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A tratti mi vergogno

Il brutto tempo che sembrava non dover farci giocare la semifinale del nostro campionato. Il pulmino che ci da buca trenta minuti dalla partenza fissata per le 17, ed io che pur di non lasciare un mio ragazzo a casa metto a disposizione la mia scassata macchinina e farci 30 chilometri per arrivare nel luogo della partita. Io che per la fretta mi dimentico il mio cronometro e la borsa medica. La partita che si svolge subito dopo appena 10 minuti di riscaldamento della mia squadra. Noi che sbagliamo 3 gol a porta vuota, loro che ci fanno 3 gol sui nostri soliti svarioni difensivi. Noi che giochiamo e che dominiamo l’incontro con possesso e due tocchi e giochi sulle fasce e loro che approfittano, rapaci, della nostra debolezza difensiva, specie per l’infortunio del mio difensore titolare al termine del primo tempo dopo un rude contrasto di gioco. Noi che segniamo all’ultimo minuto ma che ci svegliamo troppo tardi… la finale è svanita… adesso la finalina, che conta poco se non nulla e a cui darò spazio a chi ha giocato meno. Ed io che non la prendo bene… mi brucia e mi rosica questa sconfitta. La sconfitta più amara da digerire. Avevo una squadrone e per svariati motivi è tutto ora relativo. La vittoria è l’aver creato un gruppo e una piccola famiglia, quello si… a volte, ahimè mi dimentico che siamo solo in un contesto di oratorio e come ieri il mio assistente mi ha ammonito… “ti puoi arrabbiare quanto vuoi ma alla fine ricordati sempre che sono solo ragazzi…” e li che come allenatore ho fallito. Ho anteposto il mio interesse esclusivo al risultato che alla felicità dei miei ragazzi. Li ho gridati e forse li ho offesi, li dovevo incoraggiare ma non l’ho fatto anteponendo i miei sacrifici ai loro che comunque hanno una vita più impegnata della mia. Essere consapevole del mio limite raggiunto, che forse non sono più tagliato per fare l’educatore… forse potrebbe non essere un ulteriore mia sconfitta…

Black-out

Non ho pazienza

Non ho pazienza

E’ questo uno dei miei infiniti limiti, da modellare, limare e forze fortificare dopo averli messi in quarantena. Quando so che devo aspettare che sia dal dottore, alla banca o all’ufficio postale come anche dal dentista (ahimè) vado già bello preparato munendomi di libro o un lettore musicale. Non sopporto l’attesa, lo scorrere infinito di secondi e attimi caduti nel vuoto, cerco di trovare qualche meccanismo obsoleto che velocizzi il tempo dell’attesa… domani preferirò alzarmi molto presto per recarmi in banca… già alle 8.30 sperando nella clemenza dei miei compaesani e sperando un pò nella fortuna. Tutto deve avere una sua logica e una sua struttura. Organizzare il tempo da qui fino alle 21.30 dove mi recherò in Chiesa per l’adorazione e per i sepolcri, pensare come giocare con il tempo senza dover starmene tre ore con la cuffia o davanti la tv con il rischio di stonarmi un pò… a volte quando viaggio in treno maledico chi non ha ancora inventato il teletrasporto. Attese snervanti come prima di una partita di calcetto dei miei ragazzi perchè il mio pensiero diventa snervante e intrappola il mio respiro…

Dovrei forse iscrivermi a un corso di yoga?

Perchè non assaporare il piacere dell’attesa se essa può produrre un buon evento, se la stanchezza non risulti vana allora si che forse ne vale la pena?

Adesso lettura di un nuovo libro, poi giocare con il cane e poi cena e poi a letto… se magari… devo uscire con i miei amici… anche se ho una sonnolenza assurda!

Buona Vita! 😀

Raffaele

Change

Ci sono sempre due scelte nella vita: accettare le condizioni in cui viviamo o assumersi la responsabilità di cambiarle.
(Denis Waitley)

In questi ultimi post mi sto ponendo molte riflessioni sulla mia esistenza, e questa citazione può essere il riassunto di tutti questi pensieri. Avere il coraggio e la responsabilità di cambiare le mie attuali condizioni. A volte, e lo sto imparando a mie spese, non serve stravolgere e rivoltare come un calzino la propria vita. Molto spesso ho voluto resettare ogni singola cosa che in me non andava. Ma il cambiamento, quello dell’anima parte delle piccole cose che neanche credevamo importanti o magari frivole, il cambiamento radicale può produrre uno scombussolamento del pensiero che non fa altro che aggiungere instabilità ai propri passi. Nuovi passi, un passo lento ma efficace e ciò che vorrei per il nuovo anno. Le famose liste dei buoni propositi a me non servono nulla se poi non ho il giusto spirito e la buona volontà che latita in qualche angolo del mio corpo. Pormi dei piccoli ma significativi traguardi senza correre maratone a cui non sono in grado, per ora di partecipare. Piccole sfide quotidiane da affrontare senza scappare o inventarmi qualche scusa come faccio al giorno d’oggi. Avere la consapevolezza di non essere inutile ma di valere per quello che farò in futuro e non in quello che ho consegnato alla storia, perchè il passato ormai non può regalare nulla. Far si che un nuovo giorno sia speciale e che non sia uguale all’altro. Far si che l’abitudine e la monotonia non prendano il sopravvento, ma osare anche con il rischio di cadere per un nuovo limite…

Piccola riflessione…

Buona Vita 🙂

Raffaele

Infinito

Cerca l’Infinito tra le rovine

della mia anima, sembra strano donare

un cielo stellato a un povero comico in rovina

come me… Lettere d’amore inutile se ignorate

poco propenso allo studio del tuo silenzio

non capisco i tuoi lineamenti da poetessa rinascimentale.

 

Potessi tornare indietro,

donerei il mio pensiero al tuo cospicuo e immenso 

cuor perduto, muto dinnanzi ad un sorriso screpolato.

 

Non tremo al largo della tua bocca

che paradiso e sete fu

per i miei cristallini limiti di cristallo e polvere…

 

Raffaele

Sonno… tanto sonno!

foto tratta dal web
foto tratta dal web

 

Sonno, tanto sonno. Sono ancora un orso in letargo. Svegliarmi la mattina è un incubo. Gli occhi pesanti come palle da biliardo e e che fanno fatica ad aprirsi manco fossero chiusi con il mastice. Il corpo è pesante e fragile come un vaso di terra cotta. Il letto il mio habitat naturale. “Ma dove lo prendi tutto questo sonno?” mi ripete soavemente mia madre la mattina appena mi vede, in sembianze da zombie, recarmi in cucina a fare colazione e bere il mio amato caffè. E domani sveglia presto. In teoria dovrei svegliarmi alle 7, ma sfiderò la mia scarsa e latente forza d’animo e anticiperò di mezz’ora… c’è la farò?! E’ tutta questione di abitudine (lasciamo stare) e psicologica. Un buon motivo per alzarmi presto è dimostrare ai miei genitori che non sono un dormiglione, e giacché ne approfitto per guardarmi qualche partite dell'”Australian Open” di tennis alla Tv. Ah, perdonatemi dimenticavo… mi dovrò svegliare ad un orario insolito perché dovrò accompagnare (molto volentieri) mio padre all’ospedale per una visita specialistica. Un buon motivo per provare a cambiare uno stile di vita troppo INATTIVO. Sto lottando contro me stesso per svegliarmi alle 7.00 e 7.30 per godermi la mattina, per assaporare l’alba, per riattivare la mia mente, il mio corpo… ad essere uno “normale”. Magari quell’ora di meno che dormirò la potrò sfruttare per andare a correre o magari a scrivere o giocare di più con il mio cane… non so bhò. Dormo troppo questo è il mio limite e francamente sono deluso e incazzato con me stesso, rischio di passare la mia esistenza con un solo abito: il pigiama! Dormire, certo fa bene, ma io, sapete ne abuso un pò troppo come un farmaco con evidente effetti collaterali… se solo penso che le mie più belle poesie e brevi saggi sono nati di notte quando stranamente ero ancora sveglio!

E a voi, vi piace dormire, siete pigri come me? 😀

Amaro