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Sentirmi povero…

foto tratta dal web

 

Sentirmi povero, fin dentro ogni arteria del mio corpo. Ogni capillare che pompa sangue di un cuore che cerca i suoi stanchi battiti materni. Sentirmi povero e contemplare, spoglio di ogni mia fragilità, questo cielo che cerca ancora di resistere alle logiche del tempo e che prova rispecchiarsi ancora sotto la protezione della luce del mattino… sentirmi povero, le mie pagine ancora vergine. Le parole che cadono fragorose dentro una tua emozione, ogni spiraglio di ribellione, ogni traccia di evasione…

Raffaele

Miseria

“La miseria spirituale” è quella che ci colpisce quando ci allontaniamo da Dio e rifiutiamo il suo Amore. Se riteniamo di non aver bisogno di Dio, che in Cristo ci tende la mano, perchè pensiamo di bastare a noi stessi, ci incamminiamo su un via del fallimento. Dio è l’unico che veramente salva e libera. Il Vangelo è il vero antidoto contro la miseria spirituale: il cristiano è chiamato a portare in ogni ambiente l’annuncio liberante che esiste il perdono del male commesso, che Dio è più grande del nostro peccato e ci ama gratuitamente, sempre, e che siamo fatti per la comunione e per la vita eterna. Il Signore ci invita ad essere annunciatori gioiosi di questo messaggio di misericordia e di speranza! E’ bello sperimentare la gioia di diffondere questa buona notizia, di condividere il tesoro a noi affidato, per consolare i cuori affranti e dare speranza a tanti fratelli e sorelle avvolti nel buio. Si tratta di seguire e imitare Gesù, che è andato verso i poveri come il pastore verso la pecora perduta e ci è andato pieno d’amore. Uniti a Lui possiamo aprire con coraggio nuove strade di evangelizzazione e promozione umana…”

Papa Francesco

Buon inizio di settimana Amici!!! 😀

La povertà di ognuno di noi

Questa poesia che vi faccio “conoscere” oggi è un mio componimento, sulla povertà interiore dell’essere umano. Avevo 16 anni quando l’ho scritta, di getto, senza troppi pensieri per la testa, stufo e spaesato, ed è anche una piccola denuncia sull’ipocrisia che regnava e regna tutt’ora nel mondo dei giovani e degli adulti. A distanza di 10 anni mi sento anche io un’ ipocrita, un auto-denuncia! 😀                                                                           Già intravedevo a quell’età la vita che mi aspettava, non tutta rosa e fiori come nelle fiabe… 

Buona giornata!!!! 🙂

foto tratta dal web
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Non c’è nessun controllo,

istintivamente partiamo…

noi giovani

verso mete sconosciute e indefinite.

E’ la povertà di ognuno di noi.

 

                                               Non c’è nessun controllo

                                               sogniamo ad occhi aperti

                                               per poi chiuderli al primo ostacolo

                                               piangendo e castigandoci.

                                               E’ la povertà di ognuno di noi.

 

Non c’è speranza,

siamo bravi a fare progetti,

siamo bravi a fare gli eroi,

a cercare di essere perfetti

ma purtroppo solo a parole…

poverini!

 

Ci  ricordiamo solo di una persona

solo quando gli accade qualcosa di spiacevole

e poi finito con i falsi sentimenti

di compassione,

di fraternità

di speranza,

la buttiamo nuovamente

nel cesso dell’indifferenza.

E’ la povertà do ognuno di noi.

 

                                                Siamo i soliti saputelli

                                                “Io ho 9 in diritto”

                                                “Io ho 10 in matematica”

                                                “Sono fortissimo in storia!”

                                                “Bene chi ha scoperto l’America ( è facile dai!!) ?”

                                                “Amerigo Vespucci!!!”.

                                                 “Quanto avevi in storia scusami?!”.

 

Forse se ognuno di noi mettesse

su un piccolo vassoio di legno

la propria povertà,

le proprie debolezze,

i propri difetti senza

nasconderli in qualche fossa,

penso che diventeremo

persone più vere e intelligente…

lo spero!

La povertà di ognuno di noi

Girovagando un po’ su internet mi sono soffermato su un sito internet che riportava il messaggio per la Quaresima del nostro Papa Francesco del 2014. Il tema trattato nel messaggio Quaresimale è incentrato sulla miseria. In questi giorni, involontariamente, mentre il mio mondo gira verso orizzonti nuovi e insoliti, mi sta capitando di riflettere sul mio passato e sul mio indecifrabile presente. Cerco di contare le stelle che rianimano il mio cielo, cerco di contare i passi che ho fatto e che farò con l’aiuto Divino.

Riflettere, porsi delle domande, dare ossigeno all’anima. Scovare tracce di un senso, tracce di una vita che a volte mi scivola via dalle mani, come granelli di sabbia.

Il nostro Pontefice suddivide la miseria, la povertà in spirituale, morale, materiale. Definizioni perfette a tutto tondo, semplici ed esaustive. Ad ognuno di esse, cari amici, farò delle mie personali riflessioni  che solleticano il mio corpo che subisce le intemperie di questa estate passata “alla profonda meditazione interiore”.

foto tratta dal web
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Per Papa Francesco “La miseria materiale” è quella che comunemente viene chiamata povertà e tocca quanti vivono in una condizione non degna della persona umana: privati dei diritti fondamentali e dei beni di prima necessità quali il cibo, l’acqua, le condizioni igieniche, il lavoro, la possibilità di sviluppo e di crescita culturale. Di fronte a questa miseria la Chiesa offre il suo servizio, la sua diakonia, per andare incontro ai bisogni e guarire queste piaghe che deturpano il volto dell’umanità. Nei poveri e negli ultimi noi vediamo il volto di Cristo; amando e aiutando i poveri amiamo e serviamo Cristo. Il nostro impegno si orienta anche a fare in modo che cessino nel mondo le violazioni della dignità umana, le discriminazioni e i soprusi, che, in tanti casi, sono all’origine della miseria. Quando il potere, il lusso e il denaro diventano idoli, si antepongono questi all’esigenza di una equa distribuzione delle ricchezze. Pertanto, è necessario che le coscienze si convertano alla giustizia, all’uguaglianza, alla sobrietà e alla condivisione…

Fortunatamente ho sempre vissuto in famiglia agiata, mio padre e mia madre non mi hanno fatto mancare mai niente, nonostante i loro notevoli sacrifici. Sono un ragazzo molto sensibile al tema della povertà, non ho mai sperperato i soldi che i miei mi davano, faccio delle rinunce quotidiane e vivo per l’essenziale. Non ho mai avuto contatti in prima persona con i pover. Ho sempre pregato per loro, alle uscite dei centri commerciali o in stazione non manca l’offerta e se vi sono raccolte fondi la mia famiglia partecipa attivamente . Mi chiedo come fanno a non mollare, come fanno ad andare avanti, ad amare la loro vita passata a chiedere l’elemosina, come fanno ad avere speranza e amore, come fanno i loro occhi a vedere un cielo stellato. E la risposta c’è la da Francesco. E’ Cristo che accoglie  tutti loro e li fai veri Testimoni della Fede.

“Beati voi poveri, perché di essi è il Regno dei cieli” Lc 6,20

Se siamo umili come loro se siamo “ricchi” dentro, se la nostra fede, al di là dei beni materiali e ricchezze che possediamo o no, è salda nell’amore di Cristo Risorto allora la nostra vita ha un senso. Patire una morale ingiusta, patire le più atroci discriminazioni, essere denigrati perché non si ama il dio denaro, ma alla fine varcare le porte della vera Vita che ci attende dopo la morte, la Vita Eterna. Da sottolineare che esistono persone, poco “pubblicizzati” che volontariamente, decidono di abbandonare tutto per seguire una esistenza terrena diversa come fatto da Francesco D’Assisi.

 

Un altro tipo di miseria che viene citata nel messaggio Quaresimale è quella morale… “Non meno preoccupante è la miseria morale, che consiste nel diventare schiavi del vizio e del peccato. Quante famiglie sono nell’angoscia perché qualcuno dei membri – spesso giovane – è soggiogato dall’alcol, dalla droga, dal gioco, dalla pornografia! Quante persone hanno smarrito il senso della vita, sono prive di prospettive sul futuro e hanno perso la speranza! E quante persone sono costrette a questa miseria da condizioni sociali ingiuste, dalla mancanza di lavoro che le priva della dignità che dà il portare il pane a casa, per la mancanza di uguaglianza rispetto ai diritti all’educazione e alla salute. In questi casi la miseria morale può ben chiamarsi suicidio incipiente”

A conclusione del discorso sul tema della povertà Bergoglio ci spiega cosa si intende per miseria spirituale. La miseria spirituale, (è quella) che ci colpisce quando ci allontaniamo da Dio e rifiutiamo il suo amore. Se riteniamo di non aver bisogno di Dio, che in Cristo ci tende la mano, perché pensiamo di bastare a noi stessi, ci incamminiamo su una via di fallimento. Dio è l’unico che veramente salva e libera. Il Vangelo è il vero antidoto contro la miseria spirituale: il cristiano è chiamato a portare in ogni ambiente l’annuncio liberante che esiste il perdono del male commesso, che Dio è più grande del nostro peccato e ci ama gratuitamente, sempre, e che siamo fatti per la comunione e per la vita eterna. Il Signore ci invita ad essere annunciatori gioiosi di questo messaggio di misericordia e di speranza! È bello sperimentare la gioia di diffondere questa buona notizia, di condividere il tesoro a noi affidato, per consolare i cuori affranti e dare speranza a tanti fratelli e sorelle avvolti dal buio. Si tratta di seguire e imitare Gesù, che è andato verso i poveri e i peccatori come il pastore verso la pecora perduta, e ci è andato pieno d’amore. Uniti a Lui possiamo aprire con coraggio nuove strade di evangelizzazione e promozione umana…”

foto tratta dal web
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E’ una miseria di cui ne soffro un po’, e non mi vergogno di dirlo, a volte mi sento come una pecorella smarrita, perchè ho preferito seguire strade meno tortuose, fatte di sacrifici e addii e seguire scorciatoie che portavano dritte al peccato. Andare e servire messa, mi fa stare bene. Non è tutto rosa e fiori, ci sono stati momenti della mia vita in cui gli ho voltato le spalle. A volte rifiuto il suo amore, ma poi mi basta la recita di un rosario, o un compiere un gesto d’amore verso il prossimo per rimettermi in cammino con Lui. Lui non mi ha mai condannato e punito, ma anzi ha lavorato di nascosto per ri-purificare il mio cuore. Siamo liberi di scegliere, Gesù non ci obbliga a seguirlo, non ci impone una scelta radicale. O ci facciamo travolgere dal male o seguiamo la strada che un giorno ci condurrà alla Vita Eterna. Non è facile avere lo stesso ritmo giorno dopo giorno, siamo umani e l’errore e una debolezza sta dietro l’angolo, ma grazie all’aiuto di una preghiera o anche semplicemente mettendo in pratica i Suoi insegnamenti ritorneremo ad ammirare la Sua Luce.

foto tratta dal web
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“Dobbiamo nutrire una compassione profonda per gli altri. Per potere avere il cuore colmo di compassione dobbiamo pregare, e soprattutto essere gentili verso i poveri. Noi pensiamo di fare tanto per i poveri, ma sono loro che ci rendono ricchi. Siamo in debito con loro. Volete fare qualcosa di bello per Dio? C’è qualcuno che ha bisogno di voi. È la vostra occasione.”    Madre Teresa di Calcutta

 

Buona Serata!!!!

Don Tonino

foto tratta dal web
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Vite vissute: Don Tonino Bello

Sono molto felice e contento di parlavi oggi, cari amici, all’interno della mia piccola rubrica “Vite vissute” della figura di Don Tonino Bello. Felice perché mi ricorda una parte della mia adolescenza vissuta prevalentemente a contatto con i ragazzi dell’Azione Cattolica. Avevo 17 anni ed ero educatore dei ragazzi della terza elementare. Cercavo un personaggio di Chiesa che mi potesse ispirare ad una lezione di catechismo. Per caso, su internet e tramite qualche consiglio di una mia amica ho conosciuto la storia di  don Tonino, mio conterraneo. La sua storia, le sue limpide frasi, i suoi gesti, mi hanno inevitabilmente colpito. Mi ricordo che feci una lezione, una presentazione al Computer, tramite Power Point, molto bella e originale. Ricordo anche al curiosità, dei miei piccoli pargoli, suscitando loro tanta curiosità sulla figura non solo religiosa di questo grande Uomo.

E’ nato (1935) ed è vissuto nella mia terra, nel salento, prima di essere nominato nel 1982 vescovo di Molfetta.  “La Chiesa del grembiule” una chiesa vicina ai poveri e ai bisognosi, testare non solo con le parole ma anche con piccoli gesti la comunione e l’evangelizzazione della Parola di Dio. Una chiesa che tende la mano verso i sofferenti e non statica intorno alle sue quattro mura. Lo troviamo insieme a chi ha perso il lavoro, insieme ai pacifisti, agli sfrattati che lui stesso ospiterà in episcopio “Io non risolvo il problema degli sfrattati ospitando famiglie in vescovado. Non spetta a me farlo, spetta alle istituzioni: però io ho posto un segno di condivisione che alla gente deve indicare traiettorie nuove(…),insinuare qualche scrupolo come un sassolino nella scarpa…” “Rinuncia si segni di potere e sceglie il potere dei segni”. Crea la casa della Pace, istituisce Apulia una comunità per i tossicodipendenti e anche un centro per gli immigrati. Coerente, da sempre, con le sue idee tanto da creare imbarazzo non solo in certi ambienti ma anche all’interno della curia stessa. Il suo messaggio concreto di amore e Pace si concretizza il 7 Dicembre del 1992, pochi mesi prima della sua morte con la marcia Pacifica a Sarajevo, martoriata dalla guerra dei balcani. Partono in 500 da Ancona, credenti e non :  “Vedete, noi siamo qui , Probabilmente allineati su questa grande idea, quella della nonviolenza attiva (…).Noi qui siamo venuti a portare un germe: un giorno fiorirà(…).Gli eserciti di domani saranno questi: uomini disarmati”.

Internet è piano di frasi e biografie su Don Tonino, ha lasciato una grande impronta lungo la sequela insieme a Cristo. Riporto alcune sue bellissime frasi tratte dal suo diario. Come, noi tutti, amava scrivere e le sue parole, non lasceranno a noi indifferenti.

“Voglio ringraziarti, Signore, per il dono della vita. Ho letto da qualche parte che gli uomini sono angeli con un’ala soltanto: possono volare solo rimanendo abbracciati. A volte, nei momenti di confidenza, oso pensare, Signore, che anche tu abbia un’ala soltanto. L’altra la tieni nascosta: forse per farmi capire che tu non vuoi volare senza di me…”

“Vivere è abbandonarsi, come un gabbiano, all’ebbrezza del vento. Vivere è assaporare l’avventura della libertà. Vivere è stendere l’ala, l’unica ala, con la fiducia di chi sa di avere nel volo un partner grande come Te! Ma non basta saper volare con Te, Signore tu mi hai dato il compito di abbracciare anche il mio fratello e di aiutarlo a volare…”

 “Amare, voce del verbo morire, significa decentrarsi. Uscire da sé. Dare senza chiedere. Essere discreti al limite del silenzio. Soffrire per far cadere le squame dell’egoismo. Togliersi di mezzo quando si rischia di compromettere la pace di una casa. Desiderare la felicità dell’altro. Rispettare il suo destino. E scomparire, quando ci si accorge di turbare la sua missione…”