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Padre

Per non lasciare solo mio padre a pomeriggio andrò con lui in campagna con lo stesso entusiasmo di quando mi alzavo alle 5 per tentare di studiare matematica alle scuole superiori. Cercherò di fare il bravo figliolo, non è che ho la coscienza sporca o è un modo per chiedere qualcosa a mio padre… solo che mi va così… così dice la capu mea! Lo aiuterò a innaffiare il  suo piccolo raccolto di pomodori, melanzane e cocomeri che lui coltiva con tanta dedizione, attingere acqua dal pozzo e fare avanti e indietro con i secchi pieni d’acqua nascondendo la fatica e passare un pò di tempo insieme parlando di Inter, dell’eclissi di luna che forse vedremo direttamente dalla campagna e anche del mio futuro, un argomento che “eclisso” con tutti in ogni occasione… passare un pò di tempo con quel frammento del mio cuore che crede sempre in me… anche se ahimè ultimamente gli ho regalato un pò di delusioni…

Una vita ancora davanti per tenderli sempre la mia mano…

Raffaele

 

“Possesso, possesso, possesso!”

Sono giorni in cui sto pensando costantemente come valgo come allenatore-educatore, farmi un bel esame di coscienza circa le mie capacità tecniche e individuali…

Martedi mio padre, a sopresa, ha assistito alla partita dei miei ragazzi al campetto del mio paese contro una forte squadra. Partita finita 5-5 con il pareggio ospite avvenuto nei minuti finali, ahimè!

Mentre gridavo come un matto, guardavo mio padre e mi chiedevo cosa pensava di me, come figlio in quel specifico momento della giornata. Vedere il figlio allenare è la prima volta che succede in quattro anni che sto all’Anspi. Mi ha fatto una piacevole felicità anche se ero più teso del dovuto perchè gli ho voluto dimostrare tutta la mia passione per quello che faccio. Non gli ho voluto dimostrare la mia bravura nel gestire una squadra, quello non mi interessa e non credo neanche a lui. Non ho nulla da dimostrare agli altri, semmai che sono cambiato in meglio nell’ultimo periodo quello sì.

Al termine dell’incontro mio padre da buon critico e esperto di calcio mi ha evidenziato qualche piccolo errore che ho commesso durante la gara, evidenziando aspetti positivi e negativi del gioco e dei singoli miei giocatori… senza ferirmi… ed è stato gratificante per me questo…

Infine mi ha suggerito di gridare troppo e di non pretendere eccessivamente da dei ragazzi che vengono sempre e solo per divertirsi, al di là del risultato, di stare più calmo in panchina e di non farmi prendere dal panico se le cose vanno male…

Buona Pasqua, buone feste a tutti!!!! 😀

Raffaele

Padre

Cuore duro
foto tratta dal web

 

 

Treno Espresso Notte Milano-Lecce. Io, mio padre e mia madre saliamo con i nostri pesanti bagagli dalla stazione di Modena, ultima fermata Lecce. Carrozza 6, un classico. Arriviamo al nostro scompartimento, come al solito tutto pieno. Sono le 23, abbiamo voglia di sederci dopo aver sistemato le valigie e affrontare le 10 ore di viaggio. C’è qualcosa che non va, io e mio padre lo notiamo subito. Una anziana signora, avrò avuto ottanta anni all’incirca, aveva occupato uno dei nostri tre posti. Non aveva la prenotazione. Le altre tre persone, ferme immobili e indaffarate, chi a leggere un libro e chi a smanettare sul cellulare, non fanno nulla. La Signora capisce che si dovrà alzare e cercarsi un altro posto, in altro scompartimento, nomade solitaria alla ricerca di un piccolo e rassicurante posto libero. Io avido e duro di cuore, mi siedo e aspetto che mio padre faccia lo stesso. Invece no. Mio padre con sguardo gentile e servile invita l’anziana signora a rimanere seduta. “Non si preoccupi, ho un pò di mal di schiena, resti li seduta, non si preoccupi!” Senza clamori da “santo subito” si avvicina su di un sedile ribaltabile di quelli che ci sono lungo i corridori del treno e si siede. Avrebbe potuto rivendicare il suo legittimo posto, chiamare il controllore…Nelle future 6 ore rimane li, muto ma comunque vigile su me e mia madre. Ogni tanto si sgranchiva le gambe andando in bagno o guardando il paesaggio dalla finestra del treno. Solo dopo arrivati a Foggia la gente del nostro scompartimento inizia a scendere e ad andarsene indifferenti, senza neanche salutare. Ognuno con la sua propria vita. Solo dopo arrivati a Foggia mio padre socchiude il suo piccolo posto e si siede vicino a me e mamma. La Signora scenderà poco dopo a Bari non smettendo mai di ringraziare mio padre, eroe per un giorno. In quel giorno capì la grandezza umana di mio padre, della sua profondità d’animo, del suo infinito amore verso il prossimo. Ha ceduto il posto ad un altra persona senza avere nulla in cambio, un gesto istintivo ma di grande bontà. Ed io che a 20 anni compiuti, educatore di azione cattolica, credente e praticante avevo fallito, vittima della durezza del cuore o forse non avevo capito nulla della Vita, di come si ama. In questo mondo tendiamo sempre a pubblicizzare i nostri segni d’affetto, immortalarli con una foto o con un post. Mio padre lo ha fatto in silenzio. E’ un uomo orgoglioso mio padre, come buona parte dei uomini del sud. Ha preferito spaccarsi la schiena in quelle 6 ore di viaggio, nonostante io e mia mamma gli volevamo cedere il posto. Nulla testardo fino in fondo ma con un cuore grande cosi. Un gesto che può valere infinite parole vuote.

E’ un racconto di una piccola situazione familiare che mi è venuto in mente di condividerlo pochi istanti fa perchè è da un giorno che mi pesa un piccolo dubbio, i miei dubbi esistenziali di un acerbo pensatore della vita mi è venuto in mente: meglio una dolce e sorprendete parola o un rassicurante gesto d’amore? Ci penserò un pò…

Buona giornata amici 🙂

Raffaele

Valigia…

 

foto tratta dal web
foto tratta dal web

 

Fra meno di 24 ore avrò terminale la mia personale lotta, diatriba, fatica personale con mio padre. Il motivo?  Preparare la valigia in vista dell’imminenza partenza. Io, con i miei partiremo con il treno direzione Emilia per passare le festività natalizia insieme alle mie sorelle e alla mia zia. Tutta la famiglia che si riunisce al nord, un po’ infreddoliti ma felici. Comunque, tentare di prendere le iniziative sul fare la valigia, su cosa mi dovrei portare e cosa no è un impresa ardua con mio padre. Dovrei sperare che lui esca ed approfittarne per farla da solo. Potrei inginocchiarmi e chiedere umilmente pietà. Potrei in questi momenti mancanti prima della battaglia a fare il santerellino aiutandolo in tutte le sue faccende. Naaaa, è tutto tempo perduto. Ogni volta che dobbiamo partire, mi viene una angoscia nei giorni precedenti. Vi sembro esagerato? Certo, io e papà siamo agli antipodi, due mondi diversi di agire e pensare. Io ci metterei dentro la valigia tutto il mio armadio, portare indumenti in più, che forse non indosserò mai, ma per sicurezza. Mio padre il minimo del minimo indispensabile. Ma proprio il minimo. E allora via con i litigi su quante paia di calzini, pantaloni, magliette portarmi in Emilia. Fosse per mio padre una valigia per lui, io e mia madre. “Anche perché ricordati che da tua sorella, sai……….. hanno inventato la lavatrice…” Su questo ha ragione mio padre, però mi sento più tranquillo nel sapere che ho portato un qualcosa in più che una in meno. Poi ogni volta che partiamo, lo spazio per lattine di olio, salsa di pomodoro, caffè e pasta si trova sempre. Mhà, cavolo, li l’olio e la salsa nei supermercati non ci sono?? Si, ma vuoi mettere la nostra passata fatta in casa, il nostro olio, la nostra pasta?. Muto, si va avanti. Attenzione, sono riuscito a convincerlo a pranzo su una cosa. Un paio di scarpe in valigia. Così ne ho due. Per sicurezza. Io esagero, in peggio, lo ammetto. Computer, i-pod, libri anche quelli che sono sicuro che non leggerò… nella mia borsa da viaggio mi va tutto. Basta che poi non mi dimentico il cibo e acqua. Sono capace! 😀