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Non avevo capito niente…

Non c’ho capito niente. Come al solito oserei dire. Ieri su Instagram ho pubblicato una mia foto: un primo piano per far vedere ai miei followers il mio nuovo taglio di capelli. Ho raggiunto subito un notevole apprezzamento superando i 20 like, cosa insolita per il mio profilo. Mentre con le mie poesie e i miei pensieri, sempre corredati da una bella immagine, non raggiungevo i 3 apprezzamenti. All’inizio me la prendevo con il mondo, con me stesso e anche con il social perchè avevo scarsa visibilità e poco consenso, poi dopo ho capito, sempre a scoppio ritardato, che ogni tipo di social ha la sua mission, il suo senso. Qui sul blog prevale la parola, su Instagram prevale l’immagine (2 +2 fa 4 e il ragionamento è semplice anche per uno come me) e spazio per la poesia e per la riflessione c’è ne poco, per quello c’è WordPress il mio formato preferito, ma non per questo dovevo imputare la colpa ai miei amici o a me stesso ma per il semplice fatto che ogni cosa nella vita ha la sua logica collocazione. Infatti Instagram lo vedo più come un mio personale laboratorio creativo dove continuare a sperimentarmi tra dirette e pensieri articolati senza l’eccessiva ansia da prestazione. In sostanza. Morale della favola, la colpa non è di nessuno… hai capito Raffaele?

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Ciao!!! Come state? Scusate la mia involontaria assenza ma non mi andava internet… mmmh che rabbia, per fortuna che oggi ha ripreso a funzionare… giusto il tempo di augurarvi buon weekend! 😀

 

foto tratta dal web
foto tratta dal web

 

“Cioè, si che poi, no… non è vero! Non sono dipendente dai social network: Facebook, whatsapp e altro. Tanto nessuno mi caga… pardon… mi calcola, mi ascolta. Solo ieri tramite un post con due foto del mio cane Birillo con la scritta “Per fortuna c’è lui a consolarmi” riferito anche al fatto che essendo ahimè interista non ho digerito le tre pere digerite nel derby di domenica sera. Subito ho ricevuto “mi piace” e commenti ed… io mi sentito bene e quasi sollevato del fatto che qualcuno si interessava a ciò che ho scritto. Ogni mezz’ora andavo, tramite il mio cellulare, a vedere eventuali nuove notifiche. Alla fine della giornata di ieri mi sono sentito soddisfatto: 8 mi piace e tre commenti. Ma è una soddisfazione effimera, stupida, inutile e maldestra. E’ come se avessi consegnato un piccolo pezzo, un frammento di umore, stato d’animo della mia vita a delle notifiche, condizionando a seconda del tipo dei commenti il resto della giornata. E’ solo che a volte non mi basta di essere apprezzato nella vita reale, ma cerco come se fossi affamato da giorni di essere visualizzato in un mondo totalmente finto e immaginario. A volte è più forte di me. Un impulso indemoniato. Non posso e non possiamo farci condizionare dal mondo dei media in senso generale. Il “mi piace” che do io a me stesso vale molto di più di 100 “like” su Facebook. “Non possiamo sostituire la volontà divina ad dei semplici post, sostituire il mio credo a quello degli altri utenti sulle vari piattaforme sociali e multimediali. Io valgo, se ne sono convinto al di là di tutto.”

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Amaro