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Racconti narrati due volte

foto tratta dal web

 

L’ho iniziato a leggere pochi giorni fa, quasi per caso, nascosto tra libri molto più ben conosciuti di lui. Ben impolverato e quasi timidamente l’ho preso e ho iniziato a sfogliare le sua pagine tutte ingiallite stando bene attento a non rovinarle. Ho pure l’allergia alla polvere… “Racconti narrati due volte” di Nathalien Hawthorne (1804-1864). Non so come si pronuncia il suo nome e anzi all’inizio credevo fosse una donna e non un uomo. E’ insieme di 23 racconti di piccola-media portata. Ho letto i suoi primi due e ho trovato una scrittura molto raffinata, minuziosa in ogni piccolo dettaglio. Nel racconto ci sono spunti poetici e alla fine del brano c’è sempre una morale che l’autore te ne rende conto. Anche per riflettere e meditare in modo che il tempo non sia solo dedito alla lettura ma anche della riflessione circa l’insegnamento che quel racconto mi vuole donare. E’ un libro in cui la stampa risale al 1974! L’ho comprato per due euro in un piccolo mercatino dell’usato e credevo che avrebbe reso più voluminosa la mia piccola biblioteca e basta. Ma sto scoprendo di avere un piccolo capolavoro tra le mani. Ogni giorno leggo uno dei suoi racconti con un piacere immenso. Sorpreso dal fatto che spesso compriamo libri per la loro fama o perchè quel tipo di libro ha avuto successo e poi non ci accorgiamo che tra le bancarelle di un mercato ci sono piccoli tesori che purtroppo non vedranno la luce…

Addirittura per la mia allergia mi devo mettere i guanti, quelli in lattice perchè mi prudono subito le mani… ma ne vale davvero la pena! Non esistono libri di Serie A o B o Vip o Non Vip, famosi o non… ogni libro è una finestra spalancata verso la propria libertà!

Raffaele

Parole, soltanto parole

foto tratta dal web
“Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola. A volte ne scrivo una, e la guardo, fino a quando non comincia a splendere.”
Emily Dickinson

La potenza di una parola viva, che nasce da un pensiero malinconico e in estasi… la bellezza della scrittura. E come se noi, che abbiamo questa spasmodica ed energica passione, diventiamo ogni giorno più belli e gioiosi giocando e dando confini ben delineati alle nostre parole, che non saranno mai di cera, non si scioglieranno alle prime sporadiche illusioni. E a volte non me ne accorgo, o forse non sono abbastanza attento, alla fortuna che ho. Trasmettere un messaggio, ad ogni mia poesia, breve saggio o piccola riflessione. Do ogni volta un forte segnale alla mia esistenza, scuoto e sobbalzo il mio mondo grazie alle mie parole.

Comunicare! Il dover, non per obbligo, dare un senso profondo alle nostre parole. Lanciare un sasso nel vuoto per vedere se c’è qualche eco che ci risponde al di là di un altro universo. Blogger, scrittori, giornalisti hanno il dovere morale di lanciare questo sasso, di essere un vento gelido che scuote le coscienze di tutti noi, affrontare tematiche sociali, senza eccessiva retorica. Mai stare zitti ed essere sconfitti dal buio dell’indifferenza, a volte c’è un silenzio così assordante intorno a noi…

Buona giornata 🙂

Raffaele

Ferita aperta

foto tratta dal web
foto tratta dal web

Sono passati 70 anni dalla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz. Liberazione del male imprigionato negli occhi dei sopravvissuti alla Shoah, alla immensa tragedia che non ha colpito non solo ebrei, ma anche intellettuali polacchi, prigionieri russi, rom… Liberazione dalle sofferenze ideologiche e sociali, liberazione della libertà di guardare un cielo stellato in aperta campagna. Ferita ancora aperta sull’umanità. “Per non dimenticare” ma anche per riflettere, pensare e meditare sulla pazzia umana, sul disagio morale e etico, fin dove la crudeltà dell’uomo costeggia lidi dell’anima inesplorati. L’umanità intera si stringe intorno a struggenti e incatenati ricordi della storia. Un segno profondo 70 anni.

Ho visto parecchi film e documentari su queste tematiche della persecuzione razziale, il film quello più bello: “The Schindler list”. Due anni fa lo guardai insieme ai miei genitori. Mai più. Personalmente, non ci riesco, non voglio essere un insensibile, altrimenti non avrei scritto questo articolo. Soffro della sofferenza degli altri. La cruda verità mi fa male. Non ci voglio credere, un incubo assurdo. Da allora ogni volta che ricorre questa “evento” non faccio altro che costellare la mia mente di stupide, ingenue, autoreferenziali domande, quesiti senza una apparente risposta: “Perché Dio ha permesso ciò? Quanto hanno patito questi martiri? Perché io vivo qui ora e non tanti anni fa? Quale soluzioni si potevano attuare per fermare questa carneficina? Che fortuna ho io di vivere in questa età? Ecc.

Come ogni anno, rifarò il medesimo post sul blog, e mi rifarò le stesse domande. Non si può far finta di niente. Se penso ai poveri fanciulli… Niente scusatemi, sono un ragazzo troppo emotivo. Non possiamo neppur per un istante “metterci nei loro panni”, la tragedia è soggettiva, come la morte. Ho ancora in pressa nella mente alcune sequenze de “La vita è bella” una delle poche volte che ho pianto per un film.

Il mio cuore piange, ancora, se penso che tutt’ora, in questo inquinato mondo, esistono ancora movimenti antisemiti, xenofobi, disumani. E forse la Shoah non si è conclusa con la cessazione dei campi di sterminio. Sterminio… chi siamo noi, gente fatta solo di carne e ossa, a strappare la vita di un innocente e buttarla nel fuoco del disprezzo e della vergogna? In Africa come nel mondo, guerre tra religioni e popoli; in medio oriente con l’Isis…il male ha ancora i suoi seguaci. Non spegniamo la luce, la piccola fiammella della speranza… seminiamo pace e carità, combattiamo con le parole e non con le armi, fermiamo con la diplomazia queste stragi… “Le parole tranquille sono quelle che generano tempesta.”

 

 

Stasera se vi interessa su Rai5 alle 21.00  “Tutto ciò che resta – Concerto per la memoria”.

Una buona serata amici

Mi devo sfogare un pò! “Non ditemi che…!!!”

Immagine tratta da internet
Immagine tratta da Internet

Scusate cari Amici ma questo post è un modo per sfogarmi,ne ho bisogno. I Negrita per calibrare in modo sereno il mio attuale stato d’animo un po’ turbolento. Dalla loro canzone “Tonight” estrapolo un verso che fa breccia nei miei pensieri: “la Natura mi eccita, l’Uomo mi debilita!” esatto! La Natura e le sue ferree regole di sopravvivenza mi cullano in dolci oblii contemporanei, l’uomo e la sua ipocrisia mi deprime.
Arrivo al nocciolo della questione e per il motivo per cui sto scrivendo questo testo post sbornia emotiva: mi sono stancato che le persone, sia esse amici, parenti, che nei rapporti coniugali, rapporti di fede ecc, tutti si ricordano al “termine di una vita” al termine di una storia, di un cerchio che si chiude solo il male o gli errori che si sono commessi piuttosto del bene, dei bellissimi momenti vissuti in grandi quantità. 1000: 1 = felicità: sbaglio. Perdonatemi la mia inusuale e forse non idonea proporzione ma i numeri rendono meglio la questione. Mi è successo con una ragazza, due mesi di frequentazioni, di baci carezze, abbracci, mano nella mano nelle feste, interminabili attimi a guardarci negli occhi e poi buuuuummmmmm!!!! Inciampi su un dosso ed è finita, la vita mi suggeriscono i Negrita è una “bella canzone” per me un po’ stonata. Un errore eclissa migliaia di momenti indimenticabili… sbaglio sono umano, perché pagare così tanto? Non mi basta il debito che ho con il Destino? Ma lo stesso vale con gli amici: gli doni l’anima, fai pure dei sacrifici per loro, sei felice anche se dentro muori e poi basta un soffio di vento e tutto vola via! La gente si ricorda solo il lato negativo che in specifici circostanze emerge in me. Sono stanco, non sono perfetto, i miei difetti sono i miei pregi migliori, se dovessi contare le cazzate che combino durante una settimana sforerei come minimo le centinaia di unità. Perché? Perché? E Ri-Perché? Si lo ammetto a volte mi do una zappa sui piedi, sono troppo impulsivo e un po’ troppo moralista e materialista… ogni cosa deve avere un senso logico, un nesso, un appiglio concreto e forse per questo che in ambito sentimentale il mio curriculum è solo una pagina bianca. Perché e me lo chiedo,a me stesso, e lo so che non serve ripudiare la razza umana e nello specifico i suoi rapporti sociali… ripudierei anche me stesso. Non mi chiuderò dentro le mura della mia stanza ad ascoltare musica a palla con una melodia triste… non servirebbe a niente, sto generalizzando si ovviamente. Starò più attento e essere più menefreghista, non subire contraccolpi psicologici, partecipare al gioco a testa alta, però più passano gli anni e più rimango deluso dal mondo e dalla persone che mi ruotano intorno. Non voglio essere imperfetti, ma l’ipocrisia è una cosa che non sopporto scusatemi e forse vi sembrerò un ragazzo viziato ma quando non ottengo i miei obiettivi cado giù di morale, sono emotivo. Gli amici, i propri genitori, la tua ragazza o il tuo ragazzo ti devo volare bene sia che il cielo è sereno sia che sia nuvoloso con rischio pioggia, il rischio di cadere ogni tanto, sbucciarsi le ginocchia e ripartire… A proposito si essere imperfetti vado a vedermi la mia Inter!!!! Ahahahah buona serata!!!! 

Scritto Domenica 23 Novembre 2014

Destino

destino

“Con il termine destino genericamente ci si riferisce a un insieme di inevitabili eventi che accadono secondo una linea temporale soggetta alla necessità e che portano ad una conseguenza finale prestabilita.” Cosi Wikipedia parla del destino dando una definizione piuttosto esaustiva, completa. Ho girovagato per internet per trovare poesie o canzoni che parlavano del destino ma niente, solo qualche sporadica traccia. Allora provo in maniera del tutto innocente ad affrontare questa tematica che mi ha sempre affascinato, litigandoci ogni giorno! L’unica cosa certa è il finale, gli eventi sono variabili che ci capitano nella nostra vita e che sono derivate dalle nostre scelte. Il destino può essere inteso come derivato dal Divino o derivato dalla volontà umana. Mi fermo un attimo. Io (credente praticante) penso che la nostra predestinazione dipende da entrambi fattori: Dio è il nostro “Sceneggiatore” ci da la possibilità di interagire con gli altri soggetti di questa umanità in un determinato contesto socio-culturale, gli abiti e come allestire in maniera primaria la nostra vita dipende da Lui. Ma, a parte questa semplice metafora teatrale, Dio è colui che ci da la possibilità di scegliere se vogliamo intraprendere la strada della nostra vita in due modi: tortuosa, colma di sassi, con pioggia e neve, piena di salite e intemperie durante il tragitto oppure semplice e breve priva di significato autentico con il sole 24 ore su 24 con un finale del tutto imprevedibile con possibile finale a sorpresa. Bisogna in pratica scegliere o una vita di sacrificio, rinunce per poi arrivare alla gioia eterna oppure una vita monotona e frivola.
Ma il destino lo alimentiamo aiutandolo compiendo gesti e azioni (positivi o negativi, morali o immorali) che lo scuotano onde evitare di essere e risultare statico. Esempio: se io sono rinchiuso tutto il giorno nella mia camera da letto, non posso pretendere di inveire contro di lui se non ho amici o non ho la ragazza.
“Ciascuno è artefice della propria sorte”.
Può essere cambiato, in parte, in quanto è inerente (sempre in parte) alle caratteristiche umane.
Secondo Heidegger la nostra sorte deriva dalle scelte che facciamo dettate dal carattere, dalle scelte che altri di fanno. La nostra fisionomia caratteriale, secondo lo studioso, fa da perno al nostro destino. Più sei socievole, affabile e ami stare in compagnia hai più possibilità di trovare gente che nel bene o nel male influenzeranno la tua vita. E’ questa concetto espresso da Heidegger mi sorprende e un po’ mi affascina, come anche il fatto che il nostro destino dipenda anche dalle scelte altrui. Allora le domande da perfetto ignorante che mi pongo sono:
– Allora la nostra sorte è condivisibile?
– La moralità altrui lo può influire?
– Non è quindi esclusivo, unitario e indivisibile il nostro destino?
Vi lascio con delle citazioni di alcuni scrittori:
“La maggior parte di noi non è preparata ad affrontare i fallimenti ed è per questo che non siamo capaci di compiere il nostro destino” S. Bambaren
“Non c’è destino che non si vinca con il disprezzo” A. Camus
“Il destino non è una catena ma un volo” A. Baricco