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Imprevisti

Sarà che non sono ancora consacrato a vivere dignitosamente la mia esistenza ma a volte non sopporto gli imprevisti, quando il vento cambia direzione, quando il tempo accelera o rallenta i suoi secondi, quando sono costretto a cambiare traiettoria al mio pensiero…

e capita come questa mattina, intorno a mezzogiorno mi reco all’ufficio postale del mio paese per completare una procedura informatica. Purtroppo ho sbagliato nel compilare una voce nel procedimento e dovrei dopo rettifica ritornare sempre all’ufficio postale per terminare questa mia registrazione dello Spid.

Detesto, non digerisco, non sopporto gli imprevisti. Tutto deve essere lineare, perfetto. Non ammetto curve nella mia monotona esistenza… ma almeno ho imparato che la titolarità della mia patente è di Roma e non di Lecce come erroneamente annunciato in fase di registrazione. Detesto che mi ritorni l’ansia io che a volte non riesco a gestirla, a classificarla come amica… ma mi rinfranca che una signora nell’attesa dei nostri rispettivi turni sembrava stufata perchè era la terza volta consecutiva che si recava alla posta in quanto nei giorni precedenti era rimasta chiusa ai cittadini per motivi di natura elettrica…

Ognuno di noi ha i suoi problemi, i suoi imprevisti, i suoi malesseri. A volte credo di avere solo io le preoccupazioni. Non parlo di sofferenza. Sono pienamente consapevole che le mie sono solo cose frivole e inopportune solo al pensiero di pensarle… e a volte penso di essere io il reale esecutore della mia storia, che sia io a scrivere ogni passo, ogni gesto che sto per compiere. Ed io nella mia povera fede concepisco il fatto che ogni cosa debba avere un fine, un senso… forse dovrò imparare ad essere più paziente con me stesso, perchè finche non ci sono motivi che inducano ad un pericolo della mia Vita allora… saranno solo ansie passeggiere… Certo l’ansia e la frenesia nel fare subito le cose non mi aiuteranno nella vita futura ma posso prevenirli e che se anche dovrò andare altre volte all’ufficio postale non succederà niente al massimo, come si dice nel nostro dialetto, ” stu jurnu m’aggiu sguariatu!”

Raffaele

Bagaglio

foto tratta dal web

 

Le nostre paure, le nostre ansie fanno parte irrimediabilmente del nostro bagaglio socio-emotivo. Ci appartengono. Fanno parte della nostra genetica. Esplorano ogni parte del nostro corpo e della nostra mente: li si rifugiano e producono frutto. Si infatti… ho detto frutto, germoglio, fiore perchè in tutti questi anni che ho vissuto in co-abitazione con loro ho imparato a saper cogliere il meglio da loro, dagli scrosci di pioggia improvvisi o dai lunghi momenti di isolamento del pensiero. E’ un dover vivere con loro. Conoscere le loro tecniche di gioco, trovare le mosse per convincere ad essere meno testardi e volubili. Bisogna imparare a giocarci sempre alla luce del sole, loro sono furbi e basta un pezzo d’ombra e ti ritrovi per terra ad assaggiare il calore dell’asfalto. E non possiamo credere o convincerci che la nostra esistenza sarà priva del loro lavoro. Non saremo delle persone sagge. Il battito del cuore che aumenta il suo ritmo, la mancanza di respiro, la forte sudorazione. Il corpo che reagisce, improvvisamente. Possiamo allenarci e farci trovare pronti al loro arrivo ma comunque loro, puntuali, arriveranno. Sta a noi darli una giusta nomenclatura. Non ho ben capito ancora il grado di conoscenza che li devo rivolgere, se devo risultare empatico oppure freddo ma mai scontroso.

E poi capisco che non sono il solo ad averli nel mio bagaglio… ognuno da a loro una loro valenza in base al proprio pezzo di terra da coltivare… c’è chi se ne frega e ci ride su, addirittura, c’è chi come me risulta essere schiavo delle loro prestazioni. Ma già capire ed entrare nel loro mondo è un buon segnale da captare e trascrivere nuovi messaggi di leggerezza.

Buona Vita!

Raffaele

Pensiero

Essere tristi, essere folli, portare la mente chissà dove. La precarietà delle cose che ci ruotare i sassi e prendersi in giro e non riconoscere la forma, non piangere se un fiore nasce tra i sassi. Mangiare i sassi e prendersi in giro. Accorgersi di una nuvola e sperare in una fitta nevicata che ricopre tutto quel che ora non ho vissuto. Essere tristi, mettersi in discussione, leggere vecchi libri con un finale a sorpresa, strappare le ultime pagine, senza un valido motivo e non capire cosa è quella piccola scia di sangue che esce ai margini del titolo. Fare una smorfia che mimi alla gioia che mira verso il cielo più blu e conforme ai nostri guadagni spirituali…

Raffaele

Ti prego vita mia

No, non possiamo far finta di nulla! E’ ancora profondo fin dentro l’anima il dolore di noi cittadini del mondo.

“Ti prego cara esistenza, non mi piace più il tuo gioco e le tue regole stanno diventando incomprensibili, ingarbugliate e inspiegabili. Trovare un senso a tutto questo è un qualcosa di assurdo. Fai che le nostre lacrime di noi poveri esseri umani diventano goccia dopo goccia un oceano di speranza e di pace dove poter ritornare a vivere. Si vivere, perchè questo è il senso autentico del nostro “naufragar”, trovare un motivo salutare e giusto per poter continuare a lottare, per stare ancora in questo mondo usurato, consumato e un pò troppo logorroico di inimmaginabile e ipocrite ideologie. Non ci spaventare più con le tue tempeste emotive, nevica semmai suoi nostri fragili pensieri. Il tempo passa e raccoglie le sue candide vite, non possiamo fermarlo, ne sfiorarlo, ma solo guardandolo da lontano e lenire i suoi effetti. Adesso, delicatamente risvegliaci da questo incubo e dicci che era solo uno scherzo, un incubo da non vivere più…

Ti prego vita mia…”

 

Raffaele

Metà

foto tratta dal web
foto tratta dal web

Questo sono io appena sveglio… yeah!!! 😀

 

Cosa mi succede di così tanto malinconico da lasciare a metà tutte le cose che stavo facendo con serietà e marcata professionalità? Sarà il cambio di stagione: la primavera? Che mi provoca forse torpore nei miei pensieri? Il passato appena passato che si mimetizza nei  rimasugli del presente poco per me indicativo. Un alone di sonno e di impotenza, non stanchezza… tendo ad sottolineare, mi percuote e sacrifica all’altare la mente e il corpo. E l’anima? Eh… risulta dispersa tra gli specchi del mio divenire uomo e adulto, dispersa tra parole di carta bruciata e scolorita. La vita ora mi appare come un grande sogno in cui cimentarsi con cautela e un pizzico di ipocrisia. Libri lasciati a metà, compiti per casa non eseguiti o lasciati… a metà, incontri e appuntamenti sociali lasciati a metà, la mia fede orfana di innocenti virtù soffocata a metà, sete di speranza per un esistenza migliore lasciata a metà? Il mio mondo è diviso a metà: nord-sud, est-ovest. Il bicchiere come lo vedo: mezzo pieno o mezzo vuoto? E’ primavera ma sono ancora rimasto nel mio letargo contemplativo: “Oh per carità basta riflettere sulla mia precarietà morale e disinvolta da quei pochi concetti filosofici ammaestrati… a metà!”

La mattina diviene già, per me ma non solo, la notte di un andare lento e spensierato, una corsa al buio contro metodi poco ortodossi di stare al passo con i tempi… mentre i miei occhi vedono luce vergine e si ripuliscono dalla polvere proveniente dal sarcofago in cui dimoro.

Il sangue continua sempre a circolare con molta cautela nel mio impavido e paffuto corpo, il cuore elabora ancora stagnanti emozioni, la mia mente produce chicchi grossolani di pensieri nevralgici.

E’ meglio lasciare le cose a metà consci di aver comunque iniziato un’opera o non iniziarla proprio mettendo a “soqquadro” la mia buona intenzione di rispondere a stimoli più che altro esterni?

Scusate, ma il mio squillante sbadiglio mi riporta alla mia metodica realtà. Buongiorno o buona serata… come meglio preferite!

Amaro21