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Nel tuo silenzio

Nel tuo silenzio

io cerco una violenta immortalità

spero nessuna banalità nel mio orgoglio.

Nel mio timore cerco un germoglio

dammi un pezzo di foglio rovente

per riscrivere la mia identità permanente

è evidente che scivolo, solo, via

fragili ambizioni di tenerti nel mio bizzarro

cuore latente di parole schiave

del mio passato poco soave…

 

Buona Vita! 😀

Raffaele

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Eppure non è così difficile…

foto tratta dal web
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Che poi alla fine il Calcio, il “Football” non è così complicato come può sembrare. Gli inglesi nell’inventare questo sport non si sarebbero mai immaginati che un secolo e mezzo dopo saremmo arrivati a questo punto. Un punto di non ritorno. Squadre, che indipendentemente dai colori sociali e dalla loro storia, diventano puri oggetti per fare business e interessi globali. Il calcio non è più passione, orgoglio e sentimento ma si tramuta in fatturato…… maledetti soldi… Eh passione, orgoglio e sentimento… quanta nostalgia dei bei tempi che furono e che non lo saranno più. Passione, orgoglio e sentimento, pura utopia, ricchezze esclusive per poveri santi che sventolano la bandiera della propria squadra quasi timidamente per non disturbare la quiete pubblica. Non sono ipocrita, ben venga la globalizzazione del calcio e specie di altri sport minori ma è necessario che ogni struttura sportiva abbia una profonda radice di quei valori morali che ormai si stanno estinguendo. Basta scandali, il calcio non può perdere la sua origine primaria, il suo scopo nativo: è un gioco, puro divertimento. Un giocatore deve essere la persona più felice al mondo, giocare per se stesso e per la propria maglia, felice come un bambino quando entra in uno stadio per la prima volta. La sua preoccupazione è quella di giocare bene e non porsi problemi sul rinnovo del suo contratto, bonus ecc… Per questo amo allenare i ragazzi di calcetto del mio paese, perchè, in quanto nostalgico, credo ancora che i nostri giovani possano essere piccole fiammelle di speranza per un mondo più sano e pulito…

continua…

Raffaele

 

 

Made in Italy

 

foto tratta dal web
foto tratta dal web

 

“Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono”… ma per fortuna Signor Gaber che siamo Italiani. Abbiamo mille difetti, ma quando in qualsiasi circostanza sentiamo suonare l’Inno di Mameli, tutti ci stringiamo intorno ad un unica bandiera, ad un unico tricolore, ad un unico sentimento. Sincronizziamo i nostri battiti con il cuore che batte all’impazzata per le note dell’Inno che è di una bellezza sublime.

Ho visto la partita dell’Italia all’interno di un locale del mio piccolo paese. Ad assistere alla partita 30 ragazzi e una sola ragazza che consolava malinconica il suo uomo quando le cose non andavano per il verso giusto. 15 milioni di “commissari tecnici” davanti alla tv, compreso io e i miei amici con una bella birra ghiacciata come contorno ad un trionfo.

“Passala! 

Ma dai arbitro non vedi che era fallo!

Ma perchè non l’ha messa prima in mezzo?

Portiere esci!

Ma che parata che ha fatto!

Mister cambialo, non vedi che non c’è la fa più?

Arbitro, ma quello era da ammonizione!

Non si può soffrire sempre cosi! Ci stanno schiacciando!!!”

Io che mi vesto per un attimo da c.t e non riesco a contenermi un attimo, pervaso da una scarica di adrenalina. Non riesco a stare zitto, mi contengo, esprimo le mie opinioni a bassa voce. Il mio amico accanto mi dice serenamente “Tanto dalla tv non ti sentono!” ahahah hai ragione caro amico! Ma quando gioca l’italia il mio sentimento patriotico viene fuori e si sfoga davanti al tubo catodico… si suda per la tensione quasi fossimo noi a giocare quella partita dell’Europeo.

Il fischio finale una liberazione! Abbraccio per la gioia gente del pub che neanche conosco, ma chi se ne frega, l’Italia unisce!

W l’Italia!

Alla prossima! 😉

Made in Italy

“I campioni siamo noi”. Così nella giornata di ieri il titolone della Gazzetta dello Sport puntualmente comprata appena svegliato. Il tennis e il ciclismo al centro di un bellissimo decoro stile natalizio della giornata di sabato. Il “Made in Italy” non passa mai di moda, anche in tempi di crisi. La sagacia, l’umiltà di questi atleti che hanno rispolverato l’orgoglio della nostra nazione. Certo questi trionfi sportivi non cancelleranno problemi sociali ed economici della nostra Italia però è bello ogni tanto sorridere e lasciare dietro l’angolo dubbi e perplessità che ristagnano ogni giorno sul nostro paese. La voglia di rinascere, di non darsi mai per vinti. Vincere per non passare mai di moda. Vincere per continuare a respirare il sacro profumo della libertà.

foto tratta dal web
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La Vinci e la Pennetta hanno rispolverato il cielo azzurro d’America. Battere rispettivamente la numero 1 del mondo Serena Williams e la numero 2 Simona Halep. “Nulla è impossibile”. Si sogna ad occhi aperti. Entrare nell’ Arthur Ashestadium e scrivere la storia del tennis mondiale. Quel mondo ora che ci guarda con simpatia e ammirazione. A quel nuovo mondo noi diciamo semplicemente “Thankyou”. Bellissima finale, due amiche che si conoscono dalla tenera età di 8 anni che hanno dato spettacolo e incantato un pubblico molto esigente come quello americano. Per un po’ ci ricorderemo di FlushingMeadows, New York, la grande Mela, la Little Italy in festa…piccoli e grandi, esperti di tennis o solo simpatizzanti tutto colpiti al cuore da grandi scosse di emozioni e sentimenti meravigliosi. Vinci e Pennetta, ci hanno regalato un piccolo scherzetto nel tramonto di un estate che non poteva finire meglio di così… orgoglio Pugliese!!!

foto tratta dal web
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E poi non ci dimentichiamo di Fabio Aru, il nostro scalatore sardo che conquista la Vuelta di Spagna di ciclismo ed entra nell’olimpo dei grandi campioni. Ancora una bandiera italiana che sventola trionfante sopra tutti quasi a sfiorare il paradiso. Il 12 Settembre festa nazionale dello sport? Non ci dimentichiamo anche dei nostri azzurri di basket,che battendo Israele, hanno raggiunto i quarti ai campionati Europei. Ma adesso non caliamo il sipario su questi trionfi, continuiamo ancora recitare un ruolo da protagonisti nella scena mondiale dello sport. A volte, per noi italiani, la coperta o per meglio dire la memoria è sempre corta. Non caliamo il sipario, noi calciofili per tradizione, su queste discipline, è una ricchezza da non vanificare assolutamente. Non vestiamoci a festa solo in questi momenti, anche se magici. Facciamo si che cercare di primeggiare o provarci almeno non sia un episodio o un eccezione, ma una pura realtà. Investiamo su di noi. Abbiamo troppa paura di darci fiducia. Non spegniamo le luci sul tennis, ciclismo e altri sport che noi brutalmente definiamo minori. E come soffocare e uccidere queste indimenticabili giornate.

Scusa e grazie Vincenzo!

foto tratta dal web
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Scusa Vincenzo, se nel giorno del tuo trionfo al Tour de France, venerdì di due settimane fa, io non ero incollato alla televisione a seguire il tuo trionfo, il tuo show sulle Alpi. Ho preferito passare il pomeriggio tra le braccia di morfeo, chiuso in camera con l’aria condizionata, non pensando minimante alle tue fatiche e al tuo coraggio odierno.  Scusami, perché nel giorno, nel momento, forse il più importante di quest’anno, non sono stato al tuo fianco, come milioni di spettatori ad ammirare le tue gesta. Fatica, grinta, determinazione e infine gioia sul traguardo di La Toussuire per cancellare in parte un giro di Francia non andato secondo le più rosee aspettative. Grazie perché tra cadute, forature, sfortune varie, squadra (forse non all’altezza) hai dimostrato che l’orgoglio nascosto in qualche angolo del cuore serve a fortificare l’anima e nutrire speranze di quanti, come me, credevano in una tua rinascita. “Io ci sono!” hai tuonato dalle Alpi. I francesi, i nostri beneamati cugini, si esaltano ogni volta al tuo passaggio, ti rispettano per il campione che sei. Qualcuno, e ci metto pure io in ballo, dopo due settimane di Tour in chiaro-scuro (a parte la tappa del pavè) credeva che un tuo ritiro era un atto dovuto, una stagione da dimenticare e riporla in soffitta. Non hai abdicato ai tuoi sogni, il destino ti ha concesso una possibilità di riscatto e tu l’hai sfruttata in pieno. Grazie per questa bellissimo esempio. Non mollare, anche perché dopo una salita c’è sempre una discesa (perdonami per questa metafora da quattro soldi ). “Impossible is nothing.”

Sei l’orgoglio di noi tutti italiano, il bell’esempio, il ragazzo italiano che rende felice una intera nazione che tanto ha amato e ama, con dovute proporzioni questo sport.

Conservo ancora la “Gazzetta del Sport” che celebra il tuo successo dell’anno scorso. Edizione speciale, perché il quotidiano sportivo si tingeva di giallo, come la maglia che hai orgogliosamente portato fino ai Campi Elisi. Dai su, Vincenzo, l’anno prossimo, ti prometto, se parteciperai al Tour, non mi perderò neanche una tappa, neanche un secondo delle tua avventura tra le terre francesi…

Sorriso sulle labbra anche se fuori il tempo è cattivo, se la pioggia sporca la nostra pelle e il sole è troppo timido per fare la nostra conoscenza quotidiana. Grazie per il Tour de France del 2014, sono convinto che l’anno prossimo lotterai per quella maglia, che ti ha definitivamente consacrato tra gli dei del ciclismo.

Sono convinto che continuerai a scrivere imprese memorabili per questo eroico sport. Hai ancora 5/6 anni di buon livello agonistico… un pensierino per i mondiali di ciclismo quest’anno?

Sempre e comunque Forza Vincenzo, orgoglioso di essere meridionale come te!