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Ero qui…

Ero qui a dimenticarmi,

mentre il cielo soffiava questo leggero pentimento.

Ero qui a dimenticarmi,

mentre la luna provava a illuminare una mia timida illusione.

Ero qui a dimenticarmi,

mentre provi a tenermi felice dentro una tua lacrima,

mentre un addio non è altro un volo di una rondine

che si attarda a dipingere la sua primavera,

mentre adesso che ti parlo, viene la sera

e ho paura del freddo che arriva

perchè il calore del tuo cuore non mi basta più,

perchè questo sentimento diventa orfano di una madre ribelle,

perchè questa pioggia che mi assale nell’anima

mi fa perdere l’orientamento…

semplicemente sono io, un eterno tradimento.

Raffaele

In fin dei conti la Vita…

Cosa mi importa tirare a campare 100 anni se non ho fede, speranza nella mia Vita? Se non l’ho vissuta nella sua fragilità, nella sua unicità di essermi fedele amica anche nei momenti più bui, quei momenti in cui essere e risultare un ragazzo felice sembra essere un evento mistico o un evento “utopico”. Se Qualcuno li sù nel cielo un giorno di questi mi dicesse:” Stop Raffaele, hai fatto fin troppi danni su questa terra è ora di un nuovo viaggio, prepara la tua valigia” io non cadrei in un bagno di depressione. Accetterò le sentenze del mio Destino, con educazione e con la consapevolezza di essere stato comunque me stesso in fondo, sempre, senza bisogno di maschere, truccarmi o rispecchiarmi in un altra ombra. Mi correggo leggermente, facciamo di provare a respirare questa mia Primavera inoltrata ancora per un altro anno. Mi manca ancora il sapore fruttato delle labbra di un angelo, mi manca ancora la gioia di un incontro con i miei ragazzi dell’oratorio o la pazzia di una serata con i miei amici. A volte ho paura di non aver goduto veramente di ogni istante, di ogni frammento che mi è stato donato o che forse ho profanato per le mie insicurezze e la mia solita pigrizia mattutina. Vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo. L’ultimo dei miei guai, dei miei sorrisi, dei miei tormenti. Vivere ogni giorno facendo il comico. Regalare un sorriso fin dove il mio pensiero ancora resiste e non vuole ancora morire…

Raffaele

Solo

lascia vivere il pensiero

 

Vivere da soli, in compagnia con il resto del mondo…

quando so che la mia ombra diventa il mio unico vestito allora la sera si spoglia e mi dona il suo eterno mistero;

perchè credevo fosse più logica e razionale la mia esistenza ma mi ritrovo a scavare in fondo a questa terra argillosa per trovare un pò di acqua… ho perso l’abitudine di bere dalla fonte della giovinezza;

perchè i miei occhi si ritrovano già impermeabili alla luce del mattino mentre la felicità si diletta a giocare a nascondino e le poche lettere che scrivo al mio domani sono sporche di gesso e farina…

Raffaele

Il tempo

A volte mi chiedo quanto tempo c’è nella mia vita, di quanti granuli di speranza sono invasi i miei sogni…

A volte mi chiedo se ho sciupato, maltrattato, disonorato,  il mio tempo…

se sono riuscito in qualche modo, tra una poesia e l’altra di educarlo bene, di insegnarli i fondamenti dell’amore,

se sono stato disattento quando mi inviava richieste di aiuto, quando ho taciuto di fronte al suo richiamo del mattino, quando l’ho visto schiaffeggiato dal destino…

e mi vergogno profondamente…

Raffaele

Abbi cura di me…

“Senti San Lorenzo, le chiedo scusa per il disturbo, ma come mai non mi calcoli più? E dove sono finite le tue stelle cadenti, sono due anni che non le vedo, manco usassi il telescopio. E i desideri, i miei, dove li hai nascosti o buttati in qualche parte dell’oceano?”

Quest’anno mi sono sentito avido e impassibile a questa tradizione della lacrime del Santo. Non ci credo e non voglio avere, per il momento, l’innocenza di un fanciullo per credere e sperare in questa notte dove i sogni diventano realtà. Tradizioni e leggende si uniscono per una irripetibile serata del mese di Agosto che ci accompagna alla fine dell’estate. “Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono composte le stelle”. E’ una delle più citazioni che amo particolarmente.

A volte, per via del mio decadentismo cronico, mi sento una stella senza orbita, che vaga nel cosmo in cerca di qualche pianeta che si faccia carico della sua imponente mole e accetti la sua gravità emotiva. Ci sono momenti, fasi in qui mi sento un dio, fasi in cui mi sento il nulla eterno. “Up e down” da stabilizzare al più presto. Lo ammetto, sono invidioso delle luci delle altre stelle e questo mi blocca, mi destabilizza. Lascia che la mia anima si pietrifichi e rimane inetta alle avversità del tempo che fu. Ci sono momenti in cui vivo la vita o tutta d’un fiato oppure a piccole e inesorabili sorsi. Ricaricare la mia luce e rimodulare la gravità è ancora possibile. Mi fido di me e della mia parte di attore. Ruoli drammatici o comici poco importa. Serve stabilità, serve controllo e sangue freddo in certe situazioni. Dormire, andare in letargo per giorni è solo un modo per nascondere le mie cicatrici del passato. Abbi cura di me Raffaele…

Raffaele

Agosto 2015