Archivi tag: paura

Ho paura

Ho paura di affrontare ogni mercoledì pomeriggio quei maledetti semafori, all’entrata di Gallipoli, dove mi reco dal mio Dottore.

Alcune volte mi deve accompagnare mio padre o mi devo prendere un ansiolitico.

Ansie e paure. Terrore di affrontare la realtà.

Paura di quel semaforo quando scatta l’arancione, paura del traffico di Gallipoli.

Vorrei che non ci fosse nessuno alle 16, che la gente accogliesse le mie paure e mi lasciasse strada libera.

Ho solo paura di quei semafori e di quel posto. Per il resto sono una persona leggermente autonoma che decide un giorno di accompagnare i miei ragazzi dell’oratorio a vedere una partita di calcetto in un paese vicino al mio per fare una sorpresa ad un nostro educatore.

Adesso ho appena parlato con mio padre. Mi accompagnerà lui, nell’attesa del mio incontro si farà una passeggiata a mare.

Mi vergogno un pò. Ho 34 anni e ho ancora bisogno di mio padre che presto, un giorno, mi lascerà. Ed io che ho difficoltà a sentirmi libero da quella tensione emotiva che ho represso per tutta la mia adolescenza.

Raffaele

Nuova esperienza in oratorio…

Una nuova esperienza mi attende questo pomeriggio in oratorio. Ovvero quella di fare il doposcuola ai bambini delle scuole elementari. Me lo ha proposto ieri sera il nostro Don e ho accettato subito, senza troppo pensarci e mi ha inserito subito nella chat dedicata dove sono stato bene accolto dalle ragazze del gruppo. A dire il vero, ora mi sento un pò nervoso perchè non so bene cosa mi attende. Ho paura di tradire la fiducia del mio parroco e quella delle mie amiche, di non essere all’altezza insomma! Mi succede sempre quando devo affrontare una nuova situazione. Quando non ho in mano il mio tempo vado irrimediabilmente in tilt, perdo fiducia in me se stesso demoralizzandomi fino a quando dentro di me non si accende quell’amore incondizionato dei miei amici. Ho paura di non sentirmi all’altezza perchè credo di aver perso un pò di brillantezza nel rapporto con i bambini, anche se questa estate l’ho passata con la mia nipotina di 5 anni. Ho il timore che dopo tanti anni dalla mia ultima esperienza scolastica ed educativa io non sia in grado di esprimermi con loro in maniera naturale e originaria del passato. Da un lato non vedo l’ora che arrivino le 15 per recarmi in parrocchia, dall’altra sono titubante perchè tendo ad accettare le nuove iniziative che mi vengono proposte senza troppo pensarci… Ho paura di deludere, ecco, di non essere all’altezza… ma nel mio piccolo ho imparato che ogni nuova esperienza nel bene o nel male mi lascerà dentro di me un tesoro da custodire nel proseguo del mio destino…

Speriamo bene!

Raffaele

Lo ammetto.

Lo ammetto.

Ho paura del tempo e della sua imprevedibilità. Ho paura delle sue nebbie e del sui caldi raggi di sole improvvisi, usciti dal nulla, usciti dal torpore del mio corpo appena sveglio. Ho paura che il mio prossimo passo, il mio prossimo respiro, l’instancabile prossimo istante non sia uguale al precedente… forse perchè vivo in una scatola chiusa e sigillata di cartone. Avrei bisogno di finestre e di aria sempre nuova e pulita, fresca e non quella unta e consumata che crea muffa nei miei polmoni. Ho sempre paura di raffreddarmi e del prossimo malanno. Ho bisogno che qualcuno mi tracci una linea retta su cui camminare pericolosamente tra i miei pensieri. Ho paura di farmi la barba per l’incertezza di tenere le lame del rasoio lontane dalla delicatezza della mia pelle: carta velina esibita nel corso di feste di capodanno e dintorni…

Ho paura che tutto finisca senza un pre-allarme, senza un messaggio, una email, una chiamata di conferma. Ho paura che il mio sorriso non abbia prodotto o abbia causato effetti collaterali indesiderati. Ho paura di inginocchiarmi e vedere se ci sono mostri sotto al mio letto, di farmi la doccia la sera perchè credo che il bagno schiuma non serve a lavare tutte le mie colpe… servirebbe una disinfestazione dell’anima più che un bagno caldo. Ho paura di stare troppo tempo davanti a una macchina da scrivere o davanti alla tv per il timore di un possibile mal di testa ma capisco che mi verrebbe lo stesso stando in piedi a guardare per tutto il giorno la mia ombra dissolversi al tramonto e ricomparire flebile e spaventata la mattina seguente….

ma era solo un incubo, una notte insonne…

il risveglio di un pensiero…

Raffaele

… dal dentista…

Tu sei fortunato, ora, Raffaele… prima le persone andavano dal dentista solo se si dovevano tirare il dente!

E’ una citazione di mio padre enunciata ieri durante una chiacchierata davanti alla tv, un classico nella mia famiglia: parlare di calcio, di politica mentre ci vediamo un film o un programma serale. E mentre riferivo a papà della mia prossima e nuova preoccupazione, ovvero quello dell’appuntamento lunedi dal mio “amico” per una sostituzione di una vecchia capsula, lui se ne è uscito con questa riflessione.

Eh si mi duole ma ragionando devo darli ragione. Ora la medicina si è talmente evoluta che veniamo tempestivamente curati si dal primo sintomo, che si tratti del dentista o da parte del nostro medico curante, e la nostra salute viene tramite controlli osservata con molta cura.

Si è vero dovrò andare dal dentista con rischio che il dente sia cariato, sentirò un pò di dolore ma niente può essere paragonato “ai tempi antichi”… ora nel caso di leggero dolore il professionista mi somministra un anestetico e il gioco è fatto. Ovviamente ci sono patologie gravi dove il dolore e la sofferenza purtroppo è ben delineata e in alcuni casi una vera agonia. Il mio è solo un piccolo esempio di un ragazzo viziato che ha paura di una semplice e innocua visita… anche se il suono stridulo del trapano fa timore a tutti, non mi permetto di entrare nei discorsi più grandi della mia cultura… solo che al giorno d’oggi la medicina e il suo veloce progresso ci permette di vivere leggermente più sereni rispetto a primi, tempi in cui prendersi la febbre o una brutta influenza era un pericolo per la propria vita. Io per esempio ho preso subito un appuntamento perchè siccome ho la soglia del dolore piuttosto bassa mentre mi lavavo i denti ogni volta sulla zona gengivale vicina alla capsula in questione sentivo un piccolo fastidio. Forse disturberò inutilmente il dentista visto che poi fra un mese dovrò partire in Emilia per due settimane dalle mie sorelle, forse avrei potuto aspettare il mio ritorno per prendere un appuntamento con lui ma al primo piccolo ed esile dolorino mi sono subito allarmato…

se si pensa che la prima conquista della medicina moderna è stata nel 1800 la cura e l’igiene personale a partire dal lavaggio sociale delle mani…

è solo che sarei dovuto andarci questa estate dal dentista ma il mio più grande vizio è quello di rinviare i miei problemi nascondendoli sotto il tappeto in attesa di tempi più propizi… se solo avessi avuto la saggezza ora sarei potuto partire con più tranquillità… ahi… non cambio mai…

ansie e “paure viziate” in corso… tenersi debitamente lontani da me 😀

Buona Vita 🙂

Raffaele

Bagaglio

foto tratta dal web

 

Le nostre paure, le nostre ansie fanno parte irrimediabilmente del nostro bagaglio socio-emotivo. Ci appartengono. Fanno parte della nostra genetica. Esplorano ogni parte del nostro corpo e della nostra mente: li si rifugiano e producono frutto. Si infatti… ho detto frutto, germoglio, fiore perchè in tutti questi anni che ho vissuto in co-abitazione con loro ho imparato a saper cogliere il meglio da loro, dagli scrosci di pioggia improvvisi o dai lunghi momenti di isolamento del pensiero. E’ un dover vivere con loro. Conoscere le loro tecniche di gioco, trovare le mosse per convincere ad essere meno testardi e volubili. Bisogna imparare a giocarci sempre alla luce del sole, loro sono furbi e basta un pezzo d’ombra e ti ritrovi per terra ad assaggiare il calore dell’asfalto. E non possiamo credere o convincerci che la nostra esistenza sarà priva del loro lavoro. Non saremo delle persone sagge. Il battito del cuore che aumenta il suo ritmo, la mancanza di respiro, la forte sudorazione. Il corpo che reagisce, improvvisamente. Possiamo allenarci e farci trovare pronti al loro arrivo ma comunque loro, puntuali, arriveranno. Sta a noi darli una giusta nomenclatura. Non ho ben capito ancora il grado di conoscenza che li devo rivolgere, se devo risultare empatico oppure freddo ma mai scontroso.

E poi capisco che non sono il solo ad averli nel mio bagaglio… ognuno da a loro una loro valenza in base al proprio pezzo di terra da coltivare… c’è chi se ne frega e ci ride su, addirittura, c’è chi come me risulta essere schiavo delle loro prestazioni. Ma già capire ed entrare nel loro mondo è un buon segnale da captare e trascrivere nuovi messaggi di leggerezza.

Buona Vita!

Raffaele