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Metafore di Vita

Stendere questi panni sporchi e confusi esposti a questi venti nei lunghi e sconfinati e ossigenanti inverni. Dovrebbero asciugarsi presto prima che la consuetudine stonerà ad un grido “Hip Hip, Urrà” per un gol annullato poi per fuorigioco a tempo scaduto dalla Var. Non posso più simulare gratuitamente, ormai mi beccano subito questi occhi che sempre cementificano le mie canzoni. Cerco riparo in un conforto incerto, severo, una lacrima brucia in questo piovoso saluto senza che nessuna parola custodisca i suoi sentimenti in velati e miti risvegli. Sono fatto di terra e fango che frana la sua essenza mentre una poesia nell’alba delle sue labbra mi accarezza per l’ultima volta in ossequio ai miei ultimi tumulti di paure consenzienti…

 

“Cosa desideri fare, per un permesso premio nel vivere ancora un po’?”

Raffaele

Ebbene si…

Ebbene si… giovedi mattina andrò dal mio dottore per una visita di routine e nell’attesa del mio turno mi leggerò un libro di raccolta delle opere di Friedrich Nietzsche (ho dovuto fare un copia- incolla per scriverlo correttamente) così giusto per farmi il fighetto e il filosofo che non sarò mai anche perchè solo per capire una sua riflessione ci metterò secoli avvenire!

Strane idee in corso… l’evoluzione del mio pensiero non smette di sorprendermi!

Raffaele

E poi bhò…

E poi bhò capisco che sto parando veramente bene a calcetto con gli amici quando la mia squadra mi fanno complimenti del tipo “san Raffaele che miracoli… sei un grande… ci hai salvato…” e gli avversari mi maledicano in varie forme possibili e inimmaginabili in dialetto, ovviamente scherzando o quasi 😛

E poi bhò… tornare con l’anulare della mano sinistra quasi distrutto e una caviglia del piede tutta ammaccata… non ho fatto a botte, tranquilli, era solo una semplice partita di calcetto 😛

Raffaele