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Sono qui

Sono qui. Seduto sul divano vicino a mia madre accanto al fuoco che mi riscalda nella forte umidità della stanza vicino alla cucina dove ora vi scrivo. Fra poco mi dovrò preparare: devo andare in chiesa per la Messa delle Ceneri. Oggi ho deciso che inizierà il mio nuovo anno. Un vero cambiamento nello spirito dopo i 47 giorni dal Capodanno che mi ha visto fare una lunga lista di nuovi propositi. Oggi per noi cristiani inizia un cammino di penitenza ma anche e sopra tutto il periodo della purificazione dell’anima, un lungo cammino di conversione, un lungo cammino di riflessione. Un deserto che ci vedrà fare e mi vedrà fare i conti con i miei peccati. Ho deciso che questo percorso di fede dovrà essere all’insegna della povertà. Resettare tutta quella parte di me eccessiva e ingombra, pesante e effimera e a tratti veniale. Non saprei spiegarvi meglio questa mattina dopo che mi sono recato in parrocchia per un momento di adorazione eucaristica ho deciso così. Che non vuol dire che mi spoglierò della mia solarità e di quella vena poetica ben visibile anche qui sul blog, ma semmai un approccio più mite verso la mia esistenza. Non devo salvare la mia anima e nemmeno auspico di diventare in futuro un santo. Battermi forte il petto se un giorno ho rifiutato un gesto d’amore, se ho rifiutato un sorriso materno… e so che non basterà partecipare a tutte le funzioni liturgiche di questo periodo quaresimale. Non devo firmare nessuna presenza, solo quella del pensiero e del mio cuore. Ma provengo da un periodo in cui mi sono abbuffato di piaceri e ho abusato dell’eccessivo amore del Creato senza che potessi, per pigrizia, donarli nulla in cambio. Un periodo di purificazione, di osservazione della mia anima più che altro per poi godermi in un futuro prossimo di quella Luce che spesso ho avuto modo di eclissare per la mia agonia con il mio tempo. Staccare la spina, fare l’elemosina al mio destino, capire se nel mio cuore io sono ancora bambino…

Tutto qui…

Buon inizio di Quaresima a tutti!

Pensiero…

Il Vangelo di questa Domenica ci racconta l’incontro di Gesù con un lebbroso che chiede aiuto a Lui e riceve poi dal Signore la guarigione. Per fortuna la lebbra è una malattia che qui in Europa è debellata, non ci crea preoccupazioni al riguardo anche se ora in questo momento questa malattia sembra aver cambiato nome e impeto. Questo virus, il Covid, crea in noi molta paura ma anche purtroppo forme sempre di più vegete di emarginazione sociale tra i suoi ammalati. Chi prende questo Virus è come se ricevesse lo stesso trattamento di un lebbroso come nei tempi antichi. Solo che a differenza del passato ora ci sono i social che se utilizzati male possono nuocere gravemente alla nostra salute psichica ed emotiva. Quante persone insultate pubblicamente e messa alla gogna per il semplice fatto di aver contratto il Covid come se fosse una maledizione, una dannazione divina. E questo non va bene. Dovremmo fare, metaforicamente, come Gesù nel racconto del Vangelo: andare incontro ai sofferenti, senza lasciarli soli, senza dimenticarli ma semmai proteggerli per non dimenticare che anche nella sofferenza siamo destinati a rimanere fratelli e abitanti amorevoli di questa umanità. Andare incontro a questa sofferenza anche se non riusciremo mai ad accettarlo ma nella sofferenza noi non saremo mai soli, ci sarà sempre il Signore pronto ad abbracciarci e a lenire i nostri dolori. Nella mia vita non ho patito mai grosse e tremende sofferenze di natura psico-fisica ma so che dovrò essere pronto in tutto e per tutto ad accettare il mio destino non smettendo di invocare Dio specie nei miei momenti, anche quelli più tenebrosi. Anche nella sofferenza possiamo scorgere la Luce Divina. Accettare le mie fragilità e non provare odio verso il Creatore quando la mia salute verrà a meno. Ma semmai offrire a Lui ogni mio dolore, ogni mio patimento. La Vita è gioia e felicità certo ma la Vita Eterna la otterremo anche sapendo che le nostre sofferenze non sono una punizione divina per i nostri peccati ma semmai un tappa fondamentale per la nostra redenzione… che il mio e il nostro Cuore non smette mai di cercare il Signore anche nei giorni uggiosi della nostra Vita, prima o poi ne capiremo anche il suo senso e in parte la sofferenza ci aiuta a capire cosa è veramente la nostra Vita…

Raffaele

Luce

Ho intravisto uno spiraglio di Luce molte volte durante le mie assenze in questa Vita. Mi è bastato accarezzare una croce, una piccola croce di legno custodita nel mobiletto della stanza in cui dormo per capire che in fondo io non sono così solo. Giro e rigiro le mie parole, lontano dal terrore e dai miei errori che vivono ancora sulla mia seconda pelle. Le ferite sono tante, tatuate anche suoi miei sogni che non si permettono ancora di prendere a schiaffi la mia felicità, di infettare i miei giorni che cercano ancora uno spiraglio di Luce in fondo ad un salto nel buio. Sentirmi libero fin dentro l’anima quando sento la Tua Voce nel dolore di un cielo che ancora coraggiosamente custodisce gelosamente nuove emozioni nel vento di questi schivi ricordi. Ascoltare la musica del tuo cuore mentre dipingo la mia stanchezza e cercare di scappare dalla quotidianità che mi rende schiavo nella monogamia dei miei pensieri che ancora si rendono folli perchè non comprendono la freschezza della Tua umile ma eterna eredità, una promessa mantenuta nel Tuo sangue, nel perdono dei nostri e dei miei peccati. Perchè sai colmare il tempo in una notte d’estate e cerco ancora riparo sotto la Tua croce… scusami il disturbo…

Raffaele

La gioia dell’incontro…

Non lo so bene l’attimo, l’istante, il momento in cui ti ho incontrato Signore. So solo che la sera quando prendo tra le mie mani il Rosario riscopro la mia felicità e la mia anima cammina insieme alla Tua Luce e ad ogni mia invocazione mi avvicino sempre di più a Te. Anche se non sono degno di seguire e di sfiorare la Tua ombra, povero e misero peccatore. Non so bene l’attimo in cui ti ho incontrato. Forse nell’abbraccio di mio padre, il mio eroe qui sulla terra, forse l’unico in grado insieme alla mia famiglia di proteggermi dalle insidie di questa Vita. L’unico che non mi ha voltato le spalle quando credevo di stare bene da solo e di dominare la mia gioventù, l’unico in grado di capirmi fin dentro le mie radici e di estrarre in me quella linfa per non sprecare ancora un altro giorno delle Tue lacrime… A volte per colpa della mia pigrizia rimango disteso intorno ai miei pensieri di cristallo e non apro le porte del mio cuore per Accoglierti. Non sono un buon padrone di casa. La mia anima è spesso vagabonda della mia ipocrisia, disordinata e poco ben vestita. La mia mano trema ancora perchè non sono degno di scrivere pagine candide del mio presente. Non ho ancora scoperto, imparato e approfondito la grammatica del Tuo Amore…

Ma questo volta mi farò trovare pronto anche ad ora incerta. Entra la porta è già aperta!

La gioia di un incontro, la gioia di evadere da questo freddo che ancora mi immobilizza e mi paralizza, la gioia di riscoprirti nell’immensità di un giorno nuovo a cui darò un senso profondo, come una poesia scritta tra il sorriso di quando ero fanciullo…

Raffaele

Semplicità

Storie come quelle di Carlo Acutis proclamato beato dalla Santa Chiesa Cattolica nella giornata di ieri ad Assisi… un ragazzo che ha lasciato questa Vita troppo presto, a soli 15 anni. Una esistenza spesa totalmente per il prossimo, una vita consacrata ogni giorno tra le braccia di Gesù, il suo grande Amico. La preghiera come strumento per tenere viva la propria Fede, per rendere candido il proprio cielo.

“Carlo non ha avuto stigmate o visioni, era un ragazzo semplice” queste le parole di sua madre. Per vivere da buoni cristiani ogni giorno dobbiamo riscoprire il valore della semplicità, della genuinità e dell’umiltà. Le nostre opere caritatevoli non devono avere qualcosa di speciale o di straordinario ma qualcosa che riguarda in maniera tangibile la nostra quotidianità. Aprire le porte del nostro cuore a Cristo ogni giorno con la stessa gioia o enfasi di quando abbracciamo in maniera sincera una persona a noi cara o di quando contempliamo un bellissimo orizzonte o siamo invasi da una forte emozione…

… il coraggio di essere Semplici!

Grazie Carlo!

Raffaele