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poesia improvvisata

Sento che ormai tutto quanto in me si scompone

in immagini e parole da condividere

con questo cielo sfibrato delle sue stesse emozioni…

chiedimi se c’è un atto del perdono da professare

che io non sia qui per odiare tutto quello che leviga la mia pelle…

singhiozzo dopo l’ultima abbuffata

perchè domani potrei non avere più un pane

per nutrire il mio pensiero, cercherò semmai

di plagiarmi con un flusso argenteo del mio peccato…

passerà anche questo giorno prima che il tramonto dissenta del mio perdono…

Raffaele

Infinito istante…

So che non accetterai più il mio ritorno inatteso, il paese è troppo piccolo per nasconderci furtivi tra le vie di questa preghiera che non invoco più, tra queste lacrime perdute nel rancore e nella mia ipocrisia. Riprendere fiato e provare a vivere sotto il fuoco nemico dei ricordi e di quella speranza che mai ha professato il mio cuore, così fragile e innocuo che il vento dell’indifferenza si abbatte su di me, prima o poi… tutto passa anche per me che di certo faccio fatica a capire le regole di questa vita troppo chiassosa, scorbutica, incerta nelle sue promesse… di carta è fatta la mia anima e brucia subito quando le nostre labbra prendono altro sapore… farei a botte con il destino per ritornare anche se per infinito istante, con te…

Raffaele

Urlo

foto tratta dal web

 

Mani sporche

non oso far svenire la tua freschezza

dentro una purezza di un giorno

che dalle tue lacrime scelte presto morirà…

il meglio di una speranza

popolare è il paradosso di un bacio

ai piedi di un timido fiocco di neve…

accarezzo la tua immagine

frammentata nei ricordi della mia libertà

e sorridi ancora

una vita corrosa ai margini di un urlo

un bacio violento

che ne sarà della mia età?

Raffaele

L’Infinito

foto tratta dal web
foto tratta dal web

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.

Eh… Leopardi!!!! 😀