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Friendzone

Credo di essere stra-fortunato nella Vita, nella mia Vita quella di tutti i giorni. Ho una famiglia fantastica e degli amici che mi sopportano nelle mie lunatiche emozioni… ma in Amore… quella sembra essere diventato un campo dissestato e incolto, quasi avvelenato nei suoi principi. Tutte le ragazze che a me piacciono sono tutte fidanzate e per loro rimango un simpatico amico… eh si fin quando la Simpatia non si trasforma in bellezza io sono fregato! Mi piacciano le ragazze solari ma anche timide. In un rapporto di coppia non è importante esprimere solo la bellezza dei propri corpi ma per me è molto importante basarsi anche sulla simpatia… perchè vedere risplendere il volto della propria amata è qualcosa che a me manca da tanto, forse troppo tempo. Vorrei una “spalla” con cui entrare in scena in questa vita che per me è simile a una commedia… certo ora sono penalizzato dal fatto che non ho nessuno con cui uscire la sera e a volte penso ancora al mio passato e a tutte quelle occasioni mancate. Vivo ancora di incontri casuali che il destino mi designa nel suo cammino, nulla più…

Raffaele

Rugby in rosa

foto tratta dal web

 

Il nono posto dell’ultima Coppa del Mondo in Irlanda fa ben sperare per le nostre ragazze e per tutto il movimento rosa di rugby. I successi contro Spagna e Giappone fanno ben sperare per il futuro, insieme all’allargamento del massimo campionato federale. Siamo solo all’inizio, siamo e cerchiamo di essere ottimisti. Circa 7.000 tesserate donne rispetto ai 70.000 uomini dimostra che c’è molto da lavorare anche come cultura in quanto lo “Sport è di tutti e per tutti” e non esistono solo Sport maschili e come mentalità, in parte, “siamo ancora al medioevo” come si usa dire in queste circostanze. La nazionale due anni fa ha raggiunto il terzo posto nel Sei Nazioni e le azzurre con le loro partite possono essere da traino per le fanciulle che timidamente si affacciano a questo sport che anche se si contatto e accessibile a tutti… non bisogna essere dei supereroi per praticarlo. Anche qui al Sud qualcosa si muove anche se siamo ancora al livello embrionale anche nel contesto maschile, ma una piccola speranza c’è… Anche le tv si affacciano con curiosità nel mondo rosa della palla ovale e l’ultimo mondiale ha avuto un buon riscontro in termini di ascolti sulle varie piattaforme e sui vari media… Quest’anno ho visto due partite delle Azzurre nel Sei Nazioni mostrate in tv con gli spalti gremiti di pubblico, segno di tardivo risveglio…

E’ ora di svegliarsi gente!

Lo Sport è di tutti!

Piccolo pensiero…

 

Raffaele

Il calcio è uguale per tutti!

 

“Dio creò maschio e femmina a sua immagine e somiglianza.” 

foto tratta dal web
foto tratta dal web

Peccato che in uno paese pieno di cattolici l’ affermazione biblica trova ancora poco riscontro nel mondo politico-istituzionale, sociale, e sportivo specie nel mondo del calcio. Eh si ancora oggi, nel 2015 abbiamo a che fare, in Italia, con una marcata discriminazione tra il calcio maschile e quello femminile. Il calcio è e deve essere uguale per tutti… bisogna abbattere questo muro di stampo conservatore e guardare verso nuovi e limpidi orizzonti. Nella pallavolo, lo sport più praticato tra le donne non esiste in maniera totalitaria questa sofferenza morale. Il volley maschile ha una propria lega come d’altro canto quella femminile, come in alcuni altri sport. Perché guardare una ragazza divertirsi con un pallone, fare un dribbling e un bel gol, o una ragazza che compie una bella parata, fa ancora e suscita una “strana sensazione emotiva” ai maschietti. Ci deve ancora essere tra di noi una forte radice conservatrice. Ho chiesto, prima di scrivere questo articolo per il mio blog, ai miei amici cosa ne pensassero del calcio femminile, e nessuno, e ribadisco nessuno si è permesso di fare battute, accogliendo con gioia l’idea di una loro maggiore visibilità. Non facciamo ora di “tutta un’erba un fascio” ma non possiamo nascondere sotto il letto queste problematiche. Le donne in Italia e in buona parte del mondo tranne in buona parte dei paesi mussulmani le donne possono praticare liberamente il loro proprio sport. Questo è una conquista di diritti umani che non possiamo mai dimenticato di aver adempiuto con successo.

Il football femminile esiste in Italia, con i propri campionati, le proprie squadre, e i loro pubblico. Peccato che dal 1986 l’universo del calcio femminile perda la sua autonomia ed entra nell’orbita FIGC e inserita nell’ambito della Lega Nazionale Dilettanti. Le atlete, che giocano ai livelli più alti, anche in serie A  sono ancora considerate non professionistiche. E non sbagliandomi sono pochi tra gli sport di elite che esiste questa neo. C’è stato anche un “declassamento” di questo sport con meno autonomia economica e sociale. Il problema è anche strutturale e funzionale. I progetti e frammenti di speranze ci sono e sono vive e vegete. Rossella Sensi, ex presidente della Roma (squadra maschile)  è diventata coordinatrice della commissione per “lo sviluppo del calcio femminile”; Katia Serra ex giocatrice di buon livello della nazionale italiana donne è responsabile del “settore calcio femminile” dell’Associazione italiana calciatori.

La FIGC ha approvato quest’anno un piccolo ma incisivo cambiamento. Infatti le squadre maschili di  Seria A e B sono obbligate da quest’anno ad inserire nel loro organigramma societario, squadre under 12 femminili, tesserando almeno 20 atlete e nel 2016 raddoppiare il loro numero. Ogni squadra maschile avrà anche una propria team femminile che nel giro di pochi anni parteciperà nelle varie categorie del settore giovanile per poi arrivare fino in fondo con squadre professionistiche. Se il sogno non verrà infranto avremmo per esempio Inter e Milan maschile e Inter e Milan femminile, con lo stesso stemma e colori sociali. Copiare i modelli tedeschi, inglesi non è reato. Copiare anche il numero delle tesserate non è reato, in Italia sono 25 mila, contro le 250 mila di donne tesserate in Germania all’interno della loro Federazione. Nulla è impossibile. Più attenzione e azioni concrete da parte delle varie istituzioni sociali verso questo calcio malato in tutta la sua anima con guasterebbe.

Un bellissimo video dal titolo “L’era d’oro del calcio femminile. Tranne in Italia” all’ interno di un articolo su Corriere.it del 5 Dicembre dell’anno scorso evidenza la “leggera” differenza di pubblico, di attenzione mediatica tra una partita del nostro campionato italiano femminile e quello Statunitense. Da Firenze a Portland nell’Oregon, due mondi disumanamente differenti. Da 150 spettatori di media per le partite di seria A alle 4.000 unità di tifosi a Portland. Bisogna cambiare mentalità e modo di interpretare anche dal punto di vista televisivo e giornalistico l’universo femminile di calcio. Certo le risorse sono quelle che sono ma dedicare anche un piccolo spazio, anche all’interno di una rubrica sportiva, come propone il sottoscritto, o dedicare anche mezza pagina sui quotidiani sportivi su alcuni avvenimenti… cosa vi costerebbe?

Il campionato mondiale femminile, svoltosi in Canada in questo mese di Luglio, con il successo finale degli U.S.A ha avuto un successo planetario. Negli States il soccer femminile ha più visibilità della Major League maschile. A fine giugno di quest’anno è stata istituita la nazionale di calcio a 5 o come si dice ora “futsal” con la prima storica partita ufficiale giocata al foro Italico davanti a 4.000 spettatori contro l’Ungheria. 5-0 per le nostre giocatrici, per la cronaca. Partita trasmessa in tv che ho visto, con interesse ed entusiasmo. Bisogna seminare sin dalle piccole campagne sogni per una sempre più e ben visibile uguaglianza tra uomo e donna. Stessi diritti, stesse speranze. Quel bellissimo prato verde, le porte, e il pallone, non c’è lo dimentichiamo hanno le stesse misure e dimensioni, o sbaglio?

Ps: Ah per chi non lo sapesse una piccola vittoria del mondo femminile è stata ottenuta anche nel mondo dei videogames. Infatti Fifa 2016 ha inserito nel suo contenuto 12 nazionali femminili tra cui l’Italia, che nel mese di Novembre 2014 ha sfiorato l’impresa di qualificarsi per i mondiali in Canada, precedentemente citati.

 

Il calcio professionistico non può essere ancora per molto tempo un’utopia per le donne…

Impossible is nothing!!!!!