), sopraggiungendo la quale, in due minuti io formava il disegno e la distribuzione di tutto il componimento. Fatto questo, soglio sempre aspettare che mi torni in un altro momento di vena, e tornandomi (che ordinariamente non succede se non di là a qualche mese), mi pongo allora a comporre, ma con tanta lentezza, che non mi è possibile di terminare una poesia, benchè brevissima, in meno di due o tre settimane. Questo è il mio metodo, e se l’ispirazione non mi nasce da sè, più facilmente uscirebbe acqua da un tronco, che un solo verso dal mio cervello.”
Giacomo Leopardi

(Lettera a Giuseppe Melchiorri)

Mi stupisce della “lentezza” del comporre del grande Giacomo Leopardi. Io invece sono completamente l’opposto. Quando compongo una poesia devo subito tradurre l’ispirazione e il pensiero creativo in parole e riempire quello spazio vuoto del foglio. Raramente lascio un opera incompiuta per molto tempo, rischio di perdere il filo creativo che mi univa ad essa, entro in un labirinto in cui la mia memoria non si supporta. A volte si, ritorno e do qualche ritocco a qualche poesia perchè mi sono venute nuove parole molto più belle da inserire… pochi ritocchi, senza travolgere l’originale mia creative. Il dilazionarsi del tempo creativo in parte mi danneggia, mi concentro in quel giorno solo ed esclusivamente per quella poesia, confluisco ogni stato d’animo e sentimento per quella poesia e a volte danneggio le ulteriori sfumature del mio pensiero…

e voi quale tecnica usate nel comporre una poesia? Siete stile Leopardi?

Buona giornata 🙂

Raffaele