Archivi tag: me

Ri-eccomi

foto tratta dal web
foto tratta dal web

 

E’ bastato andare a mare dopo tanto, tantissssssimo tempo per “purificarmi” un pò dalle scorie di pigrismo acuto che ogni tanto mi affligge rendendomi una statua, un corpo inerte teso a osservare l’altrui vita mutarsi nel tempo… E’ bastato uscire con i miei amici che per poco non dimenticavano le mie sembianze simili a un pilone di rugby! ahahahahah 😀

A volte ho bisogno di staccare la spina, disconnettere il mio pensiero verso il mondo che gira intorno a me senza chiasso, ne rumori fastidiosi per il mio udito. E poi ritorno qui, nel mio blog per riprendere a camminare, a colorare la mia sequela con le mie poesie e i miei post di sognatore folle e instabile. Vi avevo promesso che avrei cambiato volto al mio blog, ma ancora non l’ho fatto… bugiardo e falsario di promesse che non sono altro! 😀

Ho solo il timore, una paura innocente del cambiamento, sono sempre stato restio nell’evoluzioni di alcuni frammenti della mia vita. Le cose migliori della mia giovane esistenza sono avvenute improvvisando e lasciando a casa la logica e il ragionamento interiore…

Mhà… a volte non mi capisco nemmeno io, a volte complesso come la struttura del DNA…

Buon inizio di settimana Amici 😉

Occhiali nuovi

foto tratta dal web
foto tratta dal web

 

Occhiali nuovi: montatura total blu, leggeri, ergonomici e non molto appariscenti. Ecco appunto, appariscenti… non credevo che un semplice paio di occhiali mi potesse dare quella dinamicità e freschezza in questa fase della mia vita di profonda riflessione e rimescolamento dei miei stati d’animo. Mi sento più sicuro e leggermente più bello. Come un taglio di capelli, un abito nuovo magari elegante o casual, o in maniera di drastica come un tatuaggio. Non credevo che un semplice paio nuovo di occhiali mi potesse dare quella autostima che a volte perdo per strada. O è solo un aspetto psicologico transitorio e momentaneo? La sera stessa che gli ho comprati “dal mio ottico di fiducia” mi sono scattato un selfie, cosa alquanto inusuale per me, e ho usato questa foto di me in primo piano con il mio bel faccione come immagine del profilo di whatsapp. “Ecco, questo sono io!” come a dimostrare agli altri che io esisto.

foto tratta dal web
foto tratta dal web

 

Ma perché questa mia inconsueta voglia di farmi foto, da solo o con gli altri… di apparire? Non saprei neanche spiegarmelo, non è come la scrittura, come un qualcosa di più profondo e che parte dal mio cuore. Ma un qualcosa di istintivo. Riflettere la mia immagine sullo specchio e contemplare. Perché?

Raffaele

Me…

E poi mi ritrovo a pensare a silenzi incustoditi in balia di chissà quale naufragio interiore. Stupito del mio carattere ma… basta cambiare una lettera all’aggettivo per sentirsi… stupido dentro. Non parto, non ora almeno. Preferisco restare muto e fermo nella mia loquace e retta solitudine. Ed è proprio quando si è in compagnia che ci si sente soli. Soli con le spalle al muro e a volte non capisci il perché, il perché di tutto, il perché del niente, dell’irrimediabile, un perché inconscio e idiota senza un valido scopo. Il vento latita e non prova a smussarmi angoli della mia mente in cerca di risposte a volte mai cercate per il semplice fatto che sono nato pigro. Il mio posto nel mondo c’è ma resta immobile, granitico sul suo posto, come se provare a cambiare posizione fosse un ingiuria al tempo che di certo non può più aspettarmi.

Mi avvicino ai trent’anni, un buon traguardo. Un terzo di vita, se tutto andrà bene e se Qualcuno lassù non mi rivoglia indietro, l’ho conseguito. L’anno prossimo spegnerò 28 candeline e ogni candelina racconterà una storia a sé. Sento ancora l’eco dell’infanzia dentro me. Uno schiaffo forte sulla guancia destra, giusto il tempo per stordirmi un po’ e ad ammorbidire la pelle di un viso che ne ha passati di tutti i colori. Predominato dai instancabili brufoli, ai baci dei nonni e di mia madre, e a quello di qualche occasionaria ragazza. I miei occhi spenti e vagamente gioiosi hanno filmato una vita sulle note di un classico di avventura. Non ai livelli di Indiana Jones, certo, ma movimentata senz’altro. A volte, i miei occhi ho dovuti chiuderli per non far vedere al mondo ciò che non sarei mai diventato. Produttrici efferate di lacrime perenni, lacrime tossiche che puntualmente ho provato a berle. Mi fanno schifo il loro sapore, non sanno di niente. Ho lacrimato assiduamente solo quando il mio mondo non girava nel mio verso preferito, quando non riuscivo a cogliere la palla al balzo per momenti particolari… ma quando intorno a me la sofferenza nidificava ho chiuso i rubinetti e o fatto finta di nulla, le ho preservate a destinazioni future con maggiore incidenza di prosperità.

Un opportunista, un manipolatore di pensieri, un falsario di sentimenti, un illusionista di buone occasioni, un mendicante di poesie senza un lieto fine, un buon a nulla… ecco cosa sono, ecco cosa dovrebbero scrivere sulla mia carta di identità alla voce “mestiere”.